Roswell 1947: nascita della retroingegneria aliena

retroingegneria-aliena-roswell-1947Il processo di retroingegneria, definizione inventata di sana pianta dall’ufologia americana e quindi da definirsi più correttamente come “reverse engineering“, ovvero “ingegneria inversa“, consiste nell’analisi dettagliata del funzionamento, della progettazione e dello sviluppo di un oggetto, con lo scopo di produrre qualcosa di nuovo che abbia un funzionamento analogo. E quale tipo di tecnologia avrebbe mai potuto essere quella che viaggiava sulla navetta spaziale schiantatasi a Corona, nei pressi di Roswell, a mezzanotte circa del 4 luglio 1947, con sette misteriosi esseri provenienti da un altro mondo, tenuti unicamente in vita dalla radiazione elettromagnetica ed in totale sinergia col loro mezzo volante, quasi certamente sospinto da campi elettromagnetici generati da cariche elettriche e da loro stessi governato con la sola forza della volontà, proprio come facciamo noi umani allorquando desideriamo muovere un muscolo del nostro corpo?

LA NAVETTA BIOLOGICA

In pratica, il tipo di energia che trasmetteva il moto all’astronave era la stessa che teneva in vita le Entità Biologiche Extraterrestri (EBE) che, a loro volta, erano perfettamente in grado di dominarla con la sola forza della volontà, dapprima veicolata verso le loro mani, poi realizzata concretamente attraverso l’azione di posizionamento delle dita su di una tavoletta rettangolare, unico strumento di governo della navetta che, a quel punto, non assomigliava per nulla ai nostri mezzi spaziali, ma ad una vera e propria navetta biologica nella quale gli alieni ne erano parte integrante.

LE ONDE CELEBRALI

Ovvero, i vari stati di moto del velivolo extraterrestre venivano consentiti dalla produzione di energia di un generatore di campi elettromagnetici, mentre il sistema elettrico generale era governato direttamente dalle onde cerebrali prodotte dagli alieni e da loro stessi poi trasmesse alle dita delle mani, viaggiando attraverso quel misterioso epidermide che ricopriva in maniera integrale ogni millimetro del loro corpo ed assimilabile alla nostra pelle. Quindi, è probabile che gli alieni di Roswell si nutrissero solo di energia pura e fossero essi stessi il sistema di controllo diretto dell’UFO in quanto erano parte integrante della navetta stessa, che veniva comandata grazie alle sole onde cerebrali.

LE QUATTRO FORZE DELLA NATURA

Essi, quasi un secolo prima di noi, non solo conoscevano ottimamente una delle quattro forze fondamentali, ovvero l’interazione elettromagnetica (Le altre tre interazioni fondamentali sono: la gravitazionale, la nucleare debole e la nucleare forte) ma, diversamente da noi, la dominavano con una facilità così disarmante da renderla del tutto duttile alla loro forza di volontà. E non è certamente cosa da poco dominare una delle quattro forze della Natura, una forza che non è riconducibile a nessuna altra ed è in grado, da sola, di descrivere i fenomeni fisici a tutte le scale di distanza e di energia!

POVERI NOI!

Allo stato attuale, l’uomo sa molte cose di questa forza spaventosa che viene chiamata “interazione elettromagneticama non la domina ancora, ovviamente.

Sa che essa è responsabile delle proprietà chimiche degli atomi e della struttura delle molecole. Sa che la carica elettrica determina l’intensità ed il verso dell’interazione fra corpi. Sa che essa è il risultato dell’interazione locale fra i corpi carichi ed il campo elettromagnetico. Sa che tale campo può propagarsi come un’onda ed ha un raggio di interazione pressoché infinito: la luce emessa dalle fonti astrali più lontane dell’universo non solo arriva sulla Terra, ma interagisce con la nostra atmosfera, con i nostri occhi e con l’obiettivo dei nostri telescopi.

Sa, infine, che non la dominerà per parecchie centinaia di anni ancora, almeno come furono in grado di fare quelle misteriose entità biologiche extraterretri schiantatesi sul nostro pianeta quasi settant’anni fa, dimostrando così che la nostra tecnologia, e per conseguenza la nostra civiltà, è molto più indietro rispetto alle migliaia e migliaia di altre cività sparse fra questo immenso e pressoché infinito Universo.

VITA SULL’UFO CADUTO A CORONA

A bordo di quella navetta spaziale c’era tutto il necessario per consentire viaggi di durata apparentemente illimitata. Innanzitutto, gli alieni non si alimentavano come noi umani, con cibo ed acqua, ma solo con energia elettrica o elettromagnetica prodotta direttamente dal sistema propulsivo stesso. Infatti, a bordo non furono rivenuti né forni né fornelli né cucine né frigoriferi e nemmeno scorte alimentari di alcun tipo. Niente di tutto ciò.

Non avendo poi un sistema digestivo simile al nostro, non avevano nemmeno bisogno di evacuare alcunché di liquido o di solido. Per tali ragioni, a bordo non venne rinvenuto né un lavabo né un bagno né una doccia in quanto non erano necessari e nemmeno funzionali agli alieni. E forse per questo motivo qualcuno pensò, più che ad alieni, di trovarsi di fronte a dei cloni o, comunque, a qualcosa di assai più simile a robot che ad esseri viventi come a noi.

Su quella navetta non c’era, come abbiamo gia visto, un evidente sistema propulsivo in quanto nessuno notò con chiarezza qualcosa che assomigliasse anche vagamente ad un motore a dei razzi o a delle eliche. Per questo motivo la domanda che nacque spontanea fu una sola: ma come si governava quella cosa? E l’unica risposta possibile, tenuto conto delle variabili in atto legate agli oggetti rinvenuti al suo interno, fu che l’UFO avrebbe potuto essere governato solo ed esclusivamente attraverso le onde cerebrali. E anche ipotizzando che ciò avesse potuto essere vicino alla realtà, subito c’era una seconda domanda alla quale nessuno è ancora stato in grado di rispondere: ma come facevano quei piccoli esseri extraterrestri a non subire alcuna conseguenza fisica in seguito alle manovre che sfidavano la legge di gravitazione universale, una legge assoluta per noi umani e che tiene ancora incollati ai seggiolini, e solo per pochi secondi, i nostri migliori piloti militari allorquando si addentrano in virate prossime a limiti considerati estremi? Anche qui solo ipotesi di fantasia, del tipo che a bordo vi fosse una forza in grado di deviare la Forza G e, al tempo stesso, di proteggere la navicella spaziale come avvolgendola in una sacca elettromagnetica. Normale, dunque, andare col pensiero all’ipotesi di alieni-robot o alieni-cloni anziché esseri viventi simili a noi!

Quella stranissima macchina volante poteva fare cose impensabili: passare dalla velocità “zero” ad oltre sette mila miglia orarie in un battibaleno, con accelerazioni praticamente istantanee, facendo quindi ritenere possibile che fosse in grado di dominare agevolmente la forza di gravità, tuttora peso enorme per ogni velivolo terrestre. Tutto ciò venne ampiamente dimostrato dalle rilevazioni fatte dai radar delle basi militari della zona e furono viste direttamente sugli schermi degli operatori. Ancora adesso nessuno è in grado di spiegare come tutto ciò potesse accadere, ma si fecero solo deduzioni, più o meno fantasiose, che a qualcuno parvero anche logiche. La realtà è però dinnanzi agli occhi di tutti: i nostri aerei volano ancora con carburante a bordo, quindi attraverso qualcosa che deve essere caricato prima e che, comunque, nel produrre l’energia per far funzionare i motori, si consuma in maniera proporzionale, mentre sull’UFO non c’era nulla che facesse pensare, anche lontanamente, ad un deposito di carburante.

Le ipotesi sul suo funzionamento sono passate dalla propagazione di onde elettromagnetiche al controllo dell’inversione dei poli magnetici, fino all’immagazzinamento, con ciclo continuo ed infinito, di energia necessaria a produrre un’onda magnetica. Ed anche qui la realtà è ancora di gran lunga superiore ad ogni fantasia in quanto l’uomo è ancora fermo alla preistoria del volo interspaziale.

INGEGNERIA DI BORDO

Ma che cosa venne realmente rinvenuto a bordo di quella navetta spaziale o, almeno, che cosa ci hanno raccontato al riguardo? Vediamo. Attraverso i libri pubblicati ed il disclosure verbale di persone coinvolte a diversi livelli nel campo militare e della ricerca scientifica, sappiamo che settant’anni fa gli UFO provenienti dallo spazio esterno avevano un sistema elettrico strutturato ed organizzato attraverso le fibre ottiche: filamenti  minuscoli, flessibili e resistentissimi, in grado di sviluppare ogni tipo di luminosità. Oggigiorno, sono prodotte con filamenti di materiali vetrosi o polimerici, vengono realizzate in modo da poter condurre al loro interno la luce e trovano applicazione nelle modernissime telecomunicazioni, in medicina e nell’illuminotecnica. 

C’erano poi quelle che oggi chiamiamo schede elettroniche, fra di loro impilate in numero impreciso, di forma rettangolare, di lunghezza non superiore ai cinque centimetri, con disegni in rilievo del tutto simili ai moderni circuiti stampati integrati. Oggigiorno trovano impiego in varie direzioni: dalI’elettronica in generale agli elaboratori elettronici di ogni tipo.

C’erano strani occhialini scuri, di forma ellittica, che aderivano probabilmente al cristallino degli occhi ed erano costituiti da materiale così sottile da far pensare a qualcosa di simile alla pelle umana. Essi avevano la proprietà peculiare di assorbire tutta la luce presente in un determinato ambiente, intensificandola in modo tale da rendere visibile ciò che il buio impediva di vedere. Coloro che provarono ad indossarli dichiararono che era possibile, in presenza di buio assoluto, osservare distintamente i contorni degli oggetti e degli individui, che apparivano di tonalità dall’arancio al verde. Oggigiorno abbiamo il visore notturno o intensificatore di luce, ovvero un apparecchio costruito per la visione notturna, in grado di amplificare la poca luce presente e di rilevare la radiazione infrarossa.

C’era uno strano tessuto scuro, di tonalità grigio-argentea, assai simile ad un foglio metallico, che risultava impossibile da sottoporre a qualsiasi tipo di curvatura o piegatura permanente, di strappo, di taglio o di allungamento. Una volta sottoposto a torsione, ritornava immediatamente alla forma originaria. Oggigiorno abbiamo sviluppato le leghe a memoria di formaShape Memory Alloys, che mantengono la forma inalterata se sottoposte ad azione di riscaldamento. Erano già studiate fin dal 1932, in modo particolare l’oro ed il cadmio. Poi, dopo il 1947, iniziarono a studiare il nichel-titanio, il rame, l’alluminio, e tutti gli altri, trovando applicazione principalmente nelle attrezzature che necessitano di materiali compositi.

C’era pure una qualcosa che assomigliava ad una torcia, ma non aveva né pile né batteria ed era così piccola che la si poteva tranquillamente tenere in tasca. Si accendeva con facilità, ma non si poteva vedere in maniera distinta il raggio di energia luminosa che ne fuoriusciva, tuttavia puntandola contro qualcosa se ne ammirava un misterioso punto rosso e quando il raggio invisibile passava attraverso del fumo lo si poteva notare con facilità. Inoltre, quando il raggio colpiva un oggetto, esso si surriscaldava con facilità ed arrivava subito alla produzione di fumo, indicando così il pericolo imminente di accensione. Oggigiorno abbiamo il puntatore laser, ovvero un dispositivo in grado di emettere un fascio di luce coerente che può essere concentrato anche su aree molto piccole, dell’ordine del micrometro, impossibili con radiazioni non coerenti. Essendo l’emissione di tipo unidirezionale e coerente, comporta la possibilità di raggiungere densità di potenza elevatissime. Ciò determina una proprietà dalla caratteristica unica, tale da consentire il taglio di precisione, l’incisione alla profondità desiderata ed ogni tipo di saldatura. Inoltre, i fattori della “monocromaticità e della coerenza” fanno sì che il laser sia universalmente considerato un ottimo strumento per misurare distanze lontanissime, velocità infinitamente piccole, trasportare informazioni sia all’interno della fibra ottica che, addirittura, nello spazio libero, su distanze lunghissime.

Infine, tra le cose che ci hanno raccontato di aver rinvenuto nella navetta spaziale, c’era la fascia occipitale, ovvero un qualcosa di assai simile ad una normale fascia per capelli da donna, completamente avvolgente ed aderente agli enormi crani di quei piccoli esseri, del tutto priva di qualsiasi tipo di batteria o di pila elettrica, ma con dei sensori apparentemente elettrici da entrambi i lati. Ha preso questo nome essendo l’osso occipitale quello che avvolge il cranio nella parte inferiore e retrostante, a forma di conciglia e contribuisce a formare la base cranica, articolandosi con la prima vertebra della colonna vertebrale attraverso il foro occipitale. Insomma, questa fascia veniva indossa e basta. Ma perché? Di ipotesi ne sono state fatte ovviamente non poche, ma data la modalità di funzionamento della navetta spaziale si è dedotto che essa avrebbe potuto servire per captare le onde cerebrali e trasportare le informazioni dal cervello direttamente ai generatori di energia e agli apparecchi deputati ai comandi. Ad oggi non si conoscono ancora applicazioni legate a tale oggetto, a meno che non si considerino le applicazioni nel campo della realtà aumentata o nel campo militare, con gli elemetti dei piloti da quattrocentomilaeuro ciascuno, come lo Striker II, capace di interagire in un modo inedito con il pilota che lo indossa.

Qui termina l’articolo generale ed introduttivo sulla reverse engineering” o “ingegneria inversa“, da noi meglio conosciuto con la definizione di “retroingegneria aliena” e consistente nell’analizare in maniera dettagliata il funzionamento di: oggetti, strumenti e apparecchiature che si trovavano nella navetta spaziale schiantatasi a Corona, nei pressi di Roswell, con lo scopo di progettare e sviluppare qualcosa di simile.

Ma siamo davvero certi che gli oggetti e le attrezzature che afferivano la retroingegneria aliena erano proprio “tutto” quello che c’era a bordo? O non erano, invece, solo una piccolissima parte? E siamo proprio sicuri che laggiù, nello sperduto deserto di Groome Lake, ospitante la famigerata Area 51, si siano limitati a studiare gli oggetti e le apparecchiature per fini industriali e militari e non abbiano, invece, fatto la cosa più logica, ovvero studiato la struttura chimico-fisica degli alieni, visto che il più grande ed attualmente insormontabile limite umano ai viaggi spaziali è proprio lo stesso corpo umano?

L’UFFICIO TECNOLOGIE STRANIERE

All’Ufficio Tecnologie Straniere USA del tempo non parve vero, comunque, essere entrati in possesso di qualcosa che avrebbe potuto cambiare per sempre la storia del Mondo solo che al competente Dipartimento Ricerca e Sviluppo dell’Esercito fossero riusciti a comprendere i princìpi di due o tre cosine che stavano a bordo della navetta extraterrestre: il tipo di energia necessaria ad imprimere i vari stati di moto all’UFO, l’assenza di ogni tipo di motore, di ogni scorta di carburante, di lampadine per l’illuminazione interna “a giorno”, di scorte alimentari, di impianto di riscaldamento e di raffreddamento, di macchine in grado di dominare la forza terribile della gravità durante le incredibili evoluzioni a 90 e 180 gradi a cui venivano regolarmente sottoposte le navette aliene intercettate per diversi giorni dai radar militari della zona circostante e, infine, l’assenza dei fori di esplusione dall’intestino alieno. Furono così creati dal nulla: il Roswell File, il Cover-Up, il Majestic Twelve e letteralmente gettati alle ortiche tutti i progetti tedeschi collegati al progetto dell’ala volante.

C’era un mondo tecnologicamente avanzatissimo che stava prendendo forma, ovviamente pensato in una lunga prospettiva temporale: era il Programma SDI (Iniziativa di Difesa Strategica), meglio noto come “Guerre stellari“, che aveva lo scopo di riuscire ad abbattere ogni satellite nemico, ogni velivolo alieno e neutralizzare ogni missile a testata nucleare.

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