Apollo 8: gli astronauti videro e fotografarono un oggetto discoidale

Durante lo svolgimento della missione Apollo 8, svoltasi dal 21 al 27 dicembre 1968, gli astronauti Frank Borman, Jim Lovell e William Anders furono testimoni di eventi incredibili, ovviamente minimizzati dalla NASA, ma rimasti negli annali della storia dell’ufologia, dell’esplorazione spaziale e della scoperta di altre forme di vita intelligenti nel Cosmo: videro e fotografarono almeno un UFO gigantesco, o forse due, che ebbero ad interagire direttamente con tutto il sistema elettronico dei comandi di bordo, addirittura interrompendoli e provocando un forte senso di malessere fisico e di stordimento generale.

FRANK BORMAN

Frank Frederick Borman II è nato a Gary (Indiana) il 14 marzo 1928. Nel 1950 ha terminato gli studi d’ingegneria presso l’Accademia militare americana di West Point e nei tre anni successivi ha prestato servizio come pilota di aerei da combattimento presso le isole Filippine poi, fino al 1956 è stato istruttore di volo in georgia ed in Arizona. Dal 1957 al 1960 ha insegnato termodinamica e meccanica dei fluidi presso la suddetta accademia militare. Nel 1961 è ritornato a pilotare aerei ed è quindi diventato prima pilota collaudatore, poi istruttore di volo. Nel 1962 è stato scelto dalla NASA ed inserito nel secondo gruppo degli astronauti. Nel 1964 è stato nominato comandante di riserva per la missione Gemini 4. Nel 1965 è stato nominato comandante della missione Gemini 7. In seguito alla catastrofe dell’Apollo 1, ha fatto parte della commissione d’inchiesta. Nel 1967 è stato nominato comandante della missione Apollo 8 e per tutta la durata del volo ha avuto problemi di nausea e vomito e, forse anche a causa di ciò, non ha più volato nello spazio e non è neanche mai stato collaboratore a terra, come radiofonista di contatto (Capcom), con le future missioni spaziali. Nel 1986 è andato in pensione ed ha iniziato a restaurare vecchi aerei.

JIM LOVELL

James Arthur Lovell Junior, da tutti detto “Jim“, è nato a Cleveland (Ohio) il 25 marzo 1928. Dopo essersi diplomato presso l’Accademia Navale degli Stati Uniti nel 1952, è entrato nella Marina Militare e la sua prima attività è stata quella di fare il pilota di test per Naval Air Test Center fintanto che, nel 1962 è stato selezionato come astronauta dalla NASA. Ha volato a bordo delle missioni Gemini 7, Gemini 12, Apollo 8, ma la sua notorietà è legata al fatto di essere stato comandante della famosa missione Apollo 13 che, dopo 55 ore dal lancio, dovette annunciare alla base, mentre si trovava a 321.860 chilometri dalla Terra, di aver avuto lo scoppio di uno dei quattro serbatoi dell’ossigeno. Per tale motivo venne annullato l’allunaggio e, dopo aver girato attorno alla Luna e aver per conseguenza preso la spinta necessaria, fece ritorno sulla Terra. Ovviamente, l’equipaggio dovette interamente trasferirsi prima sulla navetta di salvataggio “Aquarius”, inizialmente destinata ad allunare.

WILLIAM ANDERS

William Alison Anders è nato ad Hong Kong il 17 ottobre 1933 e nel 1955 si è diplomato presso la United States Naval Academy. Passato all’Aeronautica militare, è diventato pilota di aerei da caccia e nel 1962 ha ottenuto un secondo titolo universitario in fisica presso l’Air Force Institute of Technology della Wright-Patterson Air Force Base in Ohio. Già col grado di Capitano dell’Aeronautica militare, è stato assunto dalla NASA per far parte del terzo gruppo di astronauti e subito si è specializzato nella conduzione del Lunar Landing Training Vehicle (LLTV), ovvero il veicolo appositamente costruito per l’allunaggio. Il primo incarico ufficiale lo ha avuto nel 1966, come pilota di riserva per la missione Gemini 11. Nella successiva missione Gemini 12 ha ricevuto l’incarico di radiofonista di contatto con la capsula, infine, è stato scelto come membro della missione Apollo 8. Appena rientrato alla base, ha ottenuto l’incarico di far parte dell’equipaggio di riserva per la missione Apollo 11. Nel 1969 ha lasciato la NASA e si è pure congedato dall’Aeronautica col grado di “Generale Maggiore” e nel 1976 è stato nominato console americano in Norvegia. Si è ritirato nel 1994.

LA MISSIONE APOLLO 8

Questa missione è stata la seconda con equipaggio del “Programma Apollo” e, dal punto di vista scientifico, è perfettamente riuscita: raggiungimento della Luna dopo tre giorni di volo, orbita attorno ad essa per dieci volte e rientro sulla Terra, con ammaraggio nell’Oceano Pacifico. In pratica, questi tre astronauti sono stati i primi ad uscire dalla gravità terrestre, i primi ad osservare l’intero nostro pianeta dall’alto, i primi ad entrare in un campo gravitazionale diverso, i primi a vedere la faccia nascosta della Luna ed i primi a gestire la traiettoria di rientro verso la Terra partendo dal momento in cui si trovavano sul retro della Luna, dove era impossibile il contatto radio. Durante le dieci orbite, alcune delle quali effettuate a circa 111 chilometri di quota, furono scattate numerosissime foto ad alta risoluzione, con lo scopo di individuare i siti più adatti per l’allunaggio delle future missioni spaziali. Durante ogni orbita, la capsula Apollo rimaneva dietro la faccia nascosta per circa trenta minuti e anche in questa zona vennero scattate numerose fotografie, come già aveva fatto la sonda sovietica Luna 3. Così, dopo aver orbitato per circa venti ore attorno al nostro satellite, venne acceso per tre minuti il propulsore, in modo tale da iniziare la manovra verso Terra. Per ovvi motivi di sicurezza, una volta ammarata, la capsula venne raggiunta dai sommozzatori solo dopo tre quarti d’ora e gli astronauti poterono essere caricati a bordo della Yorktown.

IL MISTERO IN VOLO

Anche qui, per capire che cosa sia veramente accaduto durante la missione, è opportuno esaminare solo i fatti concreti ed analizzare i famosi “Mission commentaries” originali della NASA. Nel caso in questione, il documento relativo è quello denominato “APOLLO 8 Onboard Voice Transcription”, curato nel 1969 dal Manned Spacecraft Center, Houston, (Texas).

Questi i dati tecnici ed identificativi dei tre astronauti: Frank Borman, commander CDR, James Lovell, Command module pilot CMP, William Anders, Lunar module pilot LMP, mentro presso il Mission Control Center vi era il CC o Capsule Communicator.

Ovviamente, come in tutte le trascrizioni, vi erano dei segni d’interpunzione che avevano il seguente scopo: i “puntini di sospensione” stavano ad indicare parole non comprensibili, “una lineetta” stava ad indicare una pausa o un’involontaria interruzione da parte di chi parlava in quel momento, “due lineette” indicavano un’interruzione improvvisa o da parte di una persona diversa rispetto a chi stava parlando oppure da parte del registratore stesso.

Il primo mistero lo si trova a pagina 230, corrispondente al quarto giorno di volo. Il contatto col velivolo di origine sconosciuta avvenne all’orario di seguito descritto. Vediamolo ricordando le sigle: CDR Frank Borman, CMP James Lovell e LMP William Anders.

PAGE 230

03:16:44.39 – LMP: – There’s a strange light down there.
03.16.44.45 – CDR: – Is it a bonfire?
03.16.44.47 – LMP: – It may be campfires. ( NdR – Potrebbe anche essere un TLP lunare.)
03.16.45.03 – CMP: – How does it look?
03.16.45.07 – LMP: – I think you’re going to be able to see pretty soon.
03.16.45.14 – CMP: – Well, I’ll put it in and wait for it.
03.16.45.16 – CDR: – Okay.
Il secondo mistero, delle ore 06:08, si trova a pagina 303/1 ed è riferito al 25 dicembre 1968
PAGE 303

089:32:50 – Mission Control CenterThomas Ken Mattingly: – Apollo 8, Houston. [No answer.]
089:33:38 – Mattingly: – Apollo 8, Houston.
089:34:16 – CMP – Lovell: – Houston, Apollo 8, over.
089:34:19 – MCC – Mattingly: – Hello, Apollo 8. Loud and clear.
089:34:25 – CMP – Lovell: – Roger. Please be informed there is a Santa Claus. ( NdR – Nome in codice per indicare la presenza di un UFO)
089:34:31 – MCC – Mattingly: That’s affirmative. You’re the best ones to know.
089:34:37 – CMP – Lovell: And burn status report: it burned on time; Burn time, 2 minutes, 23 seconds; seven-tenths plus VGX. Attitude nominal, residuals; minus five-tenths VGX, plus four-tenths VGY, minus 0 VGZ; Delta-VC, minus 26.4.
089:35:14 – MCC – Mattingly: – Roger.
089:35:19 – MCC – Mattingly: – Apollo FLIGHT has…
089:35:23 – MCC – Mattingly: Apollo 8, recomfirm your burn time, please.
089:35:30 – CMP – Lovell: – Roger. We had 2 minutes, 23 seconds. Our – wait one. Stand corrected to that; 3 minutes, 23 seconds.
089:35:43 – CMP – Mattingly: – Thank you. [Long pause.]
Public Affairs Officer: – This is Mission Control, Houston. Flight Dynamics Officer says that burn is good”.

Il terzo mistero fa riferimento a due fotografie targate NASA, originali al 100% e scaricabili addirittura in altissima risoluzione: la prima è la AS08-14-2534, mentre la seconda è la AS08-14-2527 Esse sono state scattate mentre l’Apollo 8 si trovava in orbita lunare, con un’ottima visione dell’intero nostro pianeta.

In basso a destra, rispetto alla Terra, è chiaramente visibile un enorme oggetto discoidale, a forma di ruota apparentemente metallica. Che sia il “Santa Claus” del suddetto dialogo?

A dir il vero, oltre a ciò, ci sarebbe anche altro ancora, almeno prestando fede a quanto scritto dallo svedese Gösta Rehn nel libro intitolato “Telefaten är här!” (Göteborg-Malmo, 1973), successivamente riportato da Francesco Ravello nel suo opuscoletto “UFO files dossier: gli UFO visti dagli astronauti“. In pratica, l’autore sostiene che gli astronauti avrebbero avvistato un oggetto a forma di disco, durante la rotta verso il nostro satellite, che assuse una rotta parallela a quella della capsula. Gli strumenti di bordo avrebbero cessato di funzionare e l’equipaggio sarebbe stato colpito come da un senso di stordimento, accompagnato da acuti dolori alle orecchie. Poi l’UFO si sarebbe allontanato velocemente ed a bordo gli strumenti avrebbero ricominciato a funzionare. Successivamente sarebbero stati riattivati anche i contatti a terra, con la base di Huston, interrotti a causa delle interferenze.

E una volta entrati in orbita lunare, si sarebbe presentato un altro enorme UFO, emanante una luce purpurea: a quell’apparizione avrebbero fatto seguito ondate di calore, ronzii insopportabili ed un nuovo blocco delle apparecchiature di bordo. Borman, Lovell e Anders sarebbero stati colpiti da emicrania, da difficoltà respiratorie e da tremori alle mani, il tutto accompagnato da vuoti di memoria. A dir il vero, nelle trascrizioni originali non ho trovato queste notizie riferite ad un secondo oggetto volante purpureo mentre la foto c’è! Eccome se c’è!

A dir il vero, non è possibile mettere la mano sul fuoco per questa foto ed accreditare un nuovo oggetto volante poiché in questo caso potrebbe anche trattarsi di un fenomeno di riflessione causato dall’eccessiva luminosità della Terra rispetto alla zona dove si trovava l’Apollo. Oggigiorno, un fenomeno simile è facilmente ripetibile ogni volta che fotografiamo, in analogico o digitale, un astro altamente illuminato o anche lo stesso nostro Sole: ovvero, viene a verificarsi un fenomeno di “incidenza luminosa” (Articolo: UFO, è possibile fotografarli?, Paragrafo: Inganno delle luce incidente), per cui la luce del sole o del pianeta illuminato viene riflessa verso il nostro obiettivo, con un angolo incidente e di gradazione opposta rispetto alla nostra inclinazione, per cui la luce risulta ovaleggiante o ad angolo, e quindi e rivoltata rispetto all’originale in modo tale, comunque, da creare l’illusione di un falso UFO. Tant’è, per amore della verità, devo dire che non è sempre un UFO ciò che luccica! Almeno per questa volta lascio perdere il triste, vuoto, nullifico e sempre più scettico mondo cicapino, a cui fanno capo quegli astrofilini e astrofiletti che vedono nell’ufologia il loro unico nemico mentre noi, in realtà, non facciamo altro che credere nel chiarissimo pensiero della NASA: la cosa più probabile che possa esistere là fuori è la vita, in ogni sua forma e manifestazione.

Infine, dalle trascrizioni originali delle conversazioni, sappiamo che ogni qualvolta la navetta si trovava dietro la faccia nascosta della Luna, ogni contatto radio veniva logicamente interrotto e sappiamo anche che Borman ebbe importantissimi problemi di nausea e di vomito, di portata tale da essere poi escluso da ogni altra missione.

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