Roswell 1947: l’UFO crash più famoso

Roswell-1947-prime-newsLa città di Roswell si trova nello Stato del New Mexico ed ha una popolazione di poco meno di cinquantamila abitanti. Qui, il 4 luglio 1947, accadde un fatto inquietante, che divenne ben presto il presunto UFO crash più famoso della moderna ufologia. La vicenda ebbe inizio con l’osservazione compiuta verso le 21:50 dal signor Dan Milton e da sua moglie, i quali dichiararono di aver osservato un disco assai luminoso che stava sfrecciando in cielo, diretto verso la località di Corona (165 abitanti nell’anno 2000), nella Contea di Lincoln. Questo luogo, al tempo dell’UFO crash, era anche quello più vicino alla cittadina di Roswell, distante circa centocinquanta chilometri. Andando sempre più verso la notte, il cielo si fece via via più cupo e scoppiò un violento temporale durante il quale, nel deserto vicino, precipitò certamente qualcosa che noi ufologi riteniamo, ovviamente, essere stato un UFO.

Sul posto giunsero immediatamente diverse persone e notarono che accanto allo strano velivolo disintegrato vi erano i corpi di alcuni strani esseri completamente privi di peli, assai esili, con una carnagione chiara ed una testa sproporzionata e si presume che almeno uno di loro fosse ancora in vita. Dopo alcuni minuti arrivarono alcune decine di militari dell’esercito, a bordo di un camion. Essi, mentre iniziarono immediatamente a recintare tutta l’area col filo spinato, provvidero a mandare via tutti i presenti, intimando loro di non riferire ad alcuno di quanto avevano visto al suolo.

Un allevatore di Corona, nella contea di Lincoln, tale W. William “Mack” Brazel, il giorno successivo individuò strane lamine metalliche e pensò che fosse accaduto un incidente ad un aereo della vicinissima base militare: qui, infatti, stazionavano i famosi cacciabombardieri del 509° Gruppo, cioè quelli armati di ordigni nucleari, che avevano bombardato Nagasaki e Hiroshima solo due anni prima.

Dopo due giorni, recandosi in paese, si rese conto che la gente non parlava d’altro: l’incidente ad un disco volante. Così egli collegò il ritrovamento delle lamine metalliche al presunto incidente e il giorno dopo si recò dallo sceriffo George Wilcox, il quale non perse tempo ad informare il comando militare di Roswell, da cui giunsero due incaricati: il Maggiore Jesse Marcel ed il Tenente Colonello Sheridan Cavitt. In attesa del loro arrivo, sembra che William Brazel fosse stato intervistato da Frank Joyce, un addetto della locale radio KGFL.

Non appena arrivarono, i militari iniziarono a fare domande all’allevatore, quindi lo invitarono ad accompagnarli a casa sua. Qui trascorsero la notte e la mattina seguente, il 7 luglio 1947, dopo aver fatto un giro in zona, ebbero l’opportunità di esaminare le lamine metalliche. Lo stesso giorno, la radio locale che aveva intervistato Brazel avrebbe voluto mandare in onda l’intervista, ma venne bloccata addirittura dalla Commissione Federale delle Comunicazioni di Washington.

Il giorno dopo il cronista John McBoyle diede la notizia al mondo intero (vedi foto): le forze armate americane avevano catturato un disco volante. Nel frattempo, mentre alcuni militari trattenero agli arresti l’allevatore, con lo scopo di indurlo a ricredersi su quanto aveva visto, altri militari si occuparono di far sparire i rottami del disco, portandoli prima in un hangar, poi trasferendoli con un aereo B29 a Fort Worth, in Texas e, da qui, alla base aerea di Wright Field, nell’Ohio.

Da questo momento ebbe inizio la disinformazione generale: intervenne prima l’FBI, che impose di censurare la notizia e quindi il generale Ramey, comandante dell’VIII Air Force, che dichiarò a vari giornalisti che si era trattato di un incidente ad un pallone sonda. Questa, in sintesi estrema, la storia che stiamo per iniziare a raccontarvi, una storia che non è il semplice racconto di una vicenda qualsiasi, ma una vera e propria “Ending Story”, della quale si conosce a malapena l’inizio e ancora nessuno è riuscito a scrivere la parola “fine” sotto di essa. Milioni di articoli in tutto il mondo, centinaia di libri stampati, conclusioni che sono le une l’esatto opposto delle altre, un trading businness commerciale che viaggia a gonfie vele e non conosce crisi per cui noi, ultimi arrivati su di una catena mondiale, non abbiamo la capacità per trarre conclusioni di alcun tipo ma, avendo la libertà di espressione, possiamo analizzare le carte ed esprimere i nostri pareri.

Che la storia abbia inizio, dunque. Una storia che che potrebbe anche essere iniziata in un lontanissimo “altrove” ma che, di certo, ha contribuito ad accrescere enormememente l’argomento dell’ufologia, ha creato il mito della retroingegneria aliena e dei relativi personaggi di quel mondo, principalmente costituiti dai Men in Black e dagli alieni di ogni tipo ospitati dal governo americano in segretissime basi Underground e Underwater.

GIORNI DA INCUBO

Già la mattina di martedì 1 luglio 1947 c’era nell’aria qualcosa di diverso poiché dall’installazione militare collocata a Roswell, ovvero la base aere che ospitava il 509° Gruppo di cacciabombardieri suddetti, erano state catturate le tracce del passaggio ad alta quota di velivoli sconosciuti, che si stavano spostando a velocità superiori a quelle dei caccia a reazione in dotazione alle forze americane. Gli stessi brutti segnali di penetrazione nello spazio aereo americano, da parte di velivoli sconosciuti, erano in possesso delle altre due strutture militari collocate a White Sands ed Alamogordo, per cui l’apparato militare era andato in pieno stato di allerta.

Il giorno successivo, cioè mercoledì 2 luglio 1947, molti civili denunciarono per iscritto di aver osservato strani velivoli sopra la cittadina di Roswell. In contemporanea vi fu un aumento talmente importante dei “radar blips” da parte dei radar collocati nelle tre strutture militari suddette che, in pratica, per tutto il giorno vennero catturate le presenze elettroniche di misteriosissimi oggetti volanti.

La giornata di giovedì 3 luglio 1947 trascorse stranamente tranquilla, come la quiete prima della tempesta, ma il successivo venerdì 4 luglio 1947 divenne “il giorno dei giorni” ed il Destino aveva chiamato all’appello W. William “Mack” Brazel, un piccolo allevatore che aveva un gregge presso il “Foster Ranch“, nella Contea di Corona, distante circa centocinquanta chilometri da Roswell.

Erano da poco iniziata la notte e Brazel stava già riposando. Fin dalle 22:00 si era scatenato un forte temporale su tutta l’area ed egli riferì agli inquirenti che tra quell’ora e le 23:30 gli sembrò di aver udito un fortissimo rumore, simile all’intenso fragore generato da un tuono. Ovviamente, sul momento, non diede peso più di tanto al fenomeno, in quanto rientrava nella normalità di quel tipo di eventi atmosferici, per cui riprese il suo sonno, per quel che poté.

Nel frattempo nelle tre basi militari suddette non dormivano davvero sonni tranquilli poiché sugli schermi radar era ricomparso l’inquietante “radar blip” che segnalava la presenza di un misterioso oggetto volante, come testimoniò l’operatore radar Steve Arnold, il quale dichiarò di aver visto “… the radar blip explode in a brilliant white florescence and evaporate right before his very eyes …”. Quindi, l’oggetto volante fu intercettato dai radar e fu visto esplodere e sparire dagli schermi. Avrebbe mai potuto essere un pallone-sonda? Fate un po’ voi.

La notte era così trascorsa ed i militari già sapevano tante cose di ciò che la notte aveva portato, ma per William Mac Brazel quella mattina di sabato 5 luglio 1947 era ancora una giornata come tutte le altre. Si era alzato molto presto, era salito sul suo cavallo e si era diretto in compagnia del figlio, Vernon, di soli otto anni, verso la fattoria “Foster Ranch“, dove doveva accudire al proprio gregge (Su questo punto numerosi cronisti del copia e incolla scambiarono il figlio Vernon addirittura con Dee, il figlio dei Proctor, i suoi vicini di casa, che al tempo aveva solo sette anni. Ma vi pare possibile che uno si alzi all’una di notte per andare ad accudire il proprio gregge e parte col figlio dei vicini, un bambino di soli sette anni?). Giunto ad una distanza di circa sette-otto miglia dal suo ranch, osservò immediatamente qualcosa di veramente anomalo; fu uno spettacolo unico, che lo lasciò letteralmente esterefatto: lungo una striscia di terreno di alcune centinaia di metri erano sparsi al suolo stranissimi rottami, apparentemente luccicanti e metallici, dai quali gli animali della zona se ne stavano a debita distanza.

Da questo punto in poi la vicenda iniziò ad assumere toni cupi e decisamente poco chiari poichè entrarono in campo persone a non finire, ognuna con i propri tempi, con la propria versione e con le proprie opinioni; ma erano i “ricordi” di ciascuno di loro che non collimavano e tutto inizio, dunque, nel caos fin da subito. Noi proveremo a fare un po’ di luce in questa aggrovigliata matassa, ma ci proveremo e basta!

TUTTO ERA GIÀ ACCADUTO: I PRIMI TESTIMONI

Quella notte qualcosa che viaggiava a velocità sostenutissima era caduto da cielo, e non avrebbe mai potuto essere un pallone-sonda perché lo aveva testimoniato Steven Arnold, l’operatore radar che dichiarò ai suoi superiori non solo di aver visto “il radar blip sul suo schermo”, ma di averne osservato addirittura lo scoppio sotto forma di una “brillante florescenza bianca“. Dunque, una persona che non sapeva nulla degli UFO, per giunta militare incaricato della gestione di un radar, decisamente al di sopra di ogni sospetto, era il testimone più attendibile della vicenda ufologica più misteriosa che sia mai accaduta.

Vi furono poi le testimonianze, scritte e congiunte, dei coniugi Milton, i quali ebbero a dichiarare che la notte di venerdì 4 luglio 1947 avevano osservato un disco assai luminoso sfrecciare in direzione di Corona. E infine, vi era la testimonianza indiretta di W. William “Mack” Brazel, che non aveva visto nulla sfrecciare in cielo, ma la notte, al momento dello schianto, aveva udito un forte rumore che identificò in quello del tuono, quindi osservò per primo, la mattina seguente, il suo campo cosparso per centinaia di metri di misteriosi detriti luccicanti, dai quali gli animali si tenevano a debita distanza.

Su quel campo giunse quasi subito, ma dopo Brazel comunque, un camion stracolmo di soldati che provvidero immediatamente a recintare tutta l’area. Nel frattempo Brazel si era recato da George Wilcox, lo sceriffo della Contea di Chavez, per denunciare l’accaduto.

MISTERIOSI ORARI

Da quel che si sa e che non è mai stato smentito da nessuno, la cronistoria esatta del giorno 5 luglio 1947 sarebbe quella di seguito descritta. Attorno alle 02:00 del mattino giunsero al ranch il Maggiore Jesse Marcel ed il Tenente Colonello Sheridan Cavitt, del controspionaggio, e forse, ma è solo una supposizione, con loro c’era l’operatore radar Steven Arnold, colui che aveva dichiarato di aver osservato l’accaduto sullo schermo radar. Poco dopo le 03:00 arrivarono i militari e alle 04:00 esatte giunse sul luogo anche lo sceriffo Gerge Wilcox, il quale ebbe a riferire che loro avevano già recintato tutta l’area, l’avevano quindi illuminata quasi a giorno con potenti riflettori e stavano perlustrando centimetro dopo centimetro, con lo scopo di raccogliere tutto e fare una bonifica totale dell’area.

A questo punto, per concludere la prima parte della vicenda, suggeriamo al lettore una domandina obbligata: “Ma a che ora si sarà mai svegliato il povero William Brazel per giungere al suo ranch prima dei militari?“. Non è una domanda da poco, specialmente se si tiene conto del fatto che i militari, subito dopo il suo ritorno al ranch dopo essere stato dallo sceriffo, lo presero in stretta consegna e venne rilasciato solo dopo aver loro promesso che non avrebbe mai fatto parola alcuna con nessuno su quanto aveva visto: frammenti luccicanti, apparentemente metallici ma flessibili e leggerissimi, e frammenti opachi.

Così, una volta lasciato libero, si guardò bene dal mantenere la propria promessa e si recò immediatamente presso la Radio privata KGFL, per raccontare la propria vicenda che purtroppo, come vedremo, andrà avanti fino ai giorni nostri con continui ed incessanti colpi di scena. Non perdete la prossima puntata!

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