Apollo 13: fotografarono un incredibile UFO

ABSTRACT – La missione Apollo 13, svoltasi tra l’11 ed il 17 aprile 1970, fu tra quelle che maggiormente appassionarono l’opinione pubblica mondiale poiché, a causa di un’improvvisa esplosione ad uno dei quattro serbatoi dell’ossigeno al Modulo di Comando, i tre astronauti rischiarono realmente di non far più ritorno sul nostro pianeta. Il 13 aprile, alle 21:08, il pilota John Swigert, detto “Jack”, comunicò la famosa frase: “Okay, Houston, we’ve had a problem here!” (Okay, Houston, qui abbiamo avuto un problema). Ecco il testo integrale della comunicazione, tratto dal documento “APOLLO 13 MISSION COMMENTARY, 4-13-70 CST, 9:00P, GET 55:48:00, 169/1”:

SC – Okay, Houston. Hey, we’ve got a problem here.

CAPCOM – This is Houston, say again please.

SC – Houston, we’ve had a problem. We’ve had a main B bus interval.

CAPCOM – Roger. Main B interval. Okay, stand by 13, we’re looking at it.

SC – Okay, right now, Houston, the voltage is looking good. And we had a pretty large bang associated with the caution and warning there. And if I recall, Main B was the one that had a amp spike on it once before.

CAPCOM – Roger, Fred.

JIM LOVELL

James Arthur Lovell Junior, da tutti detto “Jim“, è nato a Cleveland (Ohio) il 25 marzo 1928. Dopo essersi diplomato presso l’Accademia Navale degli Stati Uniti nel 1952, è entrato nella Marina Militare e la sua prima attività è stata quella di fare il pilota di test per Naval Air Test Center fintanto che, nel 1962 è stato selezionato come astronauta dalla NASA. Ha volato a bordo delle missioni Gemini 7, Gemini 12, Apollo 8, ma la sua notorietà è legata al fatto di essere stato comandante della famosa missione Apollo 13 che, dopo 55 ore dal lancio, dovette annunciare alla base, mentre si trovava a 321.860 chilometri dalla Terra, di aver avuto lo scoppio di uno dei quattro serbatoi dell’ossigeno. Per tale motivo venne annullato l’allunaggio e, dopo aver girato attorno alla Luna e aver per conseguenza preso la spinta necessaria, fece ritorno sulla Terra. Ovviamente, l’equipaggio dovette interamente trasferirsi prima sulla navetta di salvataggio “Aquarius”, inizialmente destinata ad allunare.

JOHN SWIGERT

John Leonard Swigert Junior, da tutti detto “Jack”, nacque a Denver (Colorado) il 30 agosto 1931 e venne a mancare al mondo dei vivi il 27 dicembre 1982, a Washington. Laureatosi in ingegneria meccanica, divenne dapprima pilota militare, combattendo in Corea, quindi pilota collaudatore. Successivamente, ottenne un master in Scienze Aerospaziali ed uno in Economia, quindi fu accettato alla NASA nell’ambito del Programma Apollo e divenne pilota del modulo di servizio dell’Apollo 13, in sostituzione di Ken Mattingly, ammalatosi di morbillo. Egli fu l’autore della famosa frase “Okay, Houston, we’ve had a problem here!”, ovvero “Okay, Houston, qui abbiamo avuto un problema!”.

FRED HAISE

Fred Wallace Haise è nato a Biloxi (Missisipi) il 14 novembre 1933. Laureatosi in ingegneria aeronautica nel 1959, frequentò dapprima la scuola militare per piloti aerospaziali, quindi il corso per pilota della Marina militare, diventando così pilota di caccia. Nel 1963 riuscì ad entrare alla NASA e, dopo la missione Apollo 13, nella quale ebbe l’incarico di pilota del modulo lunare, venne selezionato per la missione Apollo 18, successivamente cancellata. Infine, nel 1977 divenne comandante dello Space Shuttle Enterprise, compiendo ben cinque missioni.

LA MISSIONE APOLLO 13

La missione Apollo 13 ebbe inizio l’11 aprile 1970 dal Kennedy Space Center. Avrebbe dovuto essere la terza missione a sbarcare sulla Luna, ma passò alla storia per quel famoso guasto che impedì il raggiungimento dell’obiettivo e rese addirittura difficoltoso il rientro sul nostro pianeta. Accadde, infatti, una terribile esplosione che, non solo danneggiò parecchi equipaggiamenti ma ridusse in maniera drastica la disponibilità di ossigeno e corrente elettrica. Tuttavia, gli astronauti riuscirono non solo a volare a circa 250 chilometri di distanza dalla Luna, esplorandone la faccia a noi nascosta, ma anche a raggiungere la maggior distanza dalla Terra: oltre 400 chilometri, così da stabilire un record mai più superato. Durante la fase di rientro nella nostra atmosfera, avvenuto il successivo 17 aprile, dovette affrontare un nuovo e pericolosissimo inconveniente legato ad un “blackout radio” di ben 86 secondi.

Già in fase di lancio si ebbe un problema abbastanza serio, poi parzialmente risolti dai tecnici a terra: uno dei cinque motori del razzo vettore Saturn V iniziò ad oscillare in maniera anomala, e venne così subito spento, per poi essere riacceso solo dopo un’orbita e mezza intorno alla Terra, così da dare al razzo vettore la possibilità di raggiungere tutta l’energia richiesta per uscire dalla forza di attrazione terrestre.

Dopo cinquantacinque ore dal lancio della missione, venne trasmesso dall’equipaggio il famoso messaggio radiofonico che fece il giro del mondo: “Okay, Houston. Hey, we’ve got a problem here“. Era infatti accaduto che, mentre si trovavano ad una distanza di 321.860 chilometri dal nostro pianeta, uno dei quattro serbatoi dell’ossigeno all’interno del modulo di comando era esploso e gli astronauti furono costretti ad abbandonarlo e trasferirsi nella navicella del modulo lunare “Aquarius”, che venne utilizzata per il rientro a Terra, fase questa che durò ben quattro giorni.

La causa dello scoppio fu a lungo tenuta segreta, e determinò numerosi sospetti da parte di schiere di ufologi (“Sono stati gli alieni”) e di astrofili (“Si è trattato dell’impatto con un meteorite”).Tuttavia, ora abbiamo finalmente una versione “ufficiale” dell’accaduto e ve la racconto col beneficio dell’inventario, ovviamente. Essa sarebbe da addebitare alla richiesta degli astronauti di far miscelare l’ossigeno contenuto nel serbatoio n° 2 del Modulo di Comando, così da impedirne una sua stratificazione. La richiesta venne accolta dai tecnici ma, al momento dell’apertura dell’alimentazione vi fu una pericolosa interazione fra i cavi di corrente che collegavano il motore al miscelatore, tale da creare una scintilla che avrebbe determinato l’incendio dell’isolamento di un cavo. Il fuoco provocò immediatamente un aumento di calore e di pressione, causando in tal modo un’esplosione che danneggiò gravemente diverse parti del Modulo di Comando suddetto e, in modo particolare, del serbatoio n° 1 dell’ossigeno. A quel punto, visto il danno a ben due serbatoi dell’ossigeno, la scelta fu obbligata, compreso il “rientro a traiettoria libera” (Free Return Trajectory), annoverato tra le possibilità studiate, ma incredibilmente pericoloso.

Come vi ho detto, gli astronauti si trasferirono sul Modulo Lunare o LEM, che si trovava attraccato al Modulo di Comando, ma … esso era stato incredibilmente studiato per accogliere solo due persone, mentre loro erano in tre, per cui i filtri dell’anidride carbonica risultavano insufficienti e quelli del Modulo di Comando “addirittura non adattabili al LEM”, mettendo così in evidenza due gravissimi errori di progettazione. A quel punto, visto che anche le batterie di emergenza del LEM avevano una durata massima programmata in dieci ore, la situazione divenne davvero pericolosissima. Gli astronauti reagirono e riuscirono a costruire un filtro adattatore. Rimaneva solo da rientrare il più velocemente possibile a Terra. Gli ingegneri della NASA decisero di far accendere una prima volta il motore del LEM per far compiere un’orbita lunare e mezza, quindi una seconda volta per par prendere velocità alla navetta. Ma quest’ultima manovra venne eseguita col fiato in gola poiché quel motore era stato progettato per essere acceso nuna volta sola! Fortunatamente tutto iniziò a filare liscio e la navetta ammarò nelle acque dell’Oceano Pacifico, nei pressi delle Isole Samoa Americane.

IL MISTERO IN VOLO

Da quel che si evince dalla lettura dei vari TRANSCIPTS e COMMENTARIES che ho esaminato, non si fa cenno alcuno ad oggetti volanti misteriosi, luci e tantomeno a presunti UFO. Tuttavia, il problema, dal punto di vista ufologico, si pone allorquando si vanno ad esaminare le numerosissime foto scattate subito dopo aver abbandonato il Modulo di Comando e servizio ed essere entrati nel LEM. Il materiale maggiormente incriminato è composto da due fotografie: una mostrante in maniera inequivocabile la presenza di un oggetto volante al di sotto del Modulo di Servizio e davanti al LEM, mentre sullo sfondo si nota la Luna e l’altra mostrante un oggetto apparentemente sferico, nell’atto di transitare ad alta velocità nelle vicinanze del LEM.

Si tenga pero presente che il materiale caricato in rete dalla NASA non è, in realtà, originale al 100% ed afferisce ad un procedimento elettronico di scannerizzazione, del tutto simile a quello utilizzato da chiunque per scannerizzare un documento qualsiasi con la propria stampante. In questo caso, se l’ambiente deputato a ricevere il documento da scannerizzare non viene pulito in maniera adeguata, rischia di intrappolare granelli di polvere e di sporco di varie forme e dimensioni, compresi pezzettini di carta e di nastro adesivo, cosa quest’ultima effettivamente accaduta se si esaminano alcune fotografie successive di afferenti a quei momenti.

Nella foto originale della NASA, qui in altissima risoluzione (4.600 x 4.400 pixels), denominata “AS13-59-8528 (21891984396).jpg”, si vede chiaramente che in lontananza, apparentemente al di sotto del Modulo di Comando che è appena stato abbandonato dagli astronauti dopo l’incidente ad un serbatoio dell’ossigeno, ma ancora sotto il diretto controllo della NASA, vi è un misteriosissimo oggetto volante (qui riprodotto ingrandito, sia in colori originali che evidenziati) che è maledettamente simile, secondo i nostri canoni ufologici, ad una nave spaziale aliena nell’atto di controllare direttamente le operazioni eseguite dagli astronauti.

Nella seconda foto originale, anch’essa in altissima risoluzione (4.600 x 4.400 pixels), denominata “AS13-59-8529 (21295394574).jpg” e scattata subito dopo la “8528”, si nota chiaramente, nell’angolo in alto a destra, qualcosa di perfettamente sferico che sta giungendo ad altissima velocità sul luogo dell’incidente. Che cosa possa esattamente essere è pressoché impossibile dirlo: dal punto di vista ufologico potrebbe essere una sonda sferica aliena, di proporzioni decisamente esagerate rispetto alla grandezza del LEM, il modulo lunare. Dal punto di vista astronomico potrebbe benissimo essere un meteorite, se non fosse sia per la forma, stranamente sferica, tanto da classificarlo come evento più unico che raro, che per la grandezza, decisamente abnorme. Inoltre, rispetto ad una semplice luce, questo è qualcosa di assai diverso, in quanto appare non solo sferico, ma anche solido e assai concreto, in grado di riflettere la luce. Di certo non è un residuo di polvere, di carta o di nastro adesivo rimasto incollato al vetro dello scanner! Al lettore la scelta, anche perché sono già ben soddisfatto della prima foto: loro sono là fuori e ci osservano da vicino e da lontano! Alla NASA lo sanno bene e gli unici che ancora lo negano, con un’ostinazione incomprensibilmente cieca ed accanita, sono, come sempre, gli afferenti al sempre più triste e cupo mondo cicapino.

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