Apollo 12: videro e fotografarono almeno tre UFO

ABSTRACTGli astronauti della missione Apollo 12, Pete Conrad (comandante), Richard Gordon (pilota del CSM o  Command Service Module, ovvero il modulo di comando e di servizio), e Alan Bean (pilota del LM o Lunar Module, ovvero il modulo lunare) vissero un’esperienza ufologica davvero assai intensa in quanto videro e fotografarono almeno tre stranissimi oggetti volanti: uno apparve loro il giorno subito dopo il lancio, mentre gli altri si resero visibili direttamente sul cielo lunare. Dalle Mission Transcripts, chissà perché incomplete nelle parti critiche, non è possibile trarre informazioni precise, ma dai Commentaries si evince chiaramente che gli astronauti furono tenuti sotto strettissima sorveglianza da parte di misteriosi equipaggi alieni.

PETE CONRAD

Charles Conrad Junior, detto “Pete”, nacque a Filadelfia (Pennsylvania) il 2 giugno 1930 e venne a mancare al mondo dei vivi a Ojai (California) l’8 luglio 1999, in seguito ad un incidente in moto. Nel 1953 si laureò in ingegneria di volo presso la Princeton University e per più anni si dedicò sia all’attività di pilota sperimentatore che pilota istruttore. Nel 1962 partecipò al concorso per addestramento di piloti per la NASA e fu assunto. Volò dapprima sulla Gemini 5, poi fece da riserva per la Gemini 8 e, finalmente, ebbe un ruolo di alta responsabilità sulla Gemini 11. In qualità di comandante della missione Apollo 12, il 19 novembre 1969 fu il terzo uomo a mettere piede sulla Luna. Ebbe un ruolo importante nella missione Skylab 2  (1973) e l’anno seguente lasciò la NASA.

RICHARD GORDON

Richard Francis Gordon Junior è nato a Seattle il 5 ottobre 1929. È stato pilota della missione Gemini 11 e pilota del modulo di comando della missione lunare Apollo 12. È stato riserva di David Scott per il volo di Gemini 8 e di Apollo 9, nonché riserva sempre di Scott per il volo lunare di Apollo 15. Avrebbe dovuto essere il comandante della missione Apollo 18, ma dopo il disastro di Apollo 13 furono annullate le missioni 18 e 19; in tal modo Gordon non riuscì a camminare sulla Luna in quanto, in questa missione, era il pilota del modulo di comando e quindi dovette rimanere al suo posto, in orbita, mentre i compagni effettuarono lo sbarco lunare. Nel 1972 abbandonò sia la NASA che la US NAVY, dove svolgeva il ruolo di capitano.

ALAN BEAN

Alan Lavern Bean è nato a Wheeler (Texas) il 15 marzo 1932 ed è stato il quarto uomo a porre piede sulla Luna. Diventato ingegnere di volo nel 1955, si è subito arruolato nella US NAVY. Nel 1963 è stato scelto dalla NASA ed ha collaborato, come tecnico a terra, alle missioni Gemini 6, 7 e 10. Divenne quindi comandante dell’equipaggio di riserva della missione Gemini 10 e fece parte dell’equipaggio di riserva della missione Apollo 9. Dopo la missione Apollo 12, divenne comandante dello Skylab 3, rimanendo nello spazio per 59 giorni. Nel 1975 si congedò dalla Marina e collaborò con la NASA fino al 1981.

LA MISSIONE APOLLO 12

Il decollo della Missione Apollo 12 avvenne al John F. Kennedy Space Center, il pomeriggio del 14 novembre 1962, sotto una pioggia bettente, e fu solo grazie a due autentici “miracoli” che tutti finì per il meglio. Infatti, dopo appena trentasei secondi un fulmine di potenza spaventosa colpì la navetta ed attraversà tutta la parte metallica esterna e dopo soli altri sedici secondi arrivò un secondo fulmine. Tuttò sembro andare perduto e la stessa vita degli astronuti fu messa in gravissimo pericolo. Sembrava che nulla più funzionasse a bordo. Dalla base bloccarono immediatamente il flusso regolare di carburante verso le celle. Ufficialmente, ovvero secondo la classica versione della NASA, quella che non parla mai di misteriosi oggetti volanti e che trasmette solo positività, si guastarono solo nove sensori, ma le cose andarono assai diversamente. Ve le racconto nella loro esatta dimensione, traendo il tutto dalle trascrizioni originali, così capirete quanto conta la preparazione psicologica umana di fronte ad un viaggio verso l’ignoto.

A Houston lo sapevano: il pericolo di non far più ritorno sul nostro pianeta era troppo reale e la missione Apollo 12 stava rischiando seriamente di finire il proprio viaggio letteralmente “in orbita e fuori controllo”, tanto si era deteriorata la situazione. E proprio come nelle più classiche “americanate” che passano in TV, c’era solo un minuto e mezzo per prendere una decisione: separare la navetta dal razzo, sperando di farla ammarare nell’oceano, oppure lasciarla continuare nella sua folle corsa verso il nulla. A quel brevissimo tempo disponibile di soli novanta secondi si aggiunse, incredibilmente, un blocco delle conversazioni di ben venti secondi, a causa dei gravissimi danni subiti dall’impatto con i due fulmini. “Roger, Roger, Roger” era il grido straziante che eccheggiava nelle orecchie degli scienziati a Houston.

Gli astronauti divennero immediatamenti consci di ciò: sapevano che la morte li aveva messi nel mirino, ma conoscevano esattamente la posizione del pulsante che, se premuto manualmente da uno di loro stessi, avrebbe potuto trarli in salvo, abortendo così la missione. Poi, dalla base arrivò l’ordine secco di un ingegnere elettronico che aveva capito che cosa stava succendendo e che impose di attivare immediatamente il comando “SCE to AUX”. Egli, infatti, aveva compreso che i fulmini avevano procurato anche un danno elettronico che aveva influenzato il Signal Conditioning Equipment, per cui era necessario cambiare immediatamente l’impostazione da “SCE” in “AUX” o ausiliaria. Agli astronauti rimaneva solo da capire dove diavolo avesse potuto trovarsi quello stramaledetto comando che aveva in mano le loro vite e nessuno alla base sapeva dare indicazioni più precise attorno ad un pannello comandi pressoche “infinito”. Poi, il miracolo all’improvviso, quando ormai da un po’ la Morte aveva iniziato il giro degli ultimi trenta secondi. Bean ebbe un lampo ed i suoi occhi ebbero modo di inquadrare fra l’oltre centinaio di tasti simili quello afferente lo “SCE to AUX”. E miracolo fu, proprio negli ultimissimi secondi. Un fatto incredibile da narrare ai nipoti, ogni giorno e per tutti i giorni della propria vita.

L’allunaggio del modulo lunare Intrepid avvenne in automatico, nei pressi dell’Oceanus Procellarum, assai vicino al Surveyor 3, il lander allunato due anni e mezzo prima. Conrad e Bean fecero due passeggiate lunari di circa quattro ore ciascuna, durante le quali raccolsero parti del suddetto lander, molte rocce lunari ed eseguirono alcuni esperimenti scientifici, mentre Gordon era rimasto in orbita lunare, impegnato a scattare fotografie. A bordo c’era anche una telecamera a colori.

IL MISTERO IN VOLO

Come per tutte le missioni fin qui esaminate, non lascio niente al caso, ma controllo solo i documenti ufficiali, ovvero i famosi “Commentaries” che, in questo caso specifico, afferiscono alla seguente documentazione: “Apollo 12 Spacecraft Commentary“, Novembre 14-24 1969, Manned Spacecraft Center, Houston, Texas”. I dialoghi presi in esame li potete leggere alla pagina 149 del relativo PDF, riportante la seguente terminologia: “APOLLO 12 MISSION COMMENTARY, 11/15/1969, GET 36:36:00, CST 2225, 115/1”. ( Link alla foto, ma per vedere l’oggetto dovrete aprire la versione “Print Resolution” JPG 3 MB )

TRANSCRIPT 115-1

CAPCOM – Roger, Pete. That thing you saw off the hatch, a ROLL of 35 degrees, we figured there’s 3 possible answers. No. 1 it could be the S-IVB or possibly a sla panel (Si tratta dello “Spacecraft Lunar-Module Adapter”) or it could be the backup crew flying train on you, there. One is not anywhere near as bright as the other, so I think the real bright one is the S-IVB and the other one is probably a sla panel. They are about 20 degrees apart. As far as the backup crew goes, tell them we will beat them to the back side of the moon.

CAPCOM – Roger, Pete. Best as we can tell down here now, best as we can tell down here now, the S-IVB should be near Denebola and if it is a sla panel – correction what you are saying now ought to be near Enif, is that correct?

SC – Yes. It’s near Enif.

CAPCOM – Roger, Pete. The words here are that the S-IVB is about 180 degrees away Denebola.

SC – Okay. I wonder what that could be?

CAPCOM – Okay. We’ll go back to our drawing board.

SC – The object is very bright and it is obviously something that is tumbling. It is tumbling one and one-half revs per second or at least it is slashing at us about that. Dick is going to tell you what star it is nearing. He is messing with his chart right now.

CAPCOM – Roger. We are standing by.

CAPCOM – 12, Houston.

SC – Go ahead.

CAPCOM – As best as we can tell, looking at things down here – on those sla panels, we assume that they weren’t imparted any great amount of DELTA V – like anything more than one or so feet per second when they separated. Your sla panels would probably be only about 300 miles away from you right now.

SC -That could be true but, gee whiz, when we turned around, I saw one of those SLA panels leaving the area at a high rate of speed and it looked to me like it … (Segue nel TRANSCRIPT 115-2).

COMMENTO

Guardando fuori dal finestrino, gli astronauti stavano osservando una misteriosa e luminosissima luce, che stava come “ruzzolando”, per cui Gordon lo comunicò alla base di Houston e da lì Carr gli rispose che, a suo avviso, vi erano solo tre possibilità, ma quelle maggiormente indiziate erano solo due: o si trattava del terzo stadio del razzo Saturn, chiamato appunto S-IVB, corrispondente alla parte finale, oppure avrebbe potuto essere lo SLA o adattatore del modulo lunare alla navicella. Purtroppo per quelli di Houston, dai finestrini della navicella avevano già notato il distacco degli SLA panels, e li avevano osservati mentre si allontanavano ad altissima velocità. A tale ferale notizia si aggiunse così anche quella che tali pannelli si trovavano con tutta probabilità a circa 300 miglia da loro. (Link alla foto).

Che cosa avrebbe dunque mai potuto essere quella luce, ovvero un oggetto fisico di forma luminosissima, assai ben diverso da uno stadio qualsiasi del Saturn, più deputato a riflettere la luce che non ad emetterla? Una risposta, quest’ultima, che non possiamo certamente lasciare all’inutile favellare cicapino e che dobbiamo necessariamente circoscrivere a qualcosa di afferente ad una civiltà extraterrestre, tecnologicamente assai superiore alla nostra. In quel momento, lassù c’era un UFO che controllava il volo dell’Apollo 12.  

TRANSCRIPT 115-2  (Prosegue dal TRANSCRIPT 115-1)

SC – That could be true, gee whis, when we turned around, I saw one of those SLA panel leaving the area at hight rate of speed and it looked to me like it was leaving us pretty – at a pretty rapid clip, like it got a lot more than a foot per second cr so.
CAPCOM – Well, since we don’t really have any idea how they left or what their tarjectory could be, it’s kind of tough really to say just what the heck that could be.
SC – Okay, we’ll assume it’s friendly anyway, okay?
CAPCOM – Roger. If it makes any noises, it’s probably just wind in the rigging.

PAO – This is Apollo Control Houston. So we have no definite agreement as to what the crew may have sighted. Our best estimates place the S4B to be about 2500 nautical miles away from Apollo 12 at the time. The SLA panels that were not attached at the time of S4B as sling shot maneuver …

COMMENTO

Gordon, dapprima assai impaurito da ciò che stavano vedendo là fuori lui ed i suoi compagni, continuò a non ritrovare il coraggio richiesto ed inviò alla base una richiesta di conferma: “Va bene, supponiamo che sia comunque amichevole, okay?”. Dalla base lo ricambiarono con incredibile derisione: “Se quell’oggetto fa dei rumori, si tratta probabilmente solo di vento che entra nell’impianto“, dimostrando in tal modo un’impreparazione totale di fronte anche alla sola possibilità che l’Universo possa essere abitato da altre civiltà. Nel frattempo, dalla base di Houston, da dove tutti avevano seguito in silenzio assoluto l’incredibile dialogo, presero il coraggio a due mani e gettarono nello terrore assoluto le menti dei tre poveri astronauti: ” Non abbiamo alcun accordo riguardo a ciò che l’equipaggio potrebbe aver visto“. Infine, aggiunsero un particolare inquietante riguardo la posizione dell’S-IVB o S4B, ovvero il terzo stadio del Saturn: secondo la loro miglior stima, l’S4B si trovava a duemilacinquecento miglia nautiche da lì! ( Link alla foto )

CONCLUSIONI

Ora è tutto chiaro e limpidissimo: mentre un oggetto volante luminosissimo , che noi ufologi chiamiamo semplicemente UFO, stava inseguendo la navicella Apollo 12, gli SLA panels si trovavano a circa 300 miglia di distanza, in allontanamento velocissimo ed il terzo stadio del Saturn, ovvero l’S-IVB, si trovava a 2.500 miglia nautiche dall’Apollo 12, con buona pace del sempre più triste mondo cicapino, che trascorre il proprio breve tempo terrestre tentando l’inutile demonizzazione dell’ufologia e ricercando la compiacenza della NASA, senza rendersi conto né della “verità” che si trova stampata a caratteri cubitali, da quasi mezzo secolo, sui Commentaries suddetti, né del fatto che per gli scienziati della NASA la cosa più normale che possa esistere là fuori è la vita, in ogni sua forma e manifestazione, non troppo dissimile da quella che si trova quaggiù, sopra al nostro meraviglioso pianeta.

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