Apollo 11: gli astronauti videro e filmarono un enorme UFO

ABSTRACT – Gli astronauti dell’Apollo 11, Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, oltre ad essere stati coloro che, di fatto, furono i primi a posarsi sul suolo lunare, furono anche coloro che videro distintamente, e assai da vicino, un incredibile ed enorme oggetto volante, luminosissimo, che si presentò praticamente davanti ad un oblò della loro navetta. L’incredibile avvistamento fu abilmente sottaciuto e sottovalutato dalla NASA, ma venne urlato ai quattro venti dallo stesso astronauta Buzz Aldrin. La navetta si posò sul suolo lunare il 20 luglio 1969, alle 20:18 e sei ore più tardi, ovvero il 21 luglio, alle ore 02:56: Armstrong fu il primo uomo a camminare sulla Luna, trascorrendo circa due ore e mezza al di fuori della navicella; Aldrin ne trascorse un po’ di meno. I due, comunque, riuscirono a raccogliere 21,5 kg di materiale lunare, che poi riportarono a Terra. Michel Collins rimase invece in orbita lunare, alla guida del modulo di comando che poi riportò tutti a casa il 24 luglio successivo.

NEIL ARMSTRONG

Neil Alden Armstrong nacque il 5 agosto 1930 a Wapakoneta (Ohio) e venne a mancare al mondo dei vivi il 25 agosto 2012, mentre si trovava a Cincinnati (Ohio), in seguito a complicazioni conseguenti ad un intervento chirurgico. Fu il comandante ufficiale della missione Apollo 11 e fu il primo uomo a posare piede sul suolo lunare il 20 luglio 1969. Nel luogo natìo ottenne il primo brevetto di volo a soli 15 anni. Nel 1949 entrò in Marina, ottennendo l’abilitazione all’atterraggio sulle portaerei e la qualifica di aviatore. nel 1951 partì per la Guerra di Corea, partecipando a ben 78 missioni. Nel 1952 lasciò la Marina Militare ed entrò nelle riserve col grado di Sottotenente: aveva solo 22 anni. Nel 1955 conseguì la laurea di primo livello in ingegneria aeronautica e quindi decise di diventare pilota di aerei sperimentali. Nel 1962 venne inserito in una nuova squadra di aspiranti astronauti per il progetto Apollo, definito dalla stampa “New Nine”. Fu comandante della Missione Gemini 8 e componente della squadra di riserva sia della missione Gemini 11 che della missione Apollo 8.

BUZZ ALDRIN

Buzz Aldrin è nato il 20 gennaio 1930 a Montclair (New Jersey) ed è stato il secondo uomo a posare piede sul suolo lunare. La sua stupenda carriera ha avuto inizio presso l’Accademia Militare di West Point, dove si è laureato in ingegneria meccanica nel 1951. Ha prima combattuto la Guerra di Corea, con un totale di 66 missioni, quindi ha ottenuto un dottorato in Astronautica. Nel 1962 è stato selezionato dalla NASA per il terzo gruppo di astronauti. Nel 1966 è stato il pilota della missione Gemini 12. È, forse, l’astronauta più famoso fra i bambini di tutto il mondo poiché nel 1988 la Walt Disney utilizzò il suo soprannome “Buzz” per l’astronauta-giocattolo chiamato Buzz Lightyear, nella famosa la saga Toy Story. Infine è, senz’ombra di dubbio, fra gli astronauti preferiti dagli ufologi poiché non ha mai avuto nessuna remora nel dichiarare al mondo intero di aver avvistato e filmato un vero UFO, con buona pace di quel triste, vuoto, spocchioso ed inutile mondo cicapino che nulla sa di ciò che esista veramente là fuori.

MICHAEL COLLINS

Michael Collins è nato a Roma, in via Tevere n° 16, il 31 ottobre 1930 poiché il padre, in quel momento, era impiegato presso l’ambasciata statunitense in Italia. Si è formato presso l’accademia militare di West Point ed è stato selezionato dalla NASA nel 1963 dopo aver collezionato oltre quattromila ore di volo. Nel 1966 si è trovato a volare con John Young sulla navetta Gemini 10 raggiungendo la quota di 475 miglia, compiendo anche una piccola passeggiata spaziale e rendendosi testimone diretto, ma involontario, dell’avvistamento di un UFO da lui chiamato “Bogey”. Successivamente ha partecipato alla missione Apollo 11 ed un cratere lunare porta il suo nome.

LA MISSIONE APOLLO 11

Con la missione spaziale denominata “Apollo 11” la tecnologia americana riuscì a portare l’uomo sulla Luna. Erano le ore 20:18 UTC 20:18 del 20 luglio 1969 quando la navetta si appoggiò sul suolo lunare, ma solo sei ore dopo l’allunaggio, quindi alle 02:56 UTC, Armstrong ad Aldrin uscirono ed appoggiarono i piedi sulla superficie del nostro satellite. La missione era partita il 16 luglio dal Kennedy Space Center, grazie all’enorme spinta propulsiva di un razzo Saturn V: quella fu la quinta missione con equipaggio della NASA. In pratica, la navicella risultò costituita da tre moduli: il CM o Modulo di Comando, chiamato anche “Columbia”, che ospitò gli astronauti sia all’andata che al ritorno, l’SM o Modulo di Servizio, deputato alla propulsione vera e propria, nonché alla fornitura di elettricità, ossigeno ed acqua e, infine, il LEM o Modulo di Escursione Lunare, noto sia come LM (Modulo Lunare) che come “Eagle”, deputato all’allunaggio vero e proprio mentre il Modulo di Comando continuò ad orbitare attorno alla Luna, pilotato da Michael Collins. Tutto il mondo osservò in diretta televisiva la prima passeggiata lunare.

Una volta sul suolo lunare, gli astronauti piantarono la bandiera americana e subito dopo ricevettero una telefonata dal presidente Richard Nixon. Iniziarono quindi la parte finale della loro missione, posizionando innanzitutto L’EASEP o Early Apollo Scientific Experiments Package, in pratica la scatola contenente la strumentazione ed i sistemi progettati per eseguire una certo numero di esperimenti scientifici. Quindi, mentre il comandante Armstrong si allontanò di un centinaio di metri dal Modulo Lunare ed iniziò a fotografare l’ambiente circostante, Aldrin si diede da fare per raccogliere campioni di roccia lunare.

Terminati i compiti, Aldrin fece rientro nel Modulo Lunare, seguito da Armstrong. Dovendo avere meno peso possibile per il momento iniziale dell’ascesa precedente il rientro in orbita lunare, gettarono fuori il pesante zaino PLSS o Primary Life Support System, le pesantissime scarpe lunari, la fotocamera Hasselblad ed altre apparecchiature non più utili. Oltre a ciò, sulla Luna rimase un prisma retroriflettente, denominato Lunar Laser Ranging, deputato principalmente a calcolare la distanza Terra-Luna. Infine, oltre alla bandiera statunitense, lassù rimase anche una placca con i disegni dei due emisferi terrestri, le firme degli astronauti ed un’iscrizione che recitava le seguenti parole: ‘Here Men From Planet Earth First Set Foot Upon the Moon, July 1969 A.D. – We Came in Peace For All Mankind‘ ovvero “Qui uomini dal pianeta Terra fecero il primo passo sulla Luna – Luglio 1969 d.C. – Siamo venuti in pace per tutta l’umanità ». Dopo essersi trasferiti sul Columbia o Modulo di Comando, il LEM fu lasciato al proprio destino, per cui rimase in orbita lunare ancora un po’, per poi precipitare sul suolo lunare, probabilmente schiantandosi dopo alcuni mesi.

IL MISTERO IN VOLO

Non ci sarebbe alcuna necessità di andare a scomodare i famosi “Commentaries”, tuttavia partirò proprio dalla pagina 221 del documento ufficiale, in questo caso intitolato: “NASA, Apollo 11 Spacecraft Commentary” – July 16-24 1969 – Manned Spacecraft Center”, nel momento in cui sta parlando dalla capsula Neil Armstrong. Le varie sigle utilizzate furono le seguenti: CDR Commander Armstrong, CMP Collins, LMP Aldrin, LCC Lunch Control Center, CAPCOM Capsule Communicator, F Flight Director and PAO Public Affairs Officer, SC Space center.

PAGE PDF 155 and 157 (COMMENTARY)

SC – 21 5 now Neil says, Charlie.
CAPCOM – Roger, thank you Mike, could you give us some help? This PTC is strange, it’s not like anything we’ve seen before. We were wondering if you’all have had any events of any odd data that could help us out, over.
SC – I didn’t understand that. Say again.
CAPCOM – Roger, we’re looking at a, sort of a funny looking PTC. We’ve already drifted out to 70 degrees in pitch and we’re wondering if you all had any events or any such thing as that, that could have caused us to pick up these rates to drive us off, over.
SC – Negative, Charlie. We don’t know of anything.
NdR – Ma che cos’è il PTC, vi sarete chiesti? Si trattava del Passive Thermal Control o Controllo Termico Passivo, ovvero un sistema che manteneva il giusto calore sia nei sistemi di bordo che in tutta la navetta. In pratica, quel sistema di controllo, se funzionante, permetteva di mantenere le parti del satellite entro intervalli di temperatura accettabili durante tutte le fasi della missione, resistendo ad un ambiente esterno decisamente ostile, esposto non solo al freddo dello spazio profondo, ma anche ai flussi solari e planetari.

 

APOLLO 11 MISSION COMMENTARY 7-18-69,
CDT 21:09, GET 60:47, 200/1

PAO: This is Apollo Control an 60 hours 47 minutes. We just got a call from the spacecraft requesting that we give them the position of the S-IVB in respect to the spacecraft and we’re currently coming up with that bit of information, so we’ll stand by.

SC – Houston, Apollo 11
CAPCOM – Go ahead, 11, over.
SC – Do you have any idea where the S-IVB is?
CAPCOM – Stand by.
CAPCOM – Apollo 11, Houston, the S-IVB is about 6 thousand nautical miles from you now, over.
SC – Negative, Charlie. We don’t know of anything.
SC – Okay, thank you.
SC – Houston, Apollo 11, how is the PTC?
CAPCOM – Stand by.
CAPCOM – 11, Houston, The PTC looks great to us, over.
SC – Hey do you have any idea to what happened to the previous one?
CAPCOM – We have absolutely no idea, over.
SC – Okay. Dit it look like it was all right and just all of a sudden start diverting?
CAPCOM – Negative, if you look at the plot which we’ll save for you and let you see it post flight. It started off immediately on the first rev and just spiraled out to about oh, 20 to 20 degrees in pitch, and then it seemed to be setting up a spiral around an off set pitch point of about 20 degrees off from 90 degrees, but we didn’t want to take a chance that it would become stable at that point. We thought it might diverge so we told you and started over again, over.
SC – Okay, no complaints. I was just curious as to what had happened.
 

COMMENTO – Dopo questa conversazione tutti, sia dalla base di Houston che nella navetta, capirono che c’era qualcosa che non girava per il verso giusto lassù e così passarono ad una serie di controlli incrociati, anche perché gli astronauti aveva visto l’oggetto luminoso seguirli costantemente. In pratica, essi vedevano l’UFO che li stava come seguendo. E si badi bene, tutto ciò è non solo perfettamente registrato nel filmato ufficiale della NASA, ma è testimoniato nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate dal più grande astronauta che questo pianeta abbia mai avuto, ovvero Buzz Aldrin in persona. In quei tragici minuti, dunque, nessuno sapeva che cosa fare, nemmeno dall base di Houston. Così, probabilmente con la discrezionalità richiesta ad ogni astronauta di fronte ad “eventi-limite”, si continuò il dialogo sulla falsariga di richieste “logiche”, del tipo: “Ma dove si trova l’S-IVB?”, ovvero il terzo stadio del razzo Saturn. Come dire: “Eliminiamo le certezze, poi ragioniamo”. E dove si trovava in quel momento il terzo stadio del Saturn? La risposta, triste e tragica, la fornì lo stesso CAPCOM di Houston: “A circa seimila miglia nautiche da voi”. Da quel momento, il buio cosmico entrò anche nella mente di ciascuna persona coinvolta nella missione. Ovviamente, tale notizia non fece mai breccia nel sempre più triste ed inutile mondo cicapino. Peccato, davvero!

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