Nasa ed astronauti: Gordon Cooper vide il filmato di un vero UFO

ABSTRACT – Leroy Gordon “Gordo” Cooper Junior, nato il 6 marzo 1927 a Shawnee (Oklahoma) e deceduto il 4 ottobre 2004 a Ventura (California), fu un ingegnere aerospaziale che ebbe l’altissimo onore di pilotare sia la navetta della missione Mercury-Atlas 9 che quella della missione Gemini 5, nonché fu uno dei “magnifici sette” astronauti del progetto spaziale Mercury e, infine, fu anche il comandante-responsabile di un ben preciso progetto fotografico, durante lo svolgimento del quale venne filmato un oggetto volante non identificato nell’atto di atterrare e di decollare.

Incredibilmente, sia la NASA che il mondo cicapino hanno dimenticato di citare l’episodio, con la dovuta dovizia di particolari. Davvero strano che un avvenimento così noto, reso pubblico nientemeno che in un libro ufficiale di memorie, venduto in tutto il mondo, sia rimasto nel dimenticatoio di chi passa il proprio tempo a denigrare l’ufologia. Proprio davvero strano!

IL PRIMO MISTERO: GLI UFO DEL 1951

Nelle sue memorie “Leap of faith” (Atto di fede), pur spiegando di sentirsi molto vicino al tema ufologico, negò ogni avvistamento attribuitogli in seno alle sue avventure spaziali (Mercury e Gemini), ma specificò che qualcosa di ufologicamente assai interessante gli era accaduto nel 1951, durante la sua permanenza in Germania, talmente interessante da fargli ufficialmente affermare, per iscritto e di fronte al mondo intero, il seguente concetto: “I believe that these extra-terrestrial vehicles and their crews are visiting this planet from other planets. Most astronauts were reluctant to discuss UFOs“, ovvero “Credo che questi velivoli extraterrestri ed i loro equipaggi stiano visitando questo pianeta provenendo da altri pianeti. La maggior parte degli astronauti erano riluttanti a discutere di UFO“.

L’INTERVISTA

Ma che cosa accadde in quell’anno? Nel corso di un’intervista ufficiale rilasciata nel 1994, Cooper raccontò di aver visto addirittura un’intera formazione di UFO, formata da centinaia di oggetti volanti. Il fatto avvenne mentre egli stava pilotando un F-86 Sabrejet sulla Germania occidentale. All’improvviso, notò la numerosissima formazione di oggetti volanti non identificati mentre si trovavano ad un’altitudine notevolissima, talmente alta da non poter essere definita.

Tutti quegli oggetti aveva la superficie metallica ed alcuni erano assai più grandi degli altri, così egli riuscì chiaramente a distinguerne la forma: “… they were a double saucer lenticular …”, ovvero dischi metallici a forma di piattino a doppia lente e “… the saucers have the capability of going through the air at tremendous rates of speed ... without making shock wave , ovvero i dischi volanti avevano la capacità di attraversare l’aria a velocità elevatissima senza produrre alcuna onda d’urto. 

IL SECONDO MISTERO: L’UFO DEL 1957

Oltre a questa sua nitidissima e chiarissima scelta di campo, nel 1957, quando aveva 30 anni ed aveva il grado di capitano, ebbe una vera avventura ufologica, vissuta però in maniera indiretta. In quel tempo venne assegnato alla “Sezione del Combattente”, “Divisione Sperimentale di Prova di Volo” ad Edwards, in California, sia nella veste di pilota sperimentale che responsabile diretto del progetto.

Il 3 maggio di quell’anno fu il giorno che il destino aveva deciso di avvicinarlo all’ufologia. L’equipaggio a sua disposizione, composto da James Bittick e Jack Gettys, stava mettendo a punto un nuovo sistema di atterraggio di precisione, sfruttando il sistema tecnologico detto “Cinetheodolite“, da effettuarsi sul letto di un lago asciutto. Questo sistema era in grado di scattare fotografie ad un fotogramma al secondo. L’equipaggio aveva iniziato il proprio lavoro alle 8:00 esatte, utilizzando sia le due telecamere fisse che le videocamere.

Tutto procedette normalmente fino a quando, nella tarda mattinata, i due tecnici dissero a Cooper che avevano visto un “aereo strano, dall’aspetto a forma di piattino“, che non faceva alcun tipo di rumore sia durante la fase di atterraggio che quella del decollo.

Ovviamente, Cooper fu portato a supporre che i due potessero aver avvistato un aereo sperimentale, ma essi gli spiegarono che quell’oggetto a forma di piattino aveva volato al di sopra delle loro teste ed era atterrato una cinquantina di metri oltre, utilizzando tre ingranaggi di estensione. Poi, mentre i due si stavano avvicinando, all’improvviso decollò. Tuttavia, il più era stato fatto: avevano filmato un oggetto volante sconosciuto.

A quel punto tutti e tre sapevano che esisteva un apposito protocollo militare da seguire: c’era un numero speciale del Pentagono da chiamare per segnalare quelle situazioni: così tutto fu fatto, ma poiché Cooper non venne incaricato di non guardare i negativi prima di inviare il materiale, si sentì in diritto di dare una sbirciatina. Nel libro affermò chiaramente che il filmato risultava eccellente, come ci si aspetterebbe da fotografi esperti. E poi chiarì ciò che vide: un velivolo di origine sconosciuta che era atterrato in un’installazione militare altamente classificata.

Ecco perché sostenne, fino alla morte, sia che il governo USA stava effettivamente nascondendo informazioni sugli UFO, sia che esistevano centinaia di relazioni fatte dai suoi colleghi piloti. Ulteriori ricordi di Gordon Cooper sulla questione UFO in generale e su questo avvistamento in particolare sono visibili nel documentario “Out of the Blue“, parte 3.

Infine, nel corso di un’intervista registrata, rilasciata a JL Ferrando, Cooper dichiarò: “Da molti anni ho vissuto con un segreto, un segreto imposto a tutti gli specialisti dell’astronautica. Posso ora rivelare che ogni giorno, negli Stati Uniti, i nostri strumenti radar catturano oggetti di forma e composizione sconosciuti a noi, e ci sono migliaia di testimonianze e una quantità di documenti per dimostrarlo, ma nessuno vuole renderli pubblici: perché le autorità temono che la gente possa pensare a chissà quali tipi di orribili invasori. Quindi, la parola d’ordine è ancora: dobbiamo evitare il panico con tutti i mezzi“.

Punto e a capo dunque, con buona pace per il triste e sempre più grigio mondo cicapino.

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