Nasa ed astronauti: Robert White filmò un grosso oggetto in volo

Robert Michael White, dagli amici chiamato semplicemente “Bob”, nacque il 6 luglio 1924 a New York City e fu il primo astronauta a vedersi transitare davanti agli occhi, nello spazio cosmico, un grosso oggetto volante. Entrò nel servizio militare attivo nel novembre 1942, in qualità di cadetto di aviazione e divenne secondo tenente nel febbraio 1944. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale operò con il 355° gruppo da combattimento in Europa, volando sui Mustang P-51 dal luglio 1944 al febbraio 1945, quando venne colpito in Germania durante la sua cinquantaduesima missione e catturato. Rimase prigioniero di guerra fino al 1945, anno in cui fece ritorno negli USA per lasciare il servizio attivo già a dicembre di quell’anno. Divenne membro della Reserve Air Force alla base aerea di Mitchel, New York. Studiò ingegneria elettrica all’Università di New York, conseguendo il diploma di laurea in Ingegneria Elettronica presso la New York University nel 1951 e un Master in Business Administration presso la George Washington University nel 1966.

LA CARRIERA MILITARE

In seguito, White riuscì a superare le prove, presso la base aerea di Edwards (California), per diventare pilota sperimentale: ciò gli consentì di volare sugli aerei tecnologicamente più del tempo: dall’F-86 Saber all’l F-89 Scorpion, dall’F-102 Delta Dagger all’F -104 Starfighter, fino al Thunderchief F-105. Nel 1958 venne nominato pilota primario dell’Aeronautica per il “Programma X-15“, sul quale volò il 15 aprile 1960. Quattro mesi, raggiunse la quota di 415 km, volando al di sopra del Rogers Dry Lake. A febbraio del 1961, sempre volando con l’X-15, stabilì un clamoroso recordo di velocità: 3.660 km/h. Fu il primo pilota terrestre a raggiungere sia la velocità Mach 4 che Mach 5. Poi,il 9 novembre 1961 fece volare l’X-15 a 6.590 km/h: ovvero sei volte la velocità del suono. In seguito a quell’ennesimo record, l’allora presidente John F. Kennedy gli conferì il premio più prestigioso nell’aviazione americana, il famoso “Robert J. Collier Trophy” ed il giorno successino venne nominato “Astronauta Comandante Pilota”. Infine, poiché il 17 luglio 1962, volò sull’X-15 ad una quota di 96 km, viene da tutti considerato come il primo astronauta che volò nello spazio senza una navicella convenzionale.

Nel 1963 tornò in Germania, presso la base aerea di Bitburg e nel 1965 fece rientro negli Stati Uniti per essere trasferito, dopo qualche tempo, presso la base aerea di Wright-Patterson (Ohio), come capo dell’Ufficio Sistemi Tattici, dove rimase fino a maggio 1967. Nel 1970 divenne comandante del Centro di prova dei voli aerei, presso la Edwards Air Force Base. Nel 1972 divenne comandante del Corpo di addestramento riservato alle forze aeree (AFROTC). Nel 1975 ricevette la sua seconda stella divenne capo dello staff della Quarta Air Force Tattica Alleata, col grado di Major General. Si ritirò dal servizio attivo il 1 ° febbraio 1981 e venne a mancare al mondo dei vivi il 17 marzo 2010.

IL MISTERO

Il 7 luglio 1962, mentre si trovava in volo sull’X-15, al di sopra della base di Edwards (California), ad una quota di circa 96 chilometri, vide e filmò un oggetto non identificato, di color bianco-grigiastro, del tutto simile ad gigantesco “pezzo di carta“. Lo osservò dapprima alla sua sinistra, per circa cinque secondi, per venire poi decisamente superato mentre stava volando alla “modesta” velocità di 3.500 km/h! Ovviamente, segnalò l’avvistamento via radio con queste testuali parole: “Ci sono cose là fuori! Ci sono assolutamente“.

Negli anni a seguire, intervistato da diversi media, ebbe a riferire le seguenti parole: “Non avevo idea di che cosa fossero quegli oggetti che vedevo là. Dapprima ho notato un paio di particolari. Erano molto piccoli e mosci. Poi ho pensato che potessero essere il residuo di perossido del carburante bruciato dal motore. Quindi ho guardato fuori dal finestrino-oblò di sinistra ed ho visto una cosa che assomigliava ad un foglio di carta, grande quanto la mia mano. Era distante trenta o quaranta piedi, di colore bianco-grigiastro e l’ho osservato per circa cinque secondi prima che se ne andasse via e lo perdessi di vista. Ancora non so che cosa fosse“.

Non ci è dato di sapere se, in quell’occasione, la cinepresa di bordo sia entrata in funzione automaticamente o sua stata attivata manualmente, sta di fatto che il pluripremiato pilota statunitense, idolo di tutte le folle, preso addirittura a simbolo degli Stati Uniti da Jonh Kennedy in persona, per la cara NASA divenne un “visionario” che, nel pieno della sua vigorìa fisica ed intellettuale, scambiò “modestissimi cristalli di ghiaccio, distaccatisi dalla carlinga“, per un corpo di maggiori dimensioni. Ovviamente, egli rimase della propria idea, come noi, del resto. Qui, non occorre di certo avere una laurea in fisica o in chimica per dare una risposta a tale fantasmagorica asserzione, quando si pensi che volando a 3.500 km/h, a quasi cento chilometri di quota, un “pochettino almeno” dovrebbe scottare la superficie esterna della carlinga di un aereo, per cui la domanda-risposta agli amati tecnici NASA verrebbe quasi del tutto spontanea, magari direttamente in inglese, cosicché non farebbero fatica ad afferrare il nostro punto di vista ufologico ed immediatamente capire:” How does atmospheric water condense into ice on such a hot surface?“. Come fa l’acqua atmosferica a condensarsi in ghiaccio su una superficie bollente come quella? Non lo credete anche voi? Ma tant’è! La NASA è lì per quello: mentire, sempre mentire e solo mentire, continuando incredibilmente a tirar fuori dal cappello la trita e contrita teoria del ghiaccio che si forma sulla carlinga, che poi si stacca e che supera con estrema facilità anche una moderna navetta spaziale in viaggio nello spazio a circa ventisettemila chilometri orari!

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