Il Pentagono sta ancora studiando gli UFO

ABSTRACT – Il Pentagono sta ancora studiando seriamente gli UFO, in barba a quanto abbiano santificato il Ministero della Difesa statunitense e la stessa NASA in questi ultimi sessant’anni, in pratica dal Project Blue Book in poi, con buona pace dell’asfittico mondo cicapino, con tanto di codazzo antiufologico di astrofilini e astrofiletti. Il 26 maggio 2019 sulle pagine del “The New York Times è stato pubblicato un articolo sugli UFO, frutto di interviste ad almeno cinque piloti della marina statunitense, fra i quali anche il tenente Ryan Graves, afferente ad avvistamenti di oggetti volanti non identificati, da parte di piloti militari statunitensi, avvenuti sulla costa orientale, nel periodo di tempo compreso fra il 2014 e il 2015, durante programmate manovre di addestramento, dalla Virginia alla Florida, dalla portaerei  Theodore Roosevelt.

IL PROJECT BLUE BOOK

Il Project Blue Book, iniziato nel 1951, consistette in un lungo e contestato studio sulla fenomenologia ufologica manifestatasi nelle Americhe ed in Europa, fra il 1947 ed il 1969.

CASI STUDIATI

Quell’enorme mole di carte servì a studiare, classificare ed analizzare in maniera da loro definita “scientifica“, tutti i dati che erano stati raccolti e che afferivano alle denunce scritte pervenute, presentate da persone di ogni ceto sociale: ben 12.618 (dodicimilaseicentodiciotto) presunti avvistamenti ufologici.

PREOCCUPAZIONE DELLE SFERE MILITARI

Ora, si badi bene alla finezza utilizzata da quei primi investigatori ufologici, riguardo la conclusione dei lavori: essi affermarono che il loro studio non aveva come obiettivo la dimostrazione dell’esistenza degli UFO, bensì la preoccupazione di rispondere ad un’unica domanda: “Gli UFO possono costituire una minaccia per la nostra amata nazione?“.

IL RAPPORTO CONDOM

Ufficialmente, si decise di porre fine allo studio di quegli oggetti volanti non identificati in seguito alla pubblicazione, avvenuta nel 1968, del famoso Rapporto Condom, dal nome del fisico nucleare statunitense Edward Condom, che diresse i lavori di analisi su quei ventuno anni di avvistamenti (1947-1968) e giunse alla conclusione che gli oltre 700 (settecento) casi inspiegabili, classificati come “non identificati” e corrispondenti a circa il cinque per cento del totale, non rappresentavano nulla di nuovo sotto al sole.

CONCLUSIONI

In quella tragicomica conclusione si disse agli abitanti di questo pianeta: “State tranquilli. Non c’è nulla di scientificamente attendibile o di tecnologicamente avanzato o a noi superiore o a noi non noto o sconosciuto alle leggi della nostra fisica terrestre. Per tali ragioni, gli UFO non costituiscono una minaccia né per noi né per il nostro pianeta. E non c’è nemmeno la certezza che si possa trattare di velivoli extraterrestri“. Punto a capo e primo KO per gli appassionati di ufologia.

IL COMING OUT UFOLOGICO

Praticamente, con questa intervista si è assistito al primo coming out ufficiale di quell’ermetico e super secretato mondo militare statunitense, rigidamente inquadrato nei principi del ‘Top secret’ e della referenza esclusiva ai livelli superiori, che ha fatto della negazione della vita aliena la propria bandiera, apparentemente strutturato sotto forma di scatole cinesi, ciascuna distinta e ben disgiunta dalle altre ma conscia, al proprio interno, di far orgogliosamente parte di quel disegno superiore che pone l’onore e l’orgoglio della bandiera davanti a tutto.

COME MAI?

Come mai, dunque, all’improvviso, e con tanto di video ufficiale militare, ben cinque piloti militari in servizio hanno avuto il coraggio o, forse, l’onere e l’onore di dichiarare al mondo intero, attraverso una serie di interviste mirate, di aver visto e filmato oggetti volanti non identificati, definendoli poi come “impressionanti”?

Non si è trattato di luci sbarazzine, né di lampi improvvisi né di scie misteriose: ciò che hanno visto e filmato erano oggetti volanti reali, di grandezze e forme diverse, governati certamente da qualcosa di assai intelligente, dotati di una potenza mostruosa rispetto ai nostri migliori jet, in grado di andare oltre ogni legge fisica nota in questo universo, di fermarsi all’improvviso nel vuoto o di fare con disarmante facilità cambi di direzione ben più chiusi di novanta gradi senza procurare apparente danno fisico ai piloti che li stavano governando.

A questo punto almeno due domande appaiono più che legittime: “Sta succedendo qualcosa o è già successo qualcosa da qualche parte del nostro sistema solare?”.

ANDIAMO CON ORDINE: GLI UFO

Prima di addentrarci in qualcosa di certamente a noi superiore, proseguiamo con i contenuti veri delle dichiarazioni rilasciate dai militari.

Quegli “oggetti strani“, uno dei quali a forma chiaramente di trottola, sono apparsi quasi quotidianamente sui cieli della costa orientale statunitense, nel periodo che va dall’estate del 2014 al marzo del 2015, sulle quote usuali di volo degli aerei militari.

I piloti della marina hanno riferito correttamente ai loro superiori di aver osservato oggetti volanti non identificati apparentemente privi sia di ali che di un’evidente tecnologia propulsiva, assimilabile al classico motore a reazione: anzi, non aveva alcun foro dal quale uscisse fumo o altra sostanza di scarto dell’energia usata per la forza motrice di spinta.

LA VELOCITÀ IPERSONICA

E nonostante ciò, la loro velocità giungeva agevolmente a livello ipersonico. Tale fattore non è proprio di secondaria importanza. Vediamo perché.

In genere, noi umani definiamo il regime ipersonico come una velocità maggiore di circa cinque volte la velocità del suono, per cui si parla di un numero di Mach maggiore di 5.

IL MODELLO X-43

Al momento attuale della nostra civiltà, sappiamo che la NASA ha già teoricamente raggiunto il regime ipersonico, ma con aerei sperimentali senza pilota con propulsione a razzo, arrivando a Mach 7 (circa 8.050 km/h) col modello X-43A ma con alcuni distinguo: il primo modello è andato distrutto, mentre gli altri due hanno volato a tale velocità per soli dieci secondi e sono poi precipitati nell’oceano, distruggendosi.

Suo fratello minore, l’X-43B raggiungeva solo i 2.5 Mach ed ha il progetto sospeso da anni. L’altro fratello X-43C funzionava a kesosene, quindi peggio che andar di notte e, per di più, ha il progetto sospeso pressoché definitivamente.

Infine, dell’X-43D, il fratello del futuro, con l’obiettivo dei 15 Mach, non se ne sa più nulla dal 2007 e, comunque, anche’sso appartiene alla famiglia degli “studi possibili”, attualmente non più finanziati.

La nostra attuale tecnologia, in campo ipersonico, è praticamente ferma, appunto, al 2007, con velivoli senza pilota capaci di volare in linea retta per circa dieci secondi, alla velocità di punta di circa 8.000 km/h circa, per poi schiantarsi nelle acque di un qualche oceano.

Tuttavia, si sono registrati due fatti importanti: nel 2017 la NASA ha dichiarato di aver scoperto un nano-materiale dotato di altissima resistenza al calore e ciò potrebbe essere una cosa davvero utile per i velivoli ipersonici che ambiscono a velocità superiori ad almeno 6.000 km/h di velocità. Nella Cina da dove non trapela mai nulla, è giunta la notizia di un aereo per passeggeri, dotato di motore ipersonico: ma è sempre e comunque un altro progetto e non una realtà.

E lassù, sulla costra orientale statunitense, quegli oggetti volanti non identificati volavano in ogni direzione a velocità ipersonica fino a quando, stanchi di giocare con i nostri potentissimi jet della marina, aumentavano decisamente la velocità ipersionica dando quasi l’impressione di sparire dalla vista degli estereffatti piloti.

TECNOLOGIA REALE: L’AEREO BLACKBIRD

La tecnologia statunitense possedeva un aereo che rappresentava il summa della potenza e della velocità in campo militare: il ricognitore strategico Lockheed SR-71, soprannominato in maniera non ufficiale Blackbird e in grado di raggiungere la velocità di Mach 3,4.

Tale velivolo prestò ufficialmente servizio per ventitré anni, dal 1966 al 1989, ovvero fino alla fine della Guerra Fredda, avvenuta con la caduta del Muro di Berlino. Ma sulle cause reali della sua apparente dismissione nessuno sa ancora nulla per certo. Si pensa, ovviamente, ad un taglio dei fondi visti gli enormi costi di esercizio richiesti dalla gestione di un aereo in grado di raggiungere la velocità (omologata) di ben 3.530 Km/h ad una quota di oltre 25.000 metri e una velocità reale di poco superiore ai 3.600 km/h.

Perché dico questo? Perché l’SR-71 Blackbird era figlio di quella tecnologia studiata per decenni nella famosa Area 51 e anche perché, stranamente, il caccia intercettore YF-12A ed il ricognitore A-12 sono certamente figli suoi. Ora, un esemplare di quegli anni del Blackbird si trova al museo di Washington.

ALTRE VELOCITÀ

Se ti interessa saperne di più sulla velocità necessaria per volare all’interno del nostro sistema solare o della nostra galassia o dell’infinito universo sarebbe una buona cosa che ti leggessi questo mio articolo (Viaggi nel cosmo, propulsione spaziale e velocità) oppure quest’altro articolo (Viaggi nel cosmo, sistemi di propulsione e illusione pura), così da farti un’idea vera di che valore attribuire realmente ad una velocità, stabile e ben gestibile, di Mach di 2 o Mach 3,4 o Mach 5.

INCIDENTI CON UFO

Dalla famosa intervista, parlando con il tenente-pilota di Super Hornet F/A-18 Ryan Graves, si è saputo sia che alla fine del 2014, un suo collega ha avuto una collisione ravvicinata con uno di quegli oggetti, ed è stato fatto un regolare rapporto ai superiori, sia che negli anni precedenti vi sarebbero stati anche di diversi incidenti con “UFO”, che sarebbero stati addirittura fotografati e filmati.

Ryan Graves ha poi aggiunto un particolare davvero importante: tenere un aereo terrestre in volo richiede tantissima energia e quegli oggetti osservati e fimati, se considerati in funzione della loro strabiliante velocità, riescivano a starsene in volo almeno undici ore in più di ciò che ci si sarebbe aspettato da un pari velivolo terrestre. Dunque, viene subito da chiedersi che cosa mai possa alimentare la loro tecnologia propulsiva e come facciano ad essere così stabili anche se privi di ali.

E così, mentre le alte sfere del Dipartimento della Difesa vanno alla ricerca di spiegazioni più “terrestri”, decisamente confinate nel mondo dei droni, i cinque piloti testimoni non fanno nessuna speculazione ufologica, ma dicono solo che hanno visto una tecnologia enormemente superiore a quella terrestre.

STORIA DI UN AVVISTAMENTO

Nella suddetta indagine del New York Times, si racconta delle vicende di due piloti della Marina che stavano svolgendo una missione di allenamento al largo della costa di San Diego, sopra l’Oceano Pacifico, ricevettero una chiamata da un operatore radio con cui erano in contatto.

Dopo averli informati sul fatto che altri militari avevano visto ed inseguito strani oggetti volanti per circa due settimane e che a volte, non solo facevano manovre improvvise, ma riuscivano addirittura a librarsi nel vuoto, chiese espressamente loro di indagare. Cosa che fecero fin da subito e, infatti, di lì a poco ne avvistarono uno. Che coincidenza!

Apparentemente, l’oggetto volante aveva una lunghezza di circa dodici metri (quaranta piedi) e se ne stava sospeso nel vuoto (librava) a circa quindici metri sopra le onde dell’oceano (circa cinquanta piedi), ma al di sotto della sua carlinga, sulla esatta verticale, si notava come un intenso bollore dell’acqua.

I piloti allora decisero di andare a dare un’occhiata, ma proprio in quell’istante l’oggetto iniziò a salire verso di loro e, infine, dopo aver compiuto una grande virata, accelerò in maniera cosi intensa che i piloti dichiararono di non aver mai visto nulla di simile. Quell’incontro terminò così come terminano tante altre storie che raccontiamo noi ufologi: scomparendo letteralmente dalla vista, all’improvviso!

LUIZ ELIZONDO

Ma qualche altro militare ha fatto coming out: Luis Elizondo, un funzionario dell’intelligence militare ed ex direttore generale del suddetto AATIP (Advanced Aerospace Threat Identification Program), poi dimessosi nel 2017 ed invitato ufficialmente dal CUN di Roma al settimo convegno internazionale denominato “Città di Roma”. Egli, in tale sede, ha ufficialmente dichiarato che se l’uomo comprende ciò che si vede nel video rilasciato dal Ministro della Difesa statunitense, si comprende bene come questa non sia tecnologia terrestre.

Ha parlato non solo di una “serie impressionante di incidenti” con quegli sconosciuti velivoli provenienti da chissà dove, confermando così le parole di Ryan Graves, ma anche di uno sconosciuto “Advanced Aerospace Threat Identification Program (AATIP)” o Programma Avanzato di Identificazione delle Minacce Aerospaziali del Pentagono, che ha operato con budget da almeno 22 milioni di dollari annui ed ha investito il proprio tempo analizzando i dati radar, le riprese video e i resoconti forniti dagli ufficiali superiori che erano imbarcati sulla portaerei Theodore Roosevelt. 

LA CONFESSIONE

A questo punto un nuovo e strabiliante coming out, direttamente dal Ministero della Difesa statunitense: il governo degli Stati Uniti ha investigato segretamente sugli UFO dal 2007 al 2012, poi l’indagine si sarebbe assopita, a causa dell’assenza di fondi, ma il gruppo sarebbe ancora attivo al giorno d’oggi, anno 2019, come dimostrato dalle dichiarazioni di Luiz Elizondo.

D’altra parte, già con le immagini ufficiali del video in questione, ufficialmente rilasciato dal Pentagono, c’è davvero poco da ridire, con buona pace del triste e sempre più ammutolito mondo cicapino che, evidentemente, non può andare contro i suoi stessi superiori di riferimento ufologico: NASA, Pentagono e Ministero della Difesa statunitense.

IL SISTEMA ATFLIR

I dati del video sono incontestabili, in quanto non solo afferenti al sistema ATFLIR  di cui sono dotati i caccia F/A-18F della Marina statunitense, ma anche perché rappresentano la crema delle più avanzate tecnologie di acquisizione digitale mai prodotte dall’uomo in ambito militare.

IL GRUPPO SCU

Agli scettici, consiglio la lettura dell’indagine eseguita dal gruppo SCU (Scientific Coalition for UAP studies), costituito da scienziati e ricercatori indipendenti, ex ufficiali militari e persone già appartenenti alle forze dell’ordine, riferita all’incidente accaduto il 14 del 2004 all’undicesimo gruppo navale statunitense, che comprende anche la NIMITZ, per capire di quale tecnologia aliena stiamo parlando: nel video oggetto di analisi, si vede un oggetto volante inquadrato dal sistema ATFLIR che si libra per l’aria per minuti, fermo ed immobile per diverso tempo, che parte all’improvviso con una velocità non descrivibile da parole umane. Semplicemente pazzesco. Quella cosa non era terrestre e al Pentagono sanno la verità, quindi, da almeno quindici anni.

CHRISTOPHER SHERWOOD

Ecco perché il Ministero della Difesa, e per conseguenza il Pentagono, si sono visti costretti a correre ai ripari, facendo aprire la bocca a Christopher Sherwood, loro portavoce uffciale. Egli, con tutto la diplomazia che si deve usare in questi casi, ha specificato che gli USA, attraverso il siuddetto Programma AATIP, hanno condotto indagini su aerei non identificati e continuanoi tuttora a farlo.

IL RITORNO ALLE ORIGINI

In pratica, egli ha evitato così di parlare apertamente di UFO (Unidentified Flying Objects) e, con un triplo salto mortale all’indietro, ha fatto ritorno al famoso Project Blue Book in quanto ha dichiarato che il compito preminente della Ministero della Difesa statunitense è quello identificare qualsiasi cosa che possa rappresentare una minaccia per la patria. E tale attività preventiva viene appunto condotta dall’aviazione militare che deve garantire la difesa della patria da qualsiasi sorpresa.

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