Roswell 1947: una vicenda quasi dimenticata

Quando il tenente colonello Philip Corso, nel 1961, ottenne direttamente dal generale Arthur Trudeau l’onore di scoprire i segreti di Roswell e l’onere della responsabilità totale dello sviluppo della retroingegneria aliena, in qualità di “Capo della Divisione Tecnologia Straniera” (Research and Development Department), la vicenda di quel lontano UFO crash avvenuto nei pressi di Corona nel 1947 era stata quasi del tutto dimenticata dagli studiosi di ufologia. Poi, nel 1980, arrivò sugli scaffali di tutto il mondo il libro “The Roswell incident“, scritto da Charles Berlitz e William Moore, che ebbe non solo il grandissimo merito di risvegliare l’interesse ufologico mondiale sulla vicenda solo apparentemente dimenticata, del più importante incidente ufologico mai accaduto negli Stati Uniti, ma anche quello di ricordare a tutti l’incredibile manovra di cover-up attuata dal governo americano, che costrinse i militari coinvolti nella vicenda a mentire spudoratamente, sottolinenado con forza il loro dovere verso la nazione rispetto al segreto militare.

BILL CLINTON

La menzogna americana proseguì, comunque, per mezzo secolo, fino al 1995, allorquando il presidente Bill Clinton decise di mostrare gli scheletri che il governo aveva negli armadi. Tra il 1995 e il 1999, egli emise direttive esecutive, nonché modifiche delle prime direttive di trent’anni prima, che permisero il rilascio di documenti di sicurezza nazionali. Ecco il perché egli divenne tanto famoso per gli ufologi di tutto il mondo, trasmettendo la notorietà alla moglie Hillary, candidata poi sconfitta da Donald Trump alle ultime presidenziali USA. Insomma, fu la fine ufficiale del cover-up messo in piedi da decenni e l’inizio del “Disclosure”, ovviamente a modo loro.

Insomma, ora siamo certi che capirete come mai tutto ciò abbia potutto accadere e sia effettivamente accaduto, esattamente com’era nei piani dei cervelloni. Laggiù, per mezzo secolo, vi fu una sola parola d’ordine: cover-up. Mentire su tutto, sempre e comunque. Mentire, solo mentire, sempre mentire. Non c’era altra via. E purtroppo, non c’è tuttora un’altra via d’uscita a questa storia infinita. Sì! La storia di Roswell non è finita, e non sarà finita per tanto tempo ancora, come avrete modo di leggere nel prosieguo del presente articolo.

PHILIP CORSO

Fin dal 1953 il maggiore Corso aveva ottenuto i gradi di tenente colonello e faceva parte del CIC (Counter Intelligence Corps), ovvero dell’agenzia ufficiale di spionaggio dell’esercito degli Stati Uniti che, rispetto all’UFO crash più famoso della storia dell’ufologia, si era occupata con estrema perizia della cancellazione totale di ogni traccia nel luogo dell’impatto al suolo della navetta aliena.

BILL BLANCHARD

Ritornando al 1947, il colonello Bill Blanchard era il comandante dell’aeroporto militare di Roswell, chiamato semplicemente “509th“, ma conosciuto dai militari come “509th Bomb Wing“, ovvero “509° Stormo Bombardieri“, unico in tutti gli USA ad essere deputato al trasporto ed allo sganciamento delle bombe nucleari. Ricordo, infatti, con somma tristezza, che proprio da questo aeroporto il 6 agosto 1945 decollò il B-29 “Enola Gay“, pilotato da colonello Paul W. Tibbets, per andare a sganciare la bomba atomica su Hiroshima, mentre il B-29 “Bockscar“, pilotato dal maggiore Charles Sweeney, lasciò cadere il suo carico di morte su Nagasaki il 9 agosto 1945.

I RICOVERI DEI ROTTAMI DELL’UFO

Il nostro colonello Blanchard fu dunque colui che dovette gestire i primi momento dell’UFO crash di Roswell. Egli fece trasferire tutti i rottami della navetta aliena a Fort Bliss dove, come vi ho spiegato nel precedente articolo, il generale Roger Ramey ne assegnò le prime destinazioni dopo aver ordinato al maggiore Jesse Marcel di incenerirsi pubblicamente il capo per il precente annuncio della caduta di un disco volante. A Fort Bliss, dove aveva sede l’Eight Army Air Force, i rottami vennero sommariamente analizzati, poi furono spediti in parte presso la  base aerea Wright-Patterson, di Dayton (Ohio), perché lì aveva la propria sede l’Air Material Command, ed un’altra parte fu trasferita all’Ufficio Tecnologie Straniere del Pentagono, facendo però una breve sosta presso Fort Riley, in Kansas. Qui, però, accadde quel fatto inquietante di cui già vi ho narrato, dell’avvistamento da parte del tenente colonello philip Corso di un piccolo corpo di alieno grigio, immerso in un liquido azzurrognolo e contenuto in una teca di vetro, a sua volta rinchiusa in una cassa di legno. dal punto di vista militare tutta la vicenda venne coordinata dal generale di Corpo d’Armata Nathan P. Twining in quanto, a quel tempo, egli si trovava a comandare l’Air material Command, e quindi anche il Comando Operativo deputato al recupero di oggetti volanti alieni schiantatisi al suolo.

Sembra, comunque, stando almeno alle dichiarazioni di Philip Corso, che tutto quanto caduto a Roswell, alieni compresi, sia stato definitivamente trasferito alla Norton Air Force Base, a San Bernardino, in California, con lo scopo di tentare di replicarne la tecnologia. Per la relativa validazione di tale affermazione, hanno fatto testo le dichiarazioni rilasciate addirittura da un tenente colonello USA, John Williams, ingegnere elettronico e già pilota di elicotteri in Vietnam, il quale ha dichiaro di aver udito da altri suoi colleghi piloti che nella base di Norton vi era struttura segreta dove si trovava ricoverato un UFO. Inoltre, ha aggiunto che suo padre gli disse che aveva udito da un alto ufficiale della base che il governo americano stava spendendo montagne di soldi per studi sull’antigravità. D’accordo, sono solo voci e non c’è prova alcuna su tali affermazioni, ma colui che ha deciso di parlare è un ex pilota militare e questo è un dato di fatto sui misteri racchiusi in un hangar inaccessibile della base di Norton! D’altronde, lo stesso Philp Corso dichiarò la stessa cosa molto tempo prima: l’UFO caduto a Roswell, dopo aver fatto capolino in diverse località, venne definitivamente trasportato nella base di Norton e da lì non venne più spostato, per cui dovrebbe trovarsi ancora dentro al misterioso hangar.

L’INIZIO DEL COVER-UP

Il generake Twining fu anche colui che decise non solo il cover-up della vicenda di Roswell, ponendola di fatto sotto al più alto livello di copertura mai raggiunto negli Stati Uniti, ma anche la strategia del depistaggio, consistente nell’ammissione immediata e nella successiva negazione, in una continua alternanza di notizie vere e notizie false.

C’è una data precisa: 23 settembre 1947. A quel tempo egli inoltrò ai massimi livelli militari e politici il suo primo rapporto ufficiale sulla vicenda dei dischi volanti che vennero descritti nel modo seguente: costruiti con materiale apparentemente metallico e riflettente, di forma circolare o ellittica, piatti nella parte inferiore e ricurvi in quella superiore, privi di scie di condensazione e spesso, ma non sempre, di emissioni sonore: infatti, in alcuni casi di avvistamento i testimoni avevano riferito di “rumori assordanti”. Parlando poi degli alieni, il rapporto sosteneva la tesi della loro ostilità di fondo. Infatti, le loro navette spaziali non solo penetravano nella spazio aereo terrestre a velocità enormemente superiori a quelle degli aerei militari del tempo, compiendo manovre impossibili per le leggi della fisica, ma si gettavano addirittura nelle acque degli oceani mantenendo inalterata la velocità e, cosa assai più importante, non aprivano alcun canale di contatto con gli operatori delle torri di controllo. Quegli esseri provenienti da chissa quali mondi erano tutti di altezza minuta, ma dotati di un’intelligenza superiore, in grado di trasmettere le notizie con la sola forza del pensiero.

UN REPORT SPECIALE

Per quel che concerne invece il caso di Roswell, Twinning inviò tre giorni dopo, ovvero il 26 settembre, uno speciale rapporto direttamente al presidente USA Truman. In tale documento egli specificò nome e cognome di tutte le persone, con importanti comandi dirigenziali e militari, che aveva consultato per redigerlo. Bene, per gli studiosi di ufologia, ricordo che tutte quelle persone, nessuna esclusa, furono poi le stesse che entrarono a far parte della misteriosa organizzazione nota col criptico termine di “MAJESTIC TWELVE“. Ecco chiarita la nascita, la struttura, l’organizzazione e gli obiettivi di quella fenomenale macchina da insabbiamento, tuttora attiva, che portò alla nascita del cover-up sull’ufologia.

GLI ALIENI DI ROSWELL
Le sole cose vere che si conoscono della vicenda, sono quelle legate alle affermazioni del tenente colonello Philip Corso il quale disse di aver visionato il documento afferente l’autopsia che venne eseguita sul corpo di un alieno presso l’ospedale militare Walter Reed, che qui vi riporto in maniera sintetica, ma chi desiderasse saperne di più potrà, potrà approfondire le proprie conoscenze nell’articolo che gli ho appositamente dedicato.

Quell’alieno aveva un’altezza di circa 120 cm; i suoi organi interni, la struttura ossea e l’epidermide apparivano diversi dai nostri. Il cuore era assai più grande di quello umano, ma i polmoni erano davvero enormi rispetto alla grandezza complessiva del corpo. Il cervello era del tutto simile al nostro, ma decisamente smisurato rispetto al corpo; risultò essere suddiviso in quattro sezioni e riparato da un cranio spugnoso. Le ossa erano decisamente sottili, ma non in senso negativo poiché diedero l’impressione che fossero, in realtà, assai più flessibili ed elastiche delle nostre.

Dalle testimonianze ufficiali raccolte nel corso dei decenni sappiamo con certezza che due di quelle creature, pur respirando con estrema difficoltà, sopravvissero al terribile schianto ed alla furia umana. Venne definito col termine di EBEExtraterrestrial Biological Entity, ovvero Entità Biologiche Extraterrestri (Se ti interessa l’argomento specifico puoi leggere i miei due articoli dedicati qui e qui).

LE TRE POSTAZIONI RADAR

Nei giorni precenti lo schianto della navetta aliena, gli operatori ai radar nelle tre basi militari di RoswellWhite Sands ed Alamogordo, erano tutti in allarme rosso poiché sugli schermi apparivano e scomparivano a piacimento inquietanti “plots” che segnalavano la presenza di velivoli sconosciuti sullo spazio aereo militare più segreto ed impenetrabile degli Stati Uniti. E la notte dello schianto era ricomparso l’inquietante “radar blip” dei giorni precedenti, che segnalava la presenza di un misterioso oggetto volante, come testimoniò l’operatore radar Steven Arnold, il quale dichiarò di aver visto “… the radar blip explode in a brilliant white florescence and evaporate right before his very eyes …”. Quell’UFO fu quindi intercettato dai radar e fu visto esplodere e sparire dagli schermi, in modo tale che non avrebbe mai e poi mai potuto essere un pallone-sonda, con buona pace di chi ancora si ostina a sostenere la prima ipotesi dei militari.

L’UFO DI ROSWELL

Le caratteristiche salienti di quella navetta aliena proveniente da chissà dove furono certamente quelle di una totale assenza sia del sistema di controllo che della tecnologia di propulsione: insomma, non si riusciva a capire come diavolo potesse essere controllata e sospinta in volo. Il tenente colonello Philip Corso, in qualità di “Capo della divisione Tecnologia Straniera” (Research and Development Department), avendo l’onere della responsabilità totale dello sviluppo della retroingegneria aliena, e la possibilità della supervisione su tutto il materiale proveniente dall’UFO crash, fu portato a formulare l’ipotesi di un “sistema di guida ad onde celebrali“, forse deducendolo dal fatto che a bordo di quella navetta aliena vennero rinvenute delle fasce elastiche, assai simili alle attuali fasce per capelli. Gli scienziati ebbero modo di indossarle, ed ogni volta che lo fecero furono concordi nell’affermare che esse provocavano immediatamente formicolii di vario tipo, cefalee di diversa entità, stato leggero di shock e disturbi alla vista, sotto forma di sequenze alternate di colori.

NESSUNA TECNOLOGIA DI PROPULSIONE

Di quella misteriosissima macchina volante, sappiamo per certo, sempre dalle dichiarazioni di Philip Corso, che non era dotata di motori atomici o a reazione, non aveva nessun tipo di razzo a propellente, nessuna elica esterna e nessun tipo di propulsione chiaramente individuabile.

TECNOLOGIA INCREDIBILE

Eppure, stando ai tracciati rilevati dai radar delle tre basi militari suddette, era in grado di opporsi alla forza di gravità. Dunque, se non aveva alcun tipo evidente di propulsione, ma si muoveva tranquillamente nel cielo a proprio piacimento, addirittura fermandosi all’improvviso per poi ripartire a velocità incredibili per quegli anni, con virate improvvise ad angolo retto ed anche di più, significa una cosa sola: aveva una tecnologia avanzatissima. E la sola tecnologia ipotizzabile rimane quella afferente la propagazione di onde elettromagnetiche, quasi certamente emesse e controllate dall’inversione dei poli magnetici. Certo, un problema si porrebbe per noi umani sul come si sarebbe potuto sopravvivere all’interna di una macchina volante di quel tipo, dove regnava unicamente un enorme campo magnetico generato da un’onda elettromagnetica. Sembra che nessuno lo abbia ancora capito! Tuttavia, una possibile parte della risposta potrebbe trovarsi nella scheletratura leggerissima e assai flessibile degli alieni e nella misteriosa epidermide che ricopriva il loro corpo, dallo stesso Philip Corso ipotizzata come una possibile tuta aderente in maniera pressoché totale al corpo degli alieni.

LA MISTERIOSA TUTA-EPIDERMIDE

Infatti, sempre lo stesso Corso osservò che i piloti alieni, pur facendo raggiungere al loro mezzo accelerazioni improvvise fino a settemila miglia orarie, non subivano alcun danno. Ne dedusse, dunque, che essi non subissero alcuna conseguenza fisica proveniente dalla forza di gravità che, a quel punto, sarebbe stata deviata non solo dall’onda elettromagnetica che avrebbe avvolto la loro navicella, ma anche dall’aderentissima tuta-epidermide.

Tuta che, tra l’altro, sarebbe forse servita agli alieni per interagire con i circuiti elettrici della loro navetta. In questo caso saremmo di fronte ad un’ipotesi sconvolgente: quell’UFO sarebbbe stato governato direttamente dalla volontà dei piloti alieni e quella tuta altro non sarebbe stata che un prolungamento tecnologico, una sorta di plug-in fra la forza di volontà della mente e la tecnologia propulsiva, che ha fatto ipotizzare a più ufologi la possibiltà che gli UFO possano essere delle vere e proprie navicelle biologiche.

LA NAVICELLA EXTRATERRESTRE

Se si considera poi il fatto che il ventre delll’UFO era ricoperto da una lega metallica costituita da rame ed argento purissimi, ottimi conduttori elettrici, vien da pensare che la navicella avesse potuto essere una sorta di vero e proprio circuito elettrico! La sua forma generale esterna era quella di una mezzaluna, mentre all’interno non era presente quasi nulla di assimilabile ad un normale sistema di controllo di un aereo: né sistemi di controllo a schermo, ne sistemi di guida manuali, né sistemi di navigazione, né cablaggi, fili e ingranaggi, ma solo ed unicamente le famose fasce di cui vi ho già detto ed alcuni pannelli in rilievo, sui quali sarebbero state presenti le cavità deputate a ricevere le mani di quelle creature aliene.

LA FORZA ANTIGRAVITAZIONALE

Quello che si sa al riguardo parte, come sempre, dagli studi compiuti dall’ingegnere serbo Nikola Tesla sull’assenza di gravità e, soprattutto, sulla conversione dei campi elettromagnetici, generati da una qualsiasi distribuzione di carica elettrica (il ventre dell’UFO) e propagata sotto forma di onde elettromagnetiche, in campi gravitazionali. Oggigiorno, purtroppo, tale teoria della propulsione antigravitazionale elettromagnetica non è ancora stata compresa da nessuno!

Si sa che in California, presso il California Insitute for Advanced Studies, fin dagli anni ’20, gli scienziati Paul Biefeld e Townsend Brown studiarono e svilupparono la teoria sui campi magnetici, realizzando, in seguito, addirittura alcuni velivoli a forma discoidale ed a decollo verticale.

Negli anni ’60, in seguito ai primi voli orbitali, risultò evidente che l’assenza di gravità arrecava disturbi importanti ai piloti, quali: senso di disorientamento, indebolimento fisico e muscolare, riduzione del tono muscolare del cuore, del diaframma, della capacità polmonare e della resistenza dei tessuti ossei. Se poi, tutto ciò veniva sommato al fatto che i tempi di recupero e di riadattamento dei loro corpi alla gravità terrestre si mostrava prolungata e difficoltosa, se ne dedusse che l’assenza di gravità determinava un limite enorme ai viaggi nel cosmo. Limite poi accentuato dai problemi insormontabili delle scorte alimentari e della tipologia propulsiva, sulla quale vi potete leggere questo mio articolo.

 

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