Nasa ed astronauti: tra visioni ed allucinazioni

Alla NASA nessuno apre bocca. Gli astronauti non ne vogliono parlare e non ne possono parlare o, almeno, non ne vorrebbero parlare delle misteriose allucinazioni e delle inquietanti visioni a cui sono stati soggetti nel corso delle loro missioni spaziali. Tuttavia, ogni tanto capita che qualcuno, una volta andato in pensione, qualcosa racconti, ma quando capita non lo fa certamente volentieri. Certo che anche tenersi dentro un “rospo” del genere non è cosa di poco conto per gli stati ordinari di coscienza di chiunque, figuriamoci per quelli di un astronauta che ha visto “cose sensazionali“, come riferito da Yuriy Alekseevič Gagarin, ma i cui capi non gli hanno poi permesso di raccontarle al mondo.

L’ASTRONAUTA

Alla partenza per ogni missione ogni astronauta conosce benissimo il proprio stato ordinario di coscienza e, d’altronde, se così non fosse, la NASA lo avrebbe stoppato già molto tempo prima ed egli non si troverebbe lì, pronto per un viaggio verso l’ignoto.

Certo, ognuno di loro conosce benissimo se stesso: ogni astronauta sa di essere un superuomo, sa di essere uno scienziato con due o tre lauree scientifiche, sa di essere tra i migliori al mondo, sa di sapere tutto quanto è bene che un uomo sappia nell’affrontare un viaggio con poche possibilità di ritorno, sa il contenuto della missione in ogni minimo particolare, sa come reagire di fronte ad ogni evenienza, meccanica, chimica, fisica o psicologica che sia, ma non sa che cosa l’aspetti realmente lassù, fra albe e tramonti che si rincorrono vorticosamente, tra sonno e veglia che ininterrottamente si cambiano più e più volte i ruoli fino a far creder che il sonno sia veglia e la veglia sia sonno, fra ininterrotti bombardamenti di raggi cosmici ed immensi flussi magnetici altamente radioattivi, fra una microgravità ed una assenza di gravità tali da costringerli a muoversi “volando” e a dormire “legandosi” saldamente a qualcosa pur di non “lievitare” negli angusti spazi del velivolo spaziale. Ma come mai faranno i livelli elettrici del nostro sistema nervoso a resistere a tali sollecitazioni?

FISCHI PER FIASCHI

Insomma, li hanno preparati ad essere coscienti del loro pieno e più totale equilibrio psicologico ed essi sanno benissimo che lassù, a quote comprese fra i 300 ed i 500 chilometri, le loro valutazioni oggettive sulle cose che accadono nelle profondità cosmiche non dovrebbero far loro compiere errori di alcun tipo rispetto alla fenomenologia naturale e ordinaria presente all’interno della nostra prima atmosfera terrestre: a quelle quote niente fulmini globulari, niente palloni-sonda e niente misteriosi aerei sperimentali.

Eppure, molti fatti inquietanti accadono lassù ed oltre alle visioni ed alle allucinazioni, di cui vi parlerò nel presente articolo, essi sono facilmente testimoni, inermi e terrorizzati, di un traffico spaziale quanto mai misterioso ed inquitante, che spesso li accompagna in molti momenti delle loro missioni e che essi certificano sia attraverso l’uso della macchine fotografiche e delle videocamere di bordo, sia attraverso il ricordo indelebile delle loro menti.

LA MALATTIA DELLO SPAZIO

E pur se ognuno di loro si sente pronto, almeno in teoria, ad affrontare ogni possibile stato di stress, quel che accade quasi a tutti è la sensazione di vivere autentici stati allucinatori, accompagnati da visioni più o meno fantastiche e da autentiche distorsioni della realtà. Troppo ossigeno? Troppo azoto? Troppa assenza di gravità? Ora, dopo anni ed anni di studi, qualche ricercatore parla di “malattia spaziale“: si conoscono gli effetti, ma nessuno ne conosce la causa. Si è pensato al troppo azoto in cabina, ma nella nostra atmosfera terrestre esso è presente per il 78%. Si è pensato al troppo ossigeno, che è presente nella nostra atmosfera per il 20% e che diventerebbe pericoloso alle alte pressioni, ma all’interno delle nostre navicelle spaziali da una parte si ha una pressione media di una sola atmosfera e dall’altra esso non viene quasi più usato. Per tali ragioni, né l’azoto né l’ossigeno possono essere la causa della variegata fenomenologia sensoriale riferita dagli astronauti.

PRIME TIMIDE RISPOSTE

Dai ricercatori russi abbiamo avuto alcuni primi timidi tentativi di risposte: in assenza di stimolazioni esterne, alla navetta spaziale ed al corpo, il nostro cervello tenderebbe a creare una falsa percezione della realtà, ovvero gli stati allucinatori, in una sorta di atteggiamento difensivo di fronte al vuoto del “là fuori”, ovvero dell’impulso sensoriale esterno. Sembra di essere in un libro di psicologia, insomma. Si naviga nel buio più totale della mente nel tentativo di spiegare gli alterati stati di coscienza di persone che una volta erano normali. Per fortuna che qualcuno di loro ha l’avvertenza di chiarire che si tratta di un meccanismo ancora assai “controverso” e nessuno è ancora in grado di dire perché tutto ciò accada e che cosa possa realmente vedere una persona allucinata. Anche perché, è bene chiarirlo, se una persona soffre di allucinazioni e di visioni, si deve dire che soffre di una “malattia mentale” ed i nostri astronauti certamente non ne soffrivano nella loro vita normale e terrestre, ma solo allorquando erano in viaggio per il cosmo.

L’ASSENZA DI GRAVITÀ

Ipotesi e dubbi si alternano. E se l’assenza di gravità diminuisse, anche solo lievemente, il flusso sanguigno, non potrebbe essere la causa più naturale di questo stato degenarativo e passeggero del cervello umano? Forse, nuovi studi sulla risonanza magnetica funzionale, in grado di misurare e visualizzare il flusso sanguigno nel cervello durante l’ordinaria attività di bordo, potrebbero indirizzare verso una possibile risposta, ma non certamente verso una possibile terapia.

L’ALTERNANZA DEI RITMI

E se i ritmi diversi di vita avessero un senso in tutto ciò? In fin dei conti, nella normalità dei comportamenti vi è anche il benessere complessivo della mente e del corpo. E la normalità è alzarsi al momento giusto, ma di mattina, condurre in porto la giornata lavorativa e prepararsi per il sonno notturno. Ogni cosa che esula dalla normalità porta a degli scompensi. Ed è proprio quello che accade agli astronauti, costretti a vivere in un modulo piccolissimo, dove esiste solo il tempo della missione e non quelli del riposo, del rilassamento, delle pause, del sonno su di un comodo materasso.

VELOCITÀ VORTICOSE DELLA MENTE

Lassù tutto gira vorticosamente: la navetta ruota sensa sosta attorno alla Terra, a velocità elevatissima, compiendo orbite su orbite, mentre il cervello registra solo anomalie comportamentali, i cui tempi sono dettati unicamente da continue albe e continui tramonti. Lassù non esiste il riposo vero, quello che è parte integrante di un essere umano, quello che serve ad ognuno di noi per ricaricare le pile, per buttarsi qualche problema alle spalle o per prendere decisioni importanti. Lassù tutto gira maledettamente in fretta ed un corpo, per giunta costretto a vivere in un clima di totale microgravità o, meglio ancora, di assenza di gravità, perde facilmente la cosa più importante che possiede: il controllo di se stesso.

IL CASTELLO INCANTATO

Veglia e sonno non hanno più senso, tutto viene confuso, tutto gira maledettamente troppo in fretta e la “normalità spaziale” di ogni astronauta è quindi quella di entrare in quel mondo in cui, normalmente, ci troviamo, ognuno di noi, nessuno escluso, al momento del risveglio, quando pensiamo ancora di essere dentro a quel sogno, bello o brutto che fosse, ma ancora non ci rendiamo conto di essere già nella realtà della quotidianità: è il castello incantato che esiste nello spazio di un solo millesimo di secondo, tra la fine del sonno e l’inizio della veglia. E appunto, mentre per una persona normale ha la durata di una frazione di secondo, per un astronauta dura quasi tutto il tempo della missione, così la differenza diventa sostanziale e tutto viene intaccato.

IL DESIDERIO DELLA NORMALITÀ

Lassù la “visione” diviene la normalità per ciascun astronauta, anche perché è lo stesso nostro cervello che la richiede: “Hai bisogno di normalità, hai bisogno di udire una musica rilassante, hai bisogno di sentire il pianto di un bambino, hai bisogno di udire la voce rassicurante di un tuo genitore, hai bisogno dell’affetto di una persona amica, hai bisogno di sentire l’odore di quel profumo che ti rilassava tanto, hai bisogno di vedere molto da vicino la Terra, il tuo pianeta, casa tua“.

E così la nostra mente fa semplicemente ciò per cui è stata progettata ed esaudisce tutti i nostri desideri, trasportandoci nel regno immaginifico delle allucinazioni, dove siamo coscienti di quanto sta avvenendo, ma non possiamo né evitarlo né viverlo né contrastarlo: il desiderio di normalità diviene realtà virtuale, talmente desiderata o talmente odiata da toglierci il respiro e portarci quasi al soffocamento totale. Il mondo della fantasia diviene realtà: la mente corre impazzita per ogni via che percorra la normalità, ma non può portarsi dietro un corpo pressoché paralizzato.

Ecco, questo è quanto accade alle menti degli astronauti ma che, ovviamente, non può accadere alle loro apparecchiature scientifiche: essi possono anche credere di vedere qualcosa oltre gli oblò delle loro navette, cosicché noi possiamo in seguito ascoltare le loro narrazioni e legittimamente dubitare di quanto asseriscono, ma non possiamo dubitare che le foto scattate ed i filmati realizzati mentano alla maniera delle loro menti. A quello, a mentire ovviamente, ci pensa la NASA, cancellando ogni traccia dalle documentazioni fotografiche e filmiche realizzate. Sono ormai maestri quasi insuperabili in questo. Anzi, forse è addirittura diventata la loro principale occupazione, come ampiamente dimostrato dall’impressionate catena di cancellature realizzate sull’unica mappatura lunare che abbiamo, realizzata in tre anni di orbite dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) tra il 2006 ed il 2009. Dal prossimo articolo inizierò a raccontarvi che cosa hanno realmente visto, fotografato e filmato gli astronuti durante le loro missioni spaziali.

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