Luna: mistero nel cratere

cratere-manilius-duplice-scattoIl 4 ottobre 2014 venne caricato su Youtube l’ennesimo video riguardante un inquietante particolare esistente sulla Luna, all’interno del cratere Manilius: un’astronave aliena. In tale video, basato esclusivamente su di una foto scattata nel 1967, durante la missione del satellite Lunar Orbiter III o Lunar Orbiter C, si sostenne l’ipotesi che ciò che si vedeva fosse un’enorme astronave aliena, lunga circa 10 chilometri. Noi allargammo il campo d’indagine analizzando anche la foto dello stesso cratere scattata nel corso della missione Apollo 17 (7-19 dicembre 1972), circa cinque anni dopo e qualcosa, ovviamente, scoprimmo.

LA MISSIONE LUNAR ORBITER III

Lunar Orbiter III o 3 o Lunar Orbiter C fu il terzo satellite facente parte del più vasto e omonimo programma che aveva lo scopo di ottenere foto analogiche della superficie lunare, onde individuare i luoghi più adatti sui quali far allunare non solo le successive sonde Surveyor, ma tutto il necessario per le missioni Apollo. La sonda, di m 1,65 di altezza e m 1,5 di diametro, venne lanciata il 5 febbraio 1967 dalla base di Cape Canaveral, utilizzando il veicolo di lancio Atlas-Agena D; essa rimase dapprima in una momentanea orbita di parcheggio terrestre per poi raggiungere la Luna l’8 febbraio. Una volta raggiunto l’obiettivo si mise per circa una settimana in orbita attorno al satellite, senza incontrare alcun problema poi, dal 15 fino al 23 febbraio, iniziò ad eseguire fotografie della superficie lunare che vennero poi trasmesse a terra a partire dal 2 marzo. Non tutti gli scatti furono però inviati a terra poiché il meccanismo di trascinamento della pellicola dapprima fece le bizze e poi si guastò definitivamente e così andarono perduti circa il 25% degli scatti. Il totale fu comunque un successo: sulla Terra arrivarono 626 foto: 149 a risoluzione normale e ben 477 ad alta risoluzione. Alcuni scatti furono eseguiti con una risoluzione di un metro per pixel e permisero di individuare il sito di atterraggio del Surveyor 1, il primo lander lunare lanciato dalla NASA.
Il satellite Lunar Orbiter III rimase in contatto con la base terrestre fino al momento del suo impatto col suolo lunare, avvenuto alle coordinate 14.3° nord – 97.7° ovest il 9 ottobre 1967 e lassù si trova ancora.

LO SCATTO DELLA PRESUNTA ASTRONAVE ALIENA

Lo scatto che sta a fondamento dell’ipotesi del video caricato su Youtube è del 1967 e presenta le caratteristiche di seguito descritte. Posizione del velivolo spaziale Lunar Orbiter 3 rispetto alla Luna:
a) altitudine Km 62,79
b) latitudine 4,49°
c) longitudine 5,60°.
d) angolo d’incidenza: 83,35° (illuminazione della Luna)
e) risoluzione dello scatto oggetto di indagine: risoluzione: 4,4 Mega Bytes
f) deposito dell’attuale scatto: www.Ipi.usra.edu/resources/lunarorbiter/images/print/3073_med.jpg (Lunar and Planetary Institute, frame n° 3073).
g) strumento fotografico utilizzato: fotocamera a doppia lente, con processore a pellicola per luce visibile e sistema di lettura ad alta voce.

IL CRATERE MANILIUS

Questo cratere, intitolato allo scrittore latino Marco Manilio, si trova nella parte sud-occidentale del Mare Serenitatis, quadrante Nord-Est, longitudine 9,1° Est, Latitudine 14,5° Nord e più precisamente al confine nord-orientale del Mare Vaporum. Si tratta di una formazione circolare isolata, dal bordo ben definito di circa 41 km di diametro, con versanti che si innalzano fin quasi a 3.000 metri, terrazzati e scoscesi, con un vistoso picco centrale e raggiera di oltre trecento chilometri. Le pareti sono molto alte e terrazzate. Il fondo è abbastanza piatto e poco esteso con una montagna centrale. La sua formazione risale al periodo Eratosteniano (da -3.2 miliardi di anni a -1.1 miliardi di anni). Il periodo migliore per la sua osservazione è 6 giorni dopo la Luna nuova oppure 5 giorni dopo la Luna piena.

LA MISSIONE APOLLO 17

Apollo 17 è stata l’undicesima e ultima missione della NASA, con equipaggio umano, del programma spaziale Apollo. Il vettore utilizzato per il lancio fu il Saturn V. Quella mattina del 7 dicembre 1972 a bordo vi erano Eugene Cearn, il comandante della missione, il pilota del modulo di comando Ron Evans ed il pilota del modulo lunare Apollo Harrison Schmitt.
L’Apollo 17 fu anche la terza missione di Tipo J, caratterizzata da un’intensa indagine scientifica della Luna sia dalla superficie sia dall’orbita lunare.
Mentre Evans rimase in orbita lunare a bordo del Modulo di Comando, Cernan e Schmitt si fermarono poco più di tre giorni sulla superficie lunare nella valle di Taurus-Littrow, conducendo tre periodi di attività extraveicolare, occupati nella raccolta di campioni lunari e nell’impiego di strumenti scientifici. Cernan, Evans e Schmitt rientrarono il 19 dicembre dopo una missione di circa 12 giorni.
La decisione di allunare nella valle di Taurus-Littrow fu considerata come uno degli obiettivi primari della missione: analizzare materiale lunare dell’altopiano più vecchio e valutare le possibilità di una presunta e assai vicina attività vulcanica. La valle inoltre offriva una migliore copertura orbitale ed un efficiente utilizzo del rover lunare. La missione superò anche vari record stabiliti dai voli precedenti, tra cui la più lunga permanenza sulla Luna, il tempo totale di attività extraveicolare lunare, la maggior quantità di campioni raccolti e il più lungo soggiorno in orbita lunare.

QUALCOSA SCOPRIMMO

falsa-astronave-cratere-maniliusSì, anche qui come già con la finta città lunare e la finta astronave aliena qualcosa scoprimmo e fummo così certi di trovarci di fronte all’ennesima bufala. La scoperta effettuata ci fece optare ben una formazione montuosa assai illuminata, caratteristica quest’ultima della parte centrale del fondo del cratere Manilius, la cui albedo è davvero rilevante.
Dunque, come giungemmo a questa conclusione che non fece per nulla il bene dell’ufologia? Semplicemente, confrontammo la foto del 1967, scattata dal satellite Lunar Orbiter 3 (altezza di 67 km e risoluzione complessiva di 4,4 MB), con quella scattata nel 1972, circa cinque anni dopo, durante la missione Apollo 17 (altezza di 106 km e risoluzione di 2,9 Mega Bytes).
Il nostro fotomontaggio a lato, dimostra senza ombra di dubbio che a cinque anni di distanza, laddove si era pensato di individuare un’astronave aliena di circa dieci chilometri di lunghezza c’era ancora una struttura centrale ben delineata e, a lato, forse anche a causa della natura terrazzata e scoscesa delle pareti interne di Manilius, una lunga catena montuosa che generò, con ogni probabilità, l’erronea valutazione dell’astronave aliena, soprattutto se pensata in unione ad un’albedo decisamente elevata del fondo.
Ma che cos’è l’albedo? Il termine deriva dal latino “albēdo” o bianchezza e da “albus” bianco. L’albedo di una superficie è dunque una radiazione luminosa incidente, che viene riflessa in ogni direzione da cui se ne deduce che l’albedo indichi semplicemente il potere riflettente di una determinata superficie. Si misura attraverso un albedometro con valori che vanno da 0 (zero) albedo minima ovvero con assenza di riflesso e 1 (uno). Una lavagna ha un’albedo di 0,15 mentre la neve fresca ha un’albedo di 0,9 e la nostra Terra ha un’albedo compresa fra 0,37 e 0,39.

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