Alieni nell’antichità: i Dogu

dogu-antico-astronautaLa teoria degli “Antichi astronauti”, conosciuta in ambito ufologico anche con le definizioni di “paleocontatto” e “paleoastronautica”, ipotizza una sorta di contatto fra esseri umani ed esseri celesti. Ovviamente, non può essere accettata dalla comunità scientifica internazionale che la relega nel campo dell’archeologia misteriosa mentre noi ufologi preferiamo parlare di “ufologia spaziale” o clipeologia, dedita allo studio di antiche manifestazioni di presunta natura ufologica.

Se si ipotizzasse come realmente avvenuto, il paleocontatto diventerebbe il risultato di una creazione programmata da parte di civiltà extraterrestri sugli esseri viventi sulla Terra migliaia di anni fa, con lo scopo di accelerarne l’evoluzione spontanea. La prova di ciò potrebbe risiedere nel tempo relativamente breve (trecentomila anni), impiegato dall’Homo Sapiens a raggiungere uno stadio evolutivo mai raggiunto dalle altre forme viventi in centinaia di milioni di anni. E queste popolo alieni verrebbero rappresentati sotto forma di angeli, di spiriti celesti, di dei e di semidei, nel mondo delle divinità degli antichi popoli della Terra, ma anche nei testi religiosi e nelle grandi opere letterarie. Ovviamente, la gaia scienza parla solo di: elementi mitologici, metafore poetiche, visioni mistiche ed allegorie.

5.000 ANNI FA: I DOGU

dogu-bambole-antichi-astronautiQuelli del Metropolian Museum of Art asseriscono che queste statuine di argille, alte da dieci a trenta centimetri, rappresenterebbero figure femminili e dee madri con enormi addomi: quindi, secondo la scienza, sarebbero statuine collegate alla gravidanza ed al rito della fertilità.

Il periodo Jomon è quel periodo di storia antica del Giappone che va dal 10.000 a.C. al 300 a.C. e con la suddetta definizione, di norma, ci si riferisce al popolo e alla cultura giapponesi dell’epoca. Il termine “Jomon” si riferisce ai motivi estetici con cui si decorava una parte dei vasi di argilla in quel determinato periodo; tale tecnica era costituita da cordami vari avvolti attorno a bastoni ed il vasellame prodotto in tale periodo viene detto Jōmon doki  o vasellame Jōmon. Il termine, di derivazione inglese, venne introdotto nel 1879 da Edward Sylvester Morse, studioso statunitense nonché professore di zoologia presso l’università di Tokio. unzione pratica di impedire la formazione di crepe sul vaso quando veniva posto sul fuoco.

dogu-bambole-astronautiA partire dalla fine del Jōmon iniziale (circa 5000 a.C.) cominciarono ad essere prodotte anche delle statuette in argilla dette dogu o bambola di terra, probabilmente collegate al senso religioso dell’epoca. Rappresentano animali o figure antropomorfe, generalmente femminili dai fianchi e seni esagerati, con occhi rotondi e cerchiati.

Le prime dogū erano tozze e spesso prive di arti superiori, ma nel Jōmon medio l’aspetto ebbe un’evoluzione e comparve la caratteristica testa a forma di cuore, sopra ad un corpo cruciforme e con decorazioni di semplici incisioni, che evidenziano la zona del ventre.

Tuttavia, com’era nella logica, vi furono diverse varianti. A Tōhoku vennero ritrovate dogu sedute, con ginocchio ad angolo retto.

Nella pianura del Kanto furono rinvenute mimizuku no dogū o dogu dalla testa di civetta/gufo, a causa dell’aspetto della testa: svasata alla base, la mascella evidenziata da un solco che la unisce alle orecchie, le sopracciglia formano una linea retta sopra al naso, gli occhi e la bocca sono disegnati con tre solchi profondi e compaiono piccole protuberanze sul capo.

A Saitama ed Ibaraki trovarono le dogu dell’ultimo periodo Jōmon, di colore rosso ocra, con il capo ornato da una corona ed il viso decorato da disegni a cordicella, gambe corte e spesso prive di piedi, incisioni a forma di corda su tutta la figura.

Ovunque, invece, nell’ultimo periodo di questa cultura, furono rinvenute quelle ufologicamente più interessanti: ovvero le shakoki dogu o dogu con occhiali da neve, dalla forma particolare degli occhi che sembrano coperti da protezioni simili a quelle d’osso che usano gli Inuit.

Esistono alcune teorie sulla funzione di queste statuette: alcuni pensano che fossero talismani, altri credono che potessere essere feticci o bambole della medicina, altri ancora credono più plausibile la funzione di divinità protettrici, collegate alla fertilità della terra, ma non vengono escluse nemmeno le ipotesi collegate ai riti funerari e all’aspetto ludico dei giocattoli per bambini. Se queste sono le “concordi ipotesi” della gaia scienza nessuno ci può mettere in galere per pensarla diversamente da loro: in chiave ufologica potrebbero benissimo essere le rappresentazioni di antichi astronauti (o dei celesti) semplicemente abbigliati nella maniera più consona, ovvero con tuta e casco.

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