UFO su Ferrara: 2008

vigaranopieve-19aprile2008In questo settore sono riportati gli avvistamenti di Oggetti Volanti Non Identificati più importanti, di cui abbiamo avuto notizia, dell’anno 2008. I militari dell’Aeronautica Militare Italiana si ostinano ancora a definirli “OVNI”, ma noi, per comodità, li chiameremo semplicemente con l’acronimo di risonanza mondiale “UFO” (Unidentified Flying Object), ovvero “Oggetto volante non identificato“, con cui si indica un oggetto volante misterioso, la cui forma e le cui dinamiche di volo non sono afferibili ad alcunché di noto in campo aeronautico.

Vigarano Pieve: UFO a sigaro

vigaranopieve-19-aprile-2008-originaleIl signor Z. S. era un appassionato fotografo in pensione che, per diversi anni, fu anche un nostro iscritto. Una delle sue grandi passioni era lo sky-watch, ovvero il monitoraggio del cielo diurno e notturno. La sera del 19 aprile 2008, dopo le ore 21, scattò tantissime foto al di sopra di una casa, in direzione di Diamantina (FE), a distanza di pochissimi secondi l’una dall’altra, mantenendo la macchina fotografica, una semplice Nikon E 5600 da 6 Mpixels, ben ferma sul cavalletto. Sul momento, egli non si accorse di nulla, e dichiarò pure di non aver visto nessuna luce e di non aver udito alcun rumore. Eppure, proprio là, appena sopra il tetto, ed assai vicino a lui, c’era un oggetto stranissimo che, come si può notare fina dalla prima foto è chiaramente assimilabile ad un UFO a sigaro.

vigaranopieve-19aprile2008-ingrandimentoAllorquando rivide gli scatti al computer si rese conto di quanto era rimasto impresso nella memoria digitale. Contentissimo, corse nella nostra sede ed insieme analizzammo tutti gli scatti: aveva fatto quattro foto identiche, tutte nella stessa posizione ma solo nell’ultima, a distanza di due secondi dalla terza, era rimasto impresso l’UFO a sigaro, in posizione verticale. Accanto all’antenna della TV, poco spostato sulla destra, lo stranissimo oggetto stava emanando distintamente quattro diverse luminosità: verde smeraldo, arancio, giallognolo e rosa.

Scortichino: enorme UFO con alieni

cagnetto-2008La vicenda che stiamo per iniziare a raccontavi è accaduta tra la fine di aprile ed i primi di maggio di un anno che, per ora, non siamo in grado di precisare ma che, alla fine della narrazione, quando tutto vi apparirà un po’ più chiaro, siamo certi che anche voi, come noi, vi farete un’idea ben precisa del tempo più probabile di questa incredibile storia. A distanza di otto mesi dal nostro primo contatto diretto con tutti i testimoni, dopo aver intervistato una quarta persona della famiglia che, di fatto, ha confermato quanto accaduto ai genitori ed al fratello, dopo aver eseguito diversi sky-watches della vasta area interessata dal fenomeno e, soprattutto, dopo aver vissuto e fotografato, durante il nostro penultimo sky watch, un avvenimento ai limiti dell’assolutamente incredibile, mentre ci trovavamo ad osservare il cielo soprastante la località denominata “Il Cagnetto“, poco a nord-ovest di Scortichino, una frazione del Comune di Bondeno (FE), ci apprestiamo a scrivere questa vicenda, mettendola a disposizione di tutta la comunità ufologica italiana.

Dopo la vicenda dell’enorme astronave avvistata da quattro persone, a gruppi di due, sabato 27 settembre 1986 a Vigarano Mainarda, e dell’UFO-nuvola avvistato da padre e figlio il 26 febbraio 2003, lungo la circonvallazione a nord di Ferrara, subito dopo il Palazzo degli Specchi, questa vicenda di Scortichino, di un UFO enorme, descritto “grande come la piazza di un paese e con esseri alti almeno quattro metri e forse anche di più“, è indubbiamente la più clamorosa mai accaduta, poiché vide coinvolta un’intera famiglia e ben due investigatori del nostro centro ufologico, i quali ebbero tutto il tempo per eseguire una splendida fotografia di una sfera di luce discesa dal cielo ed avvicinatasi fino a pochissime decine di metri, tanto da dare addirittura loro l’impressione di essere investiti frontalmente da un momento all’altro.

INIZIO DELLA VICENDA

Il pomeriggio di sabato 17 maggio 2008, mentre mi trovavo seduto in cucina, intento alla lettura del giornale quotidiano, verso le 15:00 udii il rumore di un motorino che si era fermato dinnanzi all’entrata di casa mia. Rimasi per un po’ in ascolto ed udii una voce forte e stridula di una donna che, dopo aver salutato mia moglie da poco uscita in cortile per controllare le prime fioriture del nostro giardino, iniziò a chiedere di me con insistenza: «C’è Fiorenzo in casa?». Sentendomi chiamato direttamente in causa, uscii e riconobbi immediatamente la signora L. R., una mia compaesana da poco in pensione, della quale ebbi in classe il figlio L. R., ora più che trentenne, con cui ero rimasto in ottimi rapporti anche perché la vita, purtroppo, non gli aveva offerto le stesse opportunità che normalmente offre alla maggior parte delle persone. Conoscevo bene anche il marito, il signor E. R., col quale avevo allacciato rapporti di conoscenza e di amicizia. Queste tre persone, almeno fino ad inizio di aprile 2008, non sapevano nulla della mia passione per l’ufologia fino a quando, forse dopo aver letto le cronache ferraresi sulla stampa locale, non appresero della conferenza che avevamo tenuto proprio qui a Vigarano Mainarda, il 16 maggio 2008, solo pochi giorni dopo, almeno così crediamo noi, della data in cui questa vicenda ufologica potrebbe aver avuto luogo.

LA SIGNORA L. R.

Così, dopo aver appreso chi era la persona del suo paese che si interessava di ufologia, la signora L. prese in fretta la propria decisione e venne a casa mia. Non appena mi avvicinai per salutarla e chiederle informazioni sullo suo stato generale di salute e quello della famiglia, ebbi modo di osservarla da vicino e notai una sua grande tensione: la voce era intensa, stridula e tremula ad un tempo, gli occhi apparivano vistosamente arrossati e spalancati oltre la norma, mentre la tensione che covava nell’animo traspariva sia sotto forma di goccioline di sudorazione che le solcano il viso sia con continui sguardi rivolti tutto all’intorno, come se si sentisse osservata o cercasse la presenza di altre persone. Pur tuttavia, dopo brevi convenevoli, la signora L. venne subito al sodo e, pur in presenza della giovanissima nipotina, mi chiese: «Sei tu che fai l’ufologo, vero?». Annuii col capo e lei, avuta la risposta positiva che si attendeva, fece scendere la nipotina di sette anni dal seggiolino posto sul sellino posteriore del motorino e mi chiese: «Posso raccontare la storia incredibile che mi è accaduta? Ho visto un UFO vero!».

IL PROBABILE TEMPO DELLA VICENDA

«Innanzitutto, quando sarebbe avvenuto questo fatto?», le chiesi. Quindi, la invitai prima ad aspettare un attimo, affinché possa prendere un quaderno per appuntare le cose più importanti, quindi ad accomodarsi in casa. Ma poiché la bambina stava ancora gustando un gelato in cono, la signora L. mi disse che avrebbe preferito rimanere lì fuori, appoggiata al muretto del confine di casa, vista anche la splendida giornata di sole primaverile. Era una donna semplice ed immediata, credo anche assai sincera per i ricordi che conservavo dai tempi in cui ebbi suo figlio in classe, ed iniziai subito a raccontare ciò che accadde una notte tra la fine aprile e l’inizio di maggio, di un tempo che ha così definito: «È accaduto tempo fa, non so precisare la data esatta. Ricordo solo che era una domenica sera di fine aprile.», lasciando così intendere che quel tempo avesse anche potuto essere “appena ieri”, quindi o domenica 20 aprile o domenica 27 aprile, poiché eravamo al 17 maggio, ma nulla toglie che il riferimento avesse anche potuto essere ad una primavera di qualche anno prima, ma non oltre, di certo. La signora L. continuò il proprio racconto, che ascoltai decidendo di non interromperla mai, per non svilire la genuinità delle espressioni, spesso in dialetto ferrarese. tale atteggiamento mi tornò assai utile perché mentre lei parlava riuscii a trascrivere la maggior parte delle sue dichiarazioni spontanee. Per tale motivo, il racconto che segue non è tutto quello che lei mi ha riferito ma solo una sommatoria delle cose più importanti che sono riuscito ad ascoltare, capire e mettere per iscritto, spesso trasformate in lingua italiana, cambiate dal punto di vista sintattico e, non raramente, sintetizzate per evidenti necessità.

IL RACCONTO ORIGINALE

«Una domenica sera di fine aprile, circa verso l’una e mezza di notte, stavo tornando dal Modenese, in compagnia di mio figlio L. e di mio marito E., che era alla guida della nostra auto. Eravamo stati a trovare mio fratello, che gestisce una riserva di pesca e ne abbiamo approfittato per pescare poi, verso sera, ci siamo anche fermati colà per la cena. Trascorsa abbondantemente la mezzanotte, siamo partiti per il viaggio di rientro. Superato Finale Emilia, abbiamo preso la direzione di Bondeno (Da Finale Emilia è possibile prendere per Bondeno, per poi giungere a Vigarano Mainarda, seguendo almeno altre due direzioni. N.d.R.) Appena superato l’incrocio di Scortichino, siamo andati diritti per Burana e giunti all’altezza della località denominata “Il Cagnetto“, siamo rimasti a bocca aperta dallo spettacolo che si è parato innanzi a noi: una stella, di color bianco accecante, ha iniziato a scendere verso terra, ed è diventata sempre più grande e luminosa; poi, dopo aver illuminato tutto attorno a giorno pieno, con un effetto simile a quello di una pioggia composta da milioni di piccolissime luci, si è espansa quasi all’infinito, fermandosi davanti a noi, proprio sul grande campo che stava alla nostra destra, appena giù dall’argine stradale, chiamato La Prospera. Il fenomeno sarà durato dieci o venti secondi. La quantità di luce emessa da quella fonte luminosa era così tanta che non abbiamo capito se fosse appoggiata al suolo o appena sollevata da esso. Nel frattempo, dal momento dell’inizio dell’avvistamento, avremmo forse fatto altri trecento metri, tutti percorsi sempre più lentamente in un lunghissima curva disegnata dalla strada proprio in quel punto, poco prima dell’incrocio per Gavello, in una luce piena.

Man mano che ci siamo avvicinati, il bagliore è diminuito sempre più e quella luce ha iniziato a mostrarsi per quel che era: un UFO enorme, grande come la piazza di un paese. Abbiamo così subito notato un’immensa cupola, come di vetro trasparente, illuminata dal di dentro da una luce che forse proveniva da sotto, dal pavimento. La cupola era appoggiata su di una struttura apparentemente rotonda che, a sua volta, era assai simile ad un metallo scuro e non lucido. La cupola di vetro era divisa dalla struttura inferiore come da una fila di oggetti luminosi, simili a tante luci tutte uguali fra loro, ma di colore assai meno intenso rispetto a quello che c’era dentro. A quel punto, abbiamo dapprima fermato l’auto a bordo strada ed abbiamo abbassato il finestrino anteriore destro, quello che stava dalla parte dell’UFO. Non abbiamo udito alcun rumore o sibilo e nessun altro veicolo è passato in quei lunghissimi istanti. Eravamo davvero vicinissimi e così abbiamo visto distintamente tutto quello che si notava distintamente al suo interno.

C’erano tre esseri altissimi, quattro metri o anche più, che stavano guardando verso di noi mentre si trovavano dietro a delle apparecchiature. Erano tutti uguali e quello al centro se ne stava seduto, come se fosse ai comandi di un’auto. Erano di struttura esile ma simile alla nostra: avevano la testa, il busto, le spalle, le braccia e le gambe. La parte del loro corpo che sono riuscita a vedere dava l’impressione di essere come ricoperto da una tuta di metallo scuro, aderente e lucidissima. Nel viso, all’altezza dei nostri occhi, si vedeva solo una striscia scura e,  pur essendo ad una distanza di poche decine di metri, non sono riuscita a distinguere né il naso né la bocca. Nessuno di quei tre si è mosso da dove si trovava al momento in cui li ho visti, almeno credo, né mi ha dato l’impressione di muovere una qualche parte del corpo. Inoltre, non solo erano uguali nella struttura ma anche sul capo indossavano lo stesso cappello o, forse, lo stesso casco, del tutto simile alla tuta: aveva la forma di un trapezio isoscele rovesciato, molto grande. Poi, non ricordo bene come sia ripartito quel “coso”, ma di sicuro non ho udito alcun rumore né ho visto aumentare o diminuire la luce, come quando è arrivato, una cinquantina di secondi prima. Ho avuto come l’impressione che si sia sollevato solo da una parte e poi sia partito così, quasi di traverso: in un niente era già altissimo».

Su mie precise domande, aggiunse di non aver subito sensazioni termiche, di non aver avuto vuoti di memoria, di non aver percepito odori strani o udito rumori misteriosi e chiarì che il motore dell’auto era ripartito immediatamente e tutte le luci risultavano funzionanti. Concludendo definitivamente l’intervista, rispose alla mia ultima domanda riguardante il controllo dell’ora, prima e dopo l’avvistamento, in quanto volli verificare l’eventuale “missing time“. La signora L. mi riferì di aver controllato l’orologio una prima volta all’incrocio per Scortichino, notando che era l’una e trenta circa e una seconda volta non appena arrivata a casa, dove l’orologio a muro segnava circa le due di notte, ovvero un tempo decisamente compatibile con la distanza fra il luogo dell’avvistamento e la loro abitazione.

IL RACCONTO DEL MARITO

A questo punto, la vicenda mi incuriosì parecchio, così le chiesi il numero di telefono e l’orario migliore per poter parlare col marito e col figlio. Ci accordamno per telefonare il pomeriggio tardi del lunedì successivo, poiché avevano già programmato per la domenica, ma il giorno dopo venne di nuovo a casa mia per confermarmi l’appuntamento: mercoledì 28 maggio, alle 18. Mi recai a casa loro e venni accolto dalla moglie e dalla figlia maggiore, la quale mi spiegò brevemente che l’avventura vissuta dai genitori fu una cosa terribile, veramente accaduta secondo lei, almeno per la parte iniziale, ovvero quella relativa alla grande luce che illuminò a giorno la notte, evento questo che però potrebbe benissimo essere assimilato al passaggio di un meteorite o anche ad una sua caduta sulla Terra. Mi presentai dunque in cucina, dove trovai il solo marito seduto in attesa, ma mancava il figlio L., assente per un impegno mi dissero. Dopo esserci salutati e scambiati alcuni convenevoli, mi offrì qualcosa da bere ed un caffè. Scambiano qualche altra frase di circostanza e poi il signor E. entrò subito nel merito della vicenda, in maniera determinata e assai concisa: «Non so che cosa ti abbia raccontato mia moglie ma ciò che ho visto è questo. Giunti all’altezza del Cagnetto, subito dopo l’incrocio per Scortichino, verso l’una e mezza di notte, dal cielo è scesa una luce fortissima, che è diventata sempre più grande e si è fatto quasi subito giorno. In quella luce piena abbiamo fatto altri trecento metri in auto e il tutto è durato forse una cinquantina di secondi: meno di un minuto. Ci siamo fermati ad ammirare quello spettacolo unico: si vedeva come in pieno giorno ed il cielo era ricoperto da milioni di piccole luci bianche, tutte uguali e piccolissime. Poi il fenomeno è finito e siamo ripartiti verso casa. Tutto qui».

Anche in questo caso, non interruppi il racconto e mi riservai le domande alla fine. Rimasi assai perplesso: da una parte la moglie che parlò di UFO ed alieni, con la concitazione tipica di chi ha visto indubbiamente qualcosa di insolito, dall’altra il marito che riferì solo di un fenomeno astronomico. Tuttavia, decisi di mantenere una linea di basso profilo, confinata nella sola curiosità. Così non gli riferii quanto narratomi dalla moglie e sottolineai quanto fosse bella ed interessante, da un punto di vista astronomico, anche la sua versione dei fatti, ma praticamente priva di valore ufologico: delle stelle cadenti o dei bolidi è sufficiente che un ufologo ne conosca bene la sola manifestazione fenomenologica. Così il signor E., ridacchiando in maniera vistosa sotto ai baffi, iniziò ad uscire un po’ di più allo scoperto e arricchì finalmente la sua narrazione di particolari assai più interessanti. D’altronde, anche noi ufologi, che prima degli altri ci siamo esposti pubblicamente, lo sappiamo bene quanto sia stato difficile superare l’ostacolo della diffidenza iniziale verso coloro che sono confinati nella mancata esperienza ufologica.

SOLO UN SOGNO?

Il seguito dell’esperienza del marito si rivelò, dunque, davvero interessante e, se anche confinato in un sogno, rilevai impressionanti analogie col racconto fattomi dalla moglie che, come si è visto, non volli rivelargli, per non influenzarlo e per avere almeno un metro di paragone. Egli aggiunse queste parole: «Quella sera, dopo l’esperienza della luce che ha illuminato tutto il paesaggio a giorno, andai a letto assai scosso e feci un sogno inquietante. Nel sogno mi trovai nel luogo in cui avevo visto quella luce la sera precedente. Poi, all’improvviso, vidi una luce enorme scendere a terra, per poi diradarsi e lasciare al suo posto un UFO enorme: sembrava grande come un paese poiché prendeva tutti i campi di fronte a me. Era sormontato da un’immensa cupola trasparente, simile ad una campana di vetro e se ne stava sollevato qualche metro da terra quando, all’improvviso, ho visto discendere una scala di luce dalla parte inferiore ed ho iniziato, con un po’ di timore, a salirla Giunto alla sommità, mi sono trovato in un’area a forma di tunnel, completamente illuminata da una luce assai chiara, che sembra va uscire da ogni poro delle pareti circolari. Ho udito allora, assai distintamente, un ronzio sottile ma continuo che, unito alla luminosità insolita mi ha provocato un forte senso di inquietudine, accompagnato dal desiderio di scappare ma, allo stesso tempo, dalla curiosità di sapere. Così mi sono girato di lato ed ho iniziato ad osservare meglio l’ambiente interno della stanza di quell’UFO: ho visto distintamente che tutto all’intorno vi erano solo tanti pannelli multicolori e il tutto dava l’dea di essere assai simile ad una sala-comandi di un centro radar. Poi, quasi avvertendone prima la loro presenza, mi sono girato un altro po’ ed ho notato che due esseri altissimi e silenziosi, che se ne stavano in piedi, a poca distanza da me, ad osservarmi. Un terzo essere, del tutto simile agli altri due, se ne stava seduto fra di loro, dandomi l’impressione che fosse il comandate poiché ho pensato, data la posizione, che fosse ai comandi. Credo anche di aver parlato con loro ma non ne sono certo poiché più che udire la loro voce pronunciata, ho avuto l’impressione che mi risuonasse nella mente: ora penso che nel sogno mi parlassero mentalmente. Ricordo che mi hanno riferito di diverse loro basi segrete sparse per il nostro Sistema Solare e ben tre di esse si trovavano quaggiù, sul nostro pianeta: una in mare e due sulla terra ferma. Del seguito del sogno ho ricordi confusi e non so come ma mi sono ritrovato a discendere la scala di luce che avevo salito per entrare all’interno dell’UFO che, subito dopo, è ripartito repentinamente, scomparendo nel buio della notte in un battibaleno».

UN FENOMENO MISTERIOSO: LA LEVITAZIONE MAGNETICA

Qui ebbe termine il racconto del sogno del signor E., ma le cose che avrebbe dovuto narrarci, riguardo questa esperienza che lo ha visto coinvolto con la moglie ed il figlio, non erano ancora terminate ed infatti aggiunse un particolare che, davvero, non fu di poco conto. Mi fece sapere che nel periodo di fine aprile vi erano dei lavori agricoli fissi per chi avesse avuto delle coltivazioni di barbabietole, in quanto occorreva diradarle. E sua madre, assieme ad altre donne, il lunedì mattina successivo alla vicenda, andando nei campi a zappare proprio nel luogo interessato dalla “luce enorme”, ovvero nella località “La Prospera”, posta al limite destro della località “Il Cagnetto”, ebbe un’esperienza irripetibile e sconvolgente. Una delle donne in sua compagnia, dopo un po’ che aveva iniziato i lavori di diradamento delle piantine, sentì il bisogno di levarsi il largo cappello di paglia e di appoggiarlo a terra, sul prato a lato del fossato. Ma anziché appoggiarsi al suolo in orizzontale od obliquamente, il cappello se ne stette letteralmente sollevato dal suolo. Immediatamente tutte le altre donne che indossavano il cappello provarono ad eseguire la stessa mossa e per tutte si è avuto il medesimo comportamento, che poi sarebbe durato per tutta la giornata lavorativa e si sarebbe protratto ancora per diversi giorni. Siamo chiaramente di fronte ad un fenomeno di levitazione di oggetti, che rimangono sollevati o si sollevano in aria senza mezzi naturali apparenti, grazie ad una forza che contrasta la gravità senza che siano intervenute forze fisiche evidenti, in quanto l’azione della forza o della spinta sui cappelli era evidente nell’effetto ma non nella modalità esecutiva. Potrebbe, però, anche essersi trattato di levitazione magnetica, sempre per la stessa ragione, in quanto il cappello era sospeso sul terreno senza un supporto evidente oltre ad un campo magnetico evidentemente assai forte. Ora, poiché la forza elettromagnetica viene usata per contrastare gli effetti della forza gravitazionale, verrebbe da supporre che laggiù, in un luogo sperduto e sconosciuto ai più, in un giorno qualsiasi e in una notte senza significato, qualcosa di misterioso sia sceso dal cielo per un motivo a noi ignoto e, dopo aver illuminato il paesaggio a giorno, se ne sia ripartito in meno di un minuto, sconvolgendo la vita di due tranquilli pensionati che stavano facendo ritorno alla loro abitazione in compagnia del figlio e lasciando sul terreno una forza misteriosa, forse di natura magnetica.

LA NOSTRA INDAGINE

Già il giorno seguente, ovvero domenica 18 maggio 2008, mi recai sul luogo dell’avvistamento, ma le indicazioni ricevute si mostrano subito carenti: la località “Il Cagnetto” si mostrava assai estesa ed i curvoni subito dopo l’incrocio per Scortichino erano due, per cui mi limitai a scattare foto panoramiche di tutta la zona. C’era un’unica abitazione: “La Prospera”, situata nell’omonimo sito archeologico, ma i proprietari non abitavano qui e demandavano i lavori ed il controllo generale della tenuta al proprio fattore che, in quel momento è assente. Iniziai allora ad avvicinarmi ai vari campi, posti sulla destra rispetto alla direzione Burana-Bondeno, con l’obiettivo di verificare la presenza o meno di campo per il telefonino, segnalata dalla scritta “Ricerca rete”, sia a livello del terreno che ad altezza di persona e anche per verificare il perdurare o meno di fenomeni elettromagnetici; ma non accade nulla ed il telefonino riceveva regolarmente la mia rete Vofafone, sia a livello del suolo che ad altezza di persona.

Al venerdì sera 25 maggio 2008, anziché fare la consueta riunione settimanale nella nostra sede, mi recai nella zona del Cagnetto in compagnia di S. Z., un ottimo collaboratore, sempre disponibile ed esperto di rilevazioni e fotografia all’infrarosso, essendo stato questo uno dei suoi ambiti lavorativi prima di andare in pensione qualche anno fa, per effettuare uno sky-watch notturno informale, di pura osservazione. Avevamo con noi un binocolo a testa, tre apparecchi fotografici digitali ed una telecamera ma, ovviamente, il nostro obiettivo primario è quello di verificare la presenza di traffico nella fascia oraria 24.00 – 13.00, onde poter fare un paragone tra la domenica sera indicata dai testimoni ed il venerdì sera, giornata di massimo traffico settimanale nelle nostre zone. La notte era bellissima ma decisamente freddina e, in quei luoghi così di aperta campagna, anche molto ventosa. Trascorremmo il tempo ripassando a memoria tutta la vicenda, per tentare di trovare appigli o anche “buchi” nella narrazione della famiglia R. e ci soffermammo sulla versione del signor E., il quale ci fornì una versione sostanzialmente simile a quella della moglie, ma la volle distinguere in due momenti: uno possibile ed inattaccabile (l’illuminazione a giorno, forse causata da un meteorite, ma del quale nessun giornale locale ha dato notizia nel periodo da noi ipotizzato) ed uno ufologico (per lui si è trattato del sogno dell’Ufo ma per la moglie, invece, dell’atterraggio vero e proprio di un enorme UFO).

Tra una riflessione e l’altra, la nottata trascorse abbastanza in fretta, senza che nulla di interessante accadesse. La nostra verifica sul traffico locale in quella fascia oraria mostrò, invece, che nel momento di massimo traffico (22,30 – 23,30) si ebbe il passaggio di un veicolo ogni 10 minuti circa mentre dalle 23,30 alle 00,30 transitarono solo tre vetture ed una motocicletta. Così, poco prima dell’una di notte, vista la diminuzione progressiva di traffico, decidemmo di far rientro, non avendo avuto riscontri di alcun tipo. Domenica mattina 7 settembre 2008, riprendemmo l’attività di sky-watch e mi recai sul luogo sempre in compagnia di S. Z., per una nuova attività di indagine mirata su eventuali testimoni. Ne incontrammo due: il custode della possessione “La Prospera” ed il proprietario dell’unica abitazione posta proprio di fronte al sito dove, secondo i testimoni, sarebbe avvenuto il fatto. Entrambi, però, non ci furono di minimo aiuto per tentare di ricostruire la vicenda sotto altra luce e dichiararono di non aver avuto alcuna notizia al riguardo.

L’ULTIMO TENTATIVO

Decidiamo così di concludere l’indagine facendo un ultimo tentativo e fissiamo venerdì 12 settembre 2008 la data dello sky-watch a Scortichino. Questa volta, però, la fortuna ci arrise. E che fortuna! Arrivati sul luogo attorno alle 22,30 iniziammo a posizionare le attrezzature. La notte era stupenda ed in quel momento il cielo sopra di noi appariva decisamente sereno; solo sulla linea dell’orizzonte, verso ovest-sud-ovest, notammo nuvole importanti che sembrava si stessero lentamente avvicinando. Avevamo con noi i soliti binocoli, le solite macchine digitali e la solita telecamera. Tutto era pronto ma, per ogni scrupolo, controllammo ancora una volta la macchina fotografica posizionata sul tetto dell’auto, per verificarne la stabilità sul cavalletto: era una Kodak con zoom ottico da 5x e con estensione della definizione fino ad 8 milioni di pixel. Dopo aver preparato il tutto ed esserci ben sistemati, iniziammo ad osservare con attenzione il cielo tutto intorno. Lo spettacolo era esaltante e la scintillazione di molte stelle, pur non avendo nulla a che fare con l’ufologia, era davvero un fenomeno meraviglioso. Vedemmo anche alcuni fari di aerei, sbucare dalla linea dell’orizzonte e prendere diverse direzioni. Poi, all’improvviso, verso le 23,15 accade l’incredibile. S. Z., che stava scrutando il cielo girato nella direzione opposta alla mia mi urlò con tutta la voce che ha in corpo:«Guarda! Guarda! Guarda lassù! Cos’è quella cosa che si muove?». Mi girai e cercai di seguire la direzione che egli mi aveva indicato con l’indice della mano destra. All’inizio faticai un poco ad inquadrare subito la zona di cielo indicata ma poi, dato il vistoso fenomeno che sta accadendo, notai anch’io ciò che sta svolgendo davanti ai nostri occhi.

Ciò che vedemmo diede l’impressione di essere indubbiamente qualcosa di artificiale che si stava muovendo all’impazzata, seguendo movimenti diversi ed incredibili: vedemmo una luce sola, di una luminosità inferiore a quella delle stelle, che si stava muovendo velocissima, con un movimento decisamente zigzagante. Pensammo subito ad un aereo che, proprio in quel momento vedemmo giungere dalla stessa direzione della luce e diede l’impressione di superarla e così capimmo che la luce si trova al di sotto di esso. Scartammo l’ipotesi della I.S.S. (International Space Station), data la valutazione che facemmo della quota di volo dell’aereo, ma prendemmo in considerazione la possibilità che si fosse potuto trattare di un satellite impazzito, in fase di caduta durante il rientro in atmosfera. Così pensammo all’ipotesi-satellite in quanto essi appaiono, anche in virtù della loro colorazione, di varie tonalità: la principale è certamente bianca ma non è raro osservarne giallognole e rossastre. Noi sappiamo che lassù ci sono “satelliti-flashing” che ruotando su più assi, a causa o di campi magnetici o di gas espulsi o di semplice interazioni atmosferiche, generando veri e propri bagliori che assumono pertanto la caratteristica dell’irregolarità. Sappiamo poi che vi sono i loro cugini più prossimi, ovvero i “satelliti-flaring”, assimilabili alla classe degli Iridium della Motorola, già deputati alla comunicazione ma oggi praticamente quasi tutti obsoleti; essi sono dotati di tre antenne riflessive e di due grandi pannelli solari e se ne rimangono in assetto verticale rispetto alla superficie terrestre per cui, rispetto al punto di osservazione, ogni volta che si crea un’angolazione favorevole fra chi osserva il cielo in quel momento, il satellite che sta transitando e l’incidenza dei raggi solari, viene a determinarsi un flare che, spesso, è luminosissimo e si può prolungare anche venti secondi sotto forma di importante bagliore centrale e lunga striscia luminosa che lo taglia al centro, fuoriuscendo ai lati anche per diversi chilometri. Ovviamente, date le caratteristiche della manifestazione luminosa, la cosa venne immediatamente scartata.

A questo punto prendemmo in considerazione i “satelliti-militari” e fra i tanti (Lacrosse, SDS o Satellite Data System, Cosmos) pensammo principalmente ai N.O.S.S. (Naval Ocean Surveillance System); essi si presentano solitamente in formazione di tre ma anche di due, accompagnati da un satellite più piccolo, sono spinti da veri e propri razzi direzionali ed operando su orbite molto alte, fortemente ellittiche, sono deputati alla localizzazione ed al tracciamento delle imbarcazioni in mare aperto. Anch’essi, dunque, non rientrarono nella tipologia di luce che stavamo osservando. Alla fine, dunque, non ci restò che pensare a qualcosa che stava precipitando a terra e pensammo, ovviamente, alla spazzatura spaziale, ovvero detriti o satelliti fuori controllo che hanno come unica peculiarità quella di cadere un po’ dove capita, seguendo una traiettoria di caduta decisamente affidata al caso. Ora, di tale spazzatura non si può, ovviamente, sapere molto tuttavia qualcosa di importante, almeno ai nostri fini ufologici, si sa; ad esempio, sappiamo che molti satelliti sono fatti ammarare in maniera controllata e si sa anche che per quelli fuori controllo, al momento del loro rientro in atmosfera si genera comunque, quasi sempre, una scia inonizzata, assai simile alla scia di condensazione lasciata dagli aerei. Dunque, per le cose che sappiamo, fummo portati ad escludere anche quest’ultima possibilità poiché il rientro della spazzatura satellitare dovrebbe avvenire certamente a velocità assai sostenuta ma con moto decisamente rettilineo.

A quel punto ne eravamo pressoché quasi certi: il fenomeno che stavamo osservando non aveva nulla a che vedere con gli aerei e con i satelliti artificiali in quanto ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi, ma sarebbe meglio dire “davanti ai nostri binocoli” 10 x 50 (dieci ingrandimenti per 50 millimetri di apertura), non rientrava tra i canoni delle cose normali che si possono osservare in cielo. Vedemmo assai bene che quella luce si comportava in maniera del tutto anomala e comprendemmo benissimo che forse eravamo di fronte ad un fenomeno che avrebbe potuto avere una natura ufologica; così la nostra agitazione si mescola in egual misura all’emozione di chi stava, forse, per vivere un evento unico. Lassù stavamo osservando una luce che aveva già compiuto almeno una ventina, se non di più, di salite e discese repentine: sempre più in alto e  sempre più in basso, percorrendo distanze sempre maggiori in tempi brevissimi; distanze che, se quantificate, dovrebbero essere di almeno alcuni chilometri per ogni “tratto seghettato”, sia di discesa che di risalita. Quella luce, poi, osservata dietro alle lenti dei nostri binocoli, non emetteva né scintille né brillamenti né fuochi né scie luminose e nemmeno si udirono in maniera distinta fischi o rumori più o meno cupi.

Essa si muoveva semplicemente in maniera autonoma e seghettante poi, all’improvviso, iniziò una lunga manovra semicircolare di discesa, da destra a sinistra rispetto al nostro punto di osservazione, quindi da est verso ovest. Per un bel po’ smettemmo di vederla e se ne scomparve del buio della notte. Poi, poco dopo, girandoci entrambi verso ovest, notammo una luce davvero impressionante e vicinissima, che si trovò di fronte a noi all’altezza 15-20° sulla linea dell’orizzonte visivo; era pressoché appena al di sopra della linea delle cime degli alberi, per cui ipotizzammo che si trovasse ad una distanza non superiore ai 5 chilometri poiché sappiamo che l’orizzonte visivo, per una persona di altezza media attorno al metro e settanta, si trova ad una distanza di circa 4,5 km.

UNA LUCE MISTERIOSA

sfera-cagnettoLa luce, divenuta a questo punto assai più grande, ci trasmise l’impressione di alzarsi sulla nostra verticale per poi ridiscendere di nuovo verso di noi. Eravamo eccitatissimi per l’incredibile fenomeno che stavamo osservando e ci urlammo l’un l’altro nelle orecchie, parole e frasi che furono più versi di stupore che altro, spesso ai limiti della comprensione tanto furono gridate con forza, consci entrambi che la luce avrebbe potuto davvero anche essere una sfere di luce. Gli istanti si susseguirono emozionanti e terribili ad un tempo e solo quando mi resi conto che avrebbe potuto nascere un pericolo per la mia incolumità fisica mi riparai dietro l’auto e, così facendo, mi ricordai di aver posizionato la Kodak sul tetto dell’auto. Mi ravvidi un attimo, mi alzai e controllai: c’era ancora ma non sapevo se avessi fatto in tempo ad attivarla. Quella notte, però, la fortuna era con noi perché quella luce, che appariva ormai più simile ad una sfera luminosa che non ad un apparecchio illuminato, giunta nei nostri pressi rallentò vistosamente, fin quasi a darci l’impressione di fermarsi. Non pulsava più di tanto, non aumentò nemmeno di intensità luminosa e non emanò nessun tipo di radiazione chiaramente distinguibile: era semplicemente una luce sferica color arancio cupo, che emanava una luminosità diversa nella parte più centrale e che, più tardi, grazie allo zoom digitale 5x della nostra Kodak, scoprimmo essere una zona a forma romboidale irregolare, più scura ma non nera. Non riuscimmo a valutare la distanza ma concordammo che fosse vicinissima: sempre in preda all’emozione, prima ipotizzammo la distanza in alcune decine di metri ma poi, confrontandoci a mente più serena e a fenomenologia conclusa, entrambi convenimmo che per un centinaio di metri ma non oltre. Fatto sta che, finalmente, ma con grande tensione, provai ad accendere la Kodak e, neanche a farlo apposta, non ci riuscii poiché l’agitazione altissima mi fece posizionare per ben tre volte il selettore su altre posizioni diverse dall’accensione. Così mi accucciai con la schiena allo sportello dell’auto per tentare di risolvere il mio problema mentre S. Z. se ne stava in piedi, di fianco alla stessa auto, tenendo sotto controllo il movimento della sfera di luce. Alcuni istanti dopo, ritrovata la calma, riuscii finalmente nel tentativo. Non provai nemmeno ad agire sul menù della definizione e decisi di accettare quello che la macchina fotografica aveva impostato in quel momento di default, che avevo già preparato prima di posizionarla sul tetto. Finalmente mi rialzai, appoggiai il cavalletto con la macchina fotografica sul tetto ed inquadrai per bene la luce che sembra quasi ferma dinnanzi a noi, questa volta ad almeno 45 o 50° rispetto alla linea dell’orizzonte. Stavo già per scattare la prima foto quando mi ricordai che se lo avessi fatto avrei rischiato di fare una “foto mossa”, a causa del movimento di pressione che il dito esercita sul pulsante. Furono attimi concitatissimi ma spinsi sul selettore del menù di scatto e, con due brevi pressioni, riuscii ad impostare la posa ritardata di due secondi: era fatta. Tutto avvenne con semplicità. Purtroppo, eseguito il primo scatto, non ci fu più tempo per scattare un’altra foto in quanto avemmo l’impressione che essa si fosse defilata di parecchi metri, forse decine o anche centinaia, tanto che se ne scomparve repentinamente, inghiottita certamente dal buio della notte.

Riaccesi la Kodak, nel frattempo spentasi automaticamente e rivedi l’ultimo scatto: c’era una sfera luminosa vera e propria e l’emozione andò alle stelle. L’immagine era bellissima e nitida. Avevamo immortalato una sfera luminosa, di color arancio cupo e pressoché immobile. Ora sembrava tutto finito. Eravamo agitati e tesi come non mai. Continuammo ad osservare il cielo tutto attorno. Ci rigirammo di continuo e ci parliamo a distanza. Poi, gradualmente, ci riprendiamo. Apparentemente eravamo calmi e sereni ma di dentro, almeno per me, era un inferno di gioia e paura per quel che avrebbe potuto accaderci. In quegli attimi non si pensa ad essere tecnici della ripresa, a scattare in serie o a filmare con tranquillità. Si pensa solo a fare la cosa più semplice ed immediata: una sola fotografia, ma anche quel semplicissimo gesto, come si è visto, può rivelarsi un’autentica impresa.

Madonna Boschi: UFO stranissimo

madonna-boschi-23maggio2008Durante uno sky-watch diurno, effettuato nella campagna di Madonna Boschi (FE), ad un paio di chilometri dal C.O.F.A. di Poggio Renatico (Comando Operativo Forze Aeree), si riuscìrono ad osservare in pieno giorno le incredibili e velocissime evoluzioni di uno stranissimo oggetto volante, la cui forma non ricordiamo di aver mai visto né nei testi classici di ufologia né fra i prototipi degli x-planes conosciuti. Lo sky-watch non era ancora iniziato e mi stavo semplicemente dirigendo in una zona dove, da tempo, continuavamo a registrare le segnalazioni sia di strani oggetti fusiformi o sigariformi sia di oggetti luminosi, a forma di sfere singole o a coppie o in autentiche formazioni: la campagna di Santa Maria Codifiume, ultimo lembo di terra ferrarese ai confini con la provincia di Bologna, direttamente sulle sponde del fiume Reno.

Dunque, è avvenuto che mentre mi stavo dirigendo nel luogo suddetto, tenevo di continuo monitorato il cielo dinnanzi a me poiché mi stavo avvicinando ad una zona della campagna di Madonna Boschi (Vigarano Mainarda) dove, il 7 agosto 2005 avevamo avuto la segnalazione da parte di due intere famiglie, per un totale di sei persone, di un enorme ammasso luminoso, composta da centinaia di luci, a forma trapezoidale rovesciata, che aveva roteato per oltre mezz’ora attorno al proprio ipotetico asse, ad una quota.

All’improvviso, quasi dinnanzi a me, leggermente spostato verso sinistra, ad una quota apparente di alcuni chilometri al di sotto delle ordinarie linee di volo degli aerei commerciali (8.000 – 10.000 metri), ho notato un oggetto dalla forma e dal colore insoliti che, anziché procedere in maniera lineare “procedeva di traverso“, ovvero lateralmente ed era diretto nella mia direzione, provenendo da Sud-Est; a causa di tale movimento, la prima impressione fu quella che si stesse ingrandendo sempre più. Forse è stato proprio quest’ultimo particolare che più di ogni cosa attirò la mia curiosità e, pur non avendo capito subito di che cosa si trattasse, ebbi la netta sensazione che fossi davanti a qualcosa che era certamente singolare. A dir il vero, sospettai anche di un gigantesco aquilone poiché, dalle nostre parti, il 25 aprile organizziamo la festa degli aquiloni e prima e dopo di quella data se ne vedono davvero di ogni forma e di ogni colore.

Sembrava come se fosse composto composto di due parti, a forma di ali di insetto, staccate nella parte posteriore e riunificate in quella anteriore. Come si può osservare dai particolari ingranditi, sembra anche di notare una specie di fusoliera (carlinga) nella parte inferiore poiché si nota distintamente un’ombreggiatura; tuttavia, avrebbe anche potuto trattarsi del risultato della luce solare che, provenendo da destra (ovest) all’inizio del tramonto, andava ad impattare contro le “ali” del presunto UFO.

madonnaboschi-23maggio2008-secondafotoOra, desidero illustrare un interessante particolare dell’avvistamento, riguardante il modo decisamente inusuale che aveva di volare quello strano oggetto: non procedeva in avanti, come un normale aereo o un missile o un razzo, ma si spostava lateralmente, muovendo assai velocemente nella mia direzione, con una manovra che solo gli elicotteri dovrebbero essere in grado di eseguire. Ad ogni modo pensai che fosse bene bloccare l’auto sul ciglio della strada e dare una controllata. Ovviamente l’agitazione stava crescendo e mentre compivo la manovra di parcheggio, trovai sia il tempo di accendere le luci lampeggianti sia di aprire il vano portaoggetti dell’auto, che si trova sotto al sedile di guida della mia auto. Dopo aver frugato velocemente al suo interno, afferrai in tutta fretta la prima macchina fotografica digitale che toccai: era la cara, vecchia Trust 750 LCD PowerC @M zoom, da appena 3 milioni di pixel, acquistata nel 2003. Sempre con una sola mano, poiché non avevo ancora concluso il parcheggio, la sfilai dalla custodia ed provai subito ad accenderla. Purtroppo, la concitazione del momento, unita ai bruschi movimenti e alla manovra con una mano sola, provocò l’apertura dello sportello laterale contenente le due pile dell’alimentazione e la loro fuoriuscita dalla sede. Per quanto possa sembrare ai limiti del credibile, andò proprio così: una delle due pile si è infilò sotto al sedile del passeggero e per trovarla dovetti scendere dalla mia parte, andare dalla parte del fosso, aprire la porta dei passeggeri e cercare quella benedetta pila. Dopo pochi secondi di ricerca la individuai e la inserii nell’apparecchio che si accese (Meno male, un po’ di fortuna!) immediatamente.

Così, pur nell’apparente sfortuna iniziale, dopo aver acceso l’apparecchio mi accorsi che era già impostato sulla massima definizione e ritrovai una fiducia enorme perché pensai che la sfortuna fosse davvero solo apparente. Infatti, eseguii il primo scatto. Servivano almeno cinque o sei secondi perché esso venisse registrato, immagazzinato in memoria e la macchina fosse di nuovo operativa per un secondo scatto.

madonnaboschi-23maggio2008-particolareSe penso che avevo anche una nuovissima Kodak C875, da 8 milioni di pixel, dotata di zoom ottico 5x e obiettivo Schneider 37-185, sempre in quel benedetto cassetto, sotto al sedile di guida, mi mangio quasi le mani dalla rabbia di non averla afferrata. Mentre scattavo con la Trust pensai che avrei anche potuto prendere la Kodak ma poi la paura di perdere quegli attimi così preziosi mi autoindussi a continuare così. Comunque ce la feci: quando la macchinetta fu pronta per la seconda foto, lo strano oggetto, che non emetteva alcun tipo di rumore, aveva di poco superato il cielo di fronte a me, in quanto si spostava in avanti ma, come specificato, con un movimento laterale. Così ebbi il tempo di inquadrarlo e di eseguire un secondo scatto alle condizioni temporali precedenti.

In più, dopo aver scaricato le foto a computer, mi accorsi che dietro al misterioso oggetto, in una zona di cielo molto più alta, stava volando in linea retta anche una macchia biancastra, dalla forma apparentemente sferica. Come si può osservare dalle due foto iniziali, pubblicate volontariamente a bassa definizione per coloro che non hanno l’ADSL, si nota facilmente questo particolare della forma biancastra e vagamente sferica, che si muove più alta del presunto Ufo ed in direzione opposta. Ovviamente, non abbiamo la presunzione di sostenere a spada tratta la tesi della sfera, perché potrebbe anche essersi trattato di un aereo in volo su di una quota superiore ai diecimila metri, fotografato da una macchinetta di soli 3 milioni di pixel.

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