UFO: invisibilità dei velivoli alieni

Untitled 1In campo ufologico, l’invisibilità degli UFO è certamente uno dei dibattiti più stimolanti ed interessanti che si possano affrontare. Ormai tutti sanno che gli UFOs (Unidentified Flying Objects) sono identificati o come velivoli ultratecnologici che trasportano esseri alieni provenienti da altri mondi abitabili o sonde esploratrici, ovviamente messe in orbita da civiltà altamente tecnologiche, con lo scopo di esplorare il Cosmo. In entrambi i casi, comunque, a bordo di tali velivoli non terrestri si trova una tecnologia che rappresenta quanto di meglio un intelletto possa mai immaginare, ed è perciò di fondamentale importanza prestare attenzione alla fenomenologia dei presunti disastri ufologici avvenuti sulla Terra, ovvero gli UFO crashes, dai quali, sotto forma di “retroingegneria aliena“, l’uomo potrebbe aver ricavato conoscenze assai importanti. Da questo tema generale ne derivano altri, non meno importanti, afferenti la provenienza degli alieni e l’attendibilità dei testimoni, che hanno dichiarato di aver osservato le loro navicelle spaziali o gli stessi esseri extraterrestri.

Purtroppo, a causa dei notevolissimi progressi avvenuti nel campo della fotografia digitale, occorre essere molto scettici su tutte le notizie ufologiche che ci inondano quotidianamente attraverso Internet ed i vari altri Media in generale, in quanto il rischio minimo, e purtroppo assai frequente, è quello di cadere nel ridicolo. Per questo motivo noi sappiamo anche essere molto critici verso i nostri stessi colleghi che pubblicano e scrivono col “copia e incolla“, senza un minimo di conoscenze dell’argomento o dello specifico approfondimento tematico affrontato.

E qui a Ferrara, dove oltre ad essere corrispondenti nazionali per alcuni Network statunitensi, avendo fortunatamente discrete conoscenze informatiche e tecnologiche, siamo stati in grado, per primi al mondo, di svelare la tecnologia usata per la beffa della città sulla Luna e la beffa della missione “Apollo 20”. A tal proposito, da noi hanno scopiazzato tutti e quasi tutto, ma nessuno si è ricordato di citarci nei loro articoli. La riconoscenza sì che è aliena per davvero, in quanto non appartiene per niente a questo mondo!

TECNOLOGIA DELL’INVISIBILITÀ

Dunque, anche solo parlare genericamente di questo argomento significa rischiare di cadere nel ridicolo ad ogni pié sospinto, ma è indubbio che il tema desti curiosità ed interesse in virtù soprattutto della possibilità, ovviamente non per noi ufologi, che là fuori ci possa veramente essere qualcuno. E se poi parliamo del problema della presunta invisibilità degli UFO si deve sapere in questi ultimi quarant’anni l’uomo ha sviluppando tecnologie che consento una sorta di mimetizzazione ottica di persone ed oggetti, una mimetizzazione che fa parlare direttamente di “mondo della bassa osservabilità” attraverso tre tecnologie: la “Stealth Tec” dei materiali, la “Plasmons Tec” della radiazione elettromagnetica e la “Metamaterials Tec” del campo dell’ottica.

C’ERA UNA VOLTA IL RADAR

Un tempo gli ufologi nutrivano molta fiducia nei radar, in quanto sembrava che nulla potesse sfuggire alla loro tecnologia, ma già durante la Seconda Guerra Mondiale erano accaduti dei fatti che avrebbero dovuto far riflettere non poco: innanzitutto si imparò ad ingannarli facendo svolazzare per l’aria la pagliette di stagnola o “chaff” (Pr. ciàf), poi si utilizzò il semplice volo radente, riutilizzato nel 1987 da Mathias Rust per atterrare sulla Piazza Rossa di Mosca, e si variò la forma della fusoliera dei velivoli.

TECNOLOGIA DEL RADAR

Strumento sovrano del radar è il segnale di ritorno o eco, che appare sullo schermo dell’operatore fornendo diversi particolari, compreso quello della forma dell’oggetto: ciò significa che lavorando sulla forma della fusoliera si riesce a ridurre in maniera significativa il ritorno dell’eco.

Una volta che il radar abbia “catturato” un qualsiasi tipo di velivolo, lo misura in “banda S“, ovvero il segnale di ritorno arriva sullo schermo dell’operatore sotto forma di “area di rimando” o RCS (Radar Cross Section), che opera con riferimenti matematici assai precisi. Ad esempio la RCS di un gigantesco Boeing 747 fa riferimento al valore100“, indicando così che il radar ha intercettato un velivo con una superficia da circa cento metri quadrati. Se si trattasse, invece, di un bombardiere B-52, la sua RCS sarebbe di “40”, ma se si trattasse di un vecchio intercettore F-104 vi sarebbe una RCS da “4,3” mentre con un Mig-29 la RCS scenderebbe al valore “3”, corrispondentre a soli tre metri quadrati. Capito, ora? Insomma, il radar cattura, ma è certamente assai impreciso sulla reale grandezza del velivolo intercettato e tutto gira su di un sistema impostato di “default”, ovvero con misure precaricate.

FUNZIONAMENTO DEL RADAR

Il metodo che la stragrande maggioranza dei radar utilizza è quello del “sistema dell’eco“: un’antenna parabolica irradia un impulso, che viaggia nello spazio alla velocità della luce; se esso non incontra ostacoli, in gergo chiamati “bersaglio“, non fa ritorno a terra, viceversa l’impulso ritorno sotto forma di “eco“, che è anche la parte negativa di questa strumentazione in quanto si tratta solo di una piccola parte dell’energia irradiata dal primitivo impulso lanciato verso il cielo. Ora, se quel debole segnale deve anche far ritorno a terra, ovviamente impiega un certo tempo, che deve necessariamente essere anche breve. Ecco perché si stabilisce, a priori e per ogni radar, la distanza massima rilevabile ed il tempo massimo di attesa dell’impulso di ritorno.

Una volta, comunque, che quel residuo di impulso sia tornato a terra, deve essere prima amplificato, poi demodulato e quindi visualizzato come “spot luminoso” o “blip colorato” sullo schermo dell’operatore. Lo strumento che riceve l’eco, lo sottopone a trattamento immediato e, conoscendo già a priori la sua velocità di propagazione, fornisce in automatico tre notizie fondamentali: la distanza, la posizione e la velocità dell’oggetto “bersaglio”.

TIPI DI RADAR

Esistono vari tipi di radar. Vi sono quelli con tipologia di vecchia generazione, a banda C, che sono comunque ancora in grado di identificare aerei della prima generazione Stealth, ma sono facilmente disturbabili, per cui sono inutili a livello militare. Vi sono poi i radar bistatici, dotati di antenne separate di emissione e di ricezione, in modo da raccogliere echi anche deviati in varie direzioni. Si passa quindi ai radar a lunghezza d’onda centimetrica, studiati per oggetti costruiti con materiali RAM e dotati di forme complesse a bassa assorbenza. Infine, sono stati costruiti i radar OHT o Over the Horizon Radar (Pr. hóruàizan ruéida*), che utilizzano i rimbalzi delle onde sulla ionosfera, ma sono molto costosi ed hanno una portata modesta.

Ad esempio, l’attuale sistema di controllo del nostro traffico aereo utilizza un doppio controllo di sorveglianza, basato sul segnale radio riflesso suddetto. Il primo tipo o Primario, mostra a video il progresso compiuto da un aereo, ma è soggetto sia al problema della diminuzione dell’eco, dovuto anche a particolari situazioni atmosferiche, che alla difficoltà d’identificazione in quanto, a video, possono apparire facilmente le tracce legate ad eventuali precipitazioni, a stormi di uccelli e anche ad ammassi nuvolosi. Per tale ragione, ovvero essendo il segnale facilmente disturbabile, sono del tutto inutili rispetto alla possibilità di identificare gli UFO.

Il secondo tipo di radar, detto anche Secondario, utilizza una tecnologia superiore rispetto al Primario, che è sostanzialmente identificabile in uno strumento a terra che fa da “interrogante” e di uno sul velivolo che fa da “rispondente” (transponder): la traccia generatasi sullo schermo dell’operatore a terra consente di conoscere la quota di volo, la velocità e la direzione e, in caso di emergenza, l’eventuale dirottamento causato da terzi. Anche questo tipo di radar risulta inutile contro gli UFO, in quanto basato sull’utilizzo obbligatorio del transponder, di cui gli UFO non sanno nulla e quindi se ne infisciano altamente.

INGANNARE UN RADAR

Per ingannare il radar vi sono diverse tecnologie “terrestri” e la prima fra esse è certamente quella del “muso metallico di forma arrotondata“, una tecnica costruttiva che ha dimostrato di poter ridurre in maniera significatica la eco di ritorno. Subito dopo si è passati a lavorare sul “muso a struttura metallica, ma tutto vetrato“, in quanto il vetro aiuta il segnale radar ad “andare oltre”, riducendo di fatto il valore RCS di ritorno, mentre il metallo produrrebbe un aumento di tale area di rimando.

E dopo il muso a forma arrotondata, a struttura metallica interamente vetrata, si è scoperto che la forma affusolata di un velivolo aiuta non poco a ridurre la eco del segnale di ritorno e, in modo particolare del valore RCS. Il lavoro dei tecnici si è quindi concentrato nella riduzione delle “appendici” del velivolo, che concorrono in egual misura ad aumentare il valore RCS; in pratica, si sono diminuite le superfici ed i volumi complessivi di: torrette, motori, ali, bordi di attacco, piani di coda, prese d’aria e piloncini di armamento poiché tutti producono una maggior riflessione della eco di ritorno.

Non era però tutto oro quel che luccicava, in quanto gli RCS dei primi esperimenti, pur risultando assai più bassi rispetto a quelli del velivolo originario, erano ancora assai alti rispetto alla diminuzione significativa dell’invisibilità. Si decise perciò di lavorare su di un particolare per volta e così si raggiunsero immediatamente valori RCS assai importanti.

Il primo elemento su cui si concentrarono gli esperti fu quello dell’abitacolo, che venne dotato di doratura antiriflesso. Si prese poi in esame, per gli aerei militari, l’armamento complessivo e si optò ler la sua collocazione nascosta nelle stive interne alla fusoliera. Si ritornò poi al muso che, dopo essere stato arrotondato e vetrato, venne reso dielettrico e quindi praticamente invisibile alla tecnologia dei radar. Anche le ali, dopo essere state modificate nella forma e nei bordi di attacco, ebbero tutti i raccordi arrotondati e costruiti con materiali sintetici a bassa riflesso. Ci si spostò quindi sul piano di coda, che venne prima inclinato all’indietro e poi rivestito o costruito direttamente con materiali sintetici tipo “kevlar“. Nonostante tutto, però, accadeva ancora che la eco di rimando rimanesse assai notevole, in modo particolare allorquando un velivolo veniva a trovarsi sulla verticale esatta di un radar, in quanto mostrava comunque il ventre, il dorso e le parti piatte.

UN PASSO IN AVANTI ASSAI IMPORTANTE

Solo quando venne adottata la “tecnica costruttiva dei triangoli“, entrata in funzione con la Guerra dei Balcani, dopo oltre vent’anni di sperimentazione che avevano fatto gridare agli UFO tante persone in tutto il mondo, si ebbe un abbattimento veramente significativo e quasi totale del valore RCS: era nata la “Stealth Tecnology“, con un aereo da guerra praticamente invisibile ad ogni radar, fatto salvo il momento in cui si apriva lo sportello della stiva, posto nella fusoliera, per far cadere il suo carico di morte; un tempo di apertura di qualche secondo, ma sufficiente per essere catturato da un radar ben orientato e a risposta automatica, tale da far partire immediatamente un missile di rimando per abbatterlo inevitabilmente. I progressi tecnologici degli Stealth si sono succeduti in maniera significativa in questi ultime trent’anni, passando dal modello iniziale ai modelli F-22, YF-23 e B-2: quest’ultimo velivolo è dotato di valore RCS di “0,9“, ovvero inferiore ad un metro quadrato! Gli USA, però, hanno compiuto un verio miracolo in tal senso, riuscendo a produrre il missile AGM-129 ACM, con una traccia radar pari a “0,01” metri quadrati, che è praticamente un’invisibilità pari al 99,99 per cento.

Tutto quanto adottato per gli aerei è stato subito riversato sulle navi e sui sommergibili da guerra, ottenendo in tal modo segretissime flotte costruite con il principio delle superfici arrotondate e rivestite da materiali radar-assorbenti (RAM), prive di angoli retti e con l’armamento ben camuffato sotto ad apposite cupole. Decisiva, in tal senso, è stata la scoperta della “RAM Tecnology” o Radar Absorbent Material, ovvero l’uso di materiali radar-assorbenti. In pratica, si tratta di particolari resine rivestite da particelle di ferrite disposte in sospensione, in maniera tale da far assumere una “struttura a nido d’ape“, che disperde l’impulso dei radar in un vero e proprio dedalo di celle.

RADAR CLASSICI ED UFO

Ora, conosciuta la tecnologia classica che noi umani siamo riusciti a mettere in campo per tentare di intercettare un oggetto in cielo, in terra o sotto l’acqua, abbiamo capito che siamo ancora ad un livello modestissimo, con capacità tecnologica che è praticamente agli inizi della propria carriera: troppo debole quella eco di ritorno, troppo lenta quell’elaborazione dell’impulso, troppo macchinosa la macchina reattiva legata alla possibile identificazione e, comunque, tutto facilmente aggirabile con modesti accorgimenti. Una navetta extraterrestre che decidesse di venire a visitarci, compiendo un viaggio della durata di diversi anni-luce almeno, sarebbe necessariamente dotata di una tecnologia fantascientifica, di fronte alla quale i nostri attuali mezzi classici inevitabilmente naufragherebbero.

Un caso classico di presunto avvistamento ufologico tramite radar di vecchia impostazione, sembra essere stato quello accaduto il 6 dicembre1952 all’equipaggio di un B-29 statunitense, in volo di addestamento sul Golfo del Messico. Lo strumento di bordo ricevette uno strano segnale radar di un oggetto volante che si stava spostando alla velocità di cinquemila miglia orarie. Tale avvistamento divenne ben presto anche visivo e si mostrò sotto forma di “luce lampeggiante color bluastro“. Subito dopo, giunsero tanti altri oggetti volanti non identificati ed il primo UFO passò addiruttura all’incredibile velocità di 9.000 miglia orarie. Solo il caso volle che tutto accadesse a personale militare perché se fosse toccato a semplici radaristi di aereoporti civili tutti si sarebbero messi a ridere. Per chi fosse interessato, il Project Blue Book classificò il caso come “inspiegabile”. Almeno quello!

Un secondo e assai famoso caso di avvistamento radar accadde cinque anni dopo, e sempre nella stezza zona, ad un aereo statunitense B-47, che finì con l’imbattersi in un UFO “grande come un granaio” e “rosso-fuoco” al centro. Mentre l’oggetto volante non identificato, cupo nel colore ed enorme nelle dimensioni, svolazzava da tutte le parti contro ogni legge della nostra fisica, emettendo una notevolissima quantità di radiazioni elettromagnetiche nella regione infrarossa (nostro prossimo argomento di trattazione nel presente articolo), venne contemporaneamente rilevato dal radar di bordo e dai radar militari di terra.

Un terzo, ma non ultimo caso di rilevamento ufologico tramite radar classico, si ebbe il 19 settembre 1976 e fu così famoso che Wikipedia gli dedicò addirittura un capitolo. In esso furono coinvolti due Phantom F-4, dopo che una moltitudine di persone ebbe notato in cielo la presenza di una luce assai brillante, già finita sugli schermi radar del personale militare di terra dell’aereoporto di Teheran. All’avvicinarsi del primo velivolo militare, si interruppero improvvisamente le comunicazioni con il centro radar di controllo. Il fatto fece immediatamente decollare un secondo aereo militare, il cui pilota vide distintamente un piccolo oggetto distaccarsi dall’UFO e così, allarmato, predispose il meccanismo missilistico di difesa, il quale andò misteriosamente in blocco mentre il piccolo oggetto volante fece rientro nel grande UFO luminoso.

RADAR ALL’INFRAROSSO: ARMA VERA CONTRO GLI UFO

Lo spettro elettromagnetico non è altro che la classificazione delle onde elettromagnetiche in base a due valori: la frequenza, ovvero le oscillazioni per secondo, e la lunghezza dell’onda, ovvero la distanza percorsa, e quasi tutto risulta invisibile all’occhio umano. All’occhio umano è consentito vederne solo una sua piccolissima parte, compresa tra il viola ed il rosso, chiamata “luce visibile“. Tale regione a noi visibile è corrispondente alla massima emissione solare e va ad impressionare il nostro organo visivo con una lunghezza d’onda compresa fra 380 e 750 nanòmetri o nanomètri circa. Si tenga presente che il nanomètro corrisponde ad un milionesimo di millimetro! Ora, però, non ci vediamo tutti allo stesso modo, per cui il range suddetto (380-750) varia in funzione dell’occhio del singolo individuo, secondo il seguente prospetto: violetto 380-450, blu 450-495, verde 495-570, giallo 570-590, arancio 590-620 e rosso 620-750. Subito dopo la radiazione della luce rossa, ha inizio la fascia “750-780”, conosciuta anche come la “Terra di nessuno”, oltre la quale ha inizio il fantastico mondo della regione infrarossa, nella fascia nanometrica “780-un milimetro”.

SEGRETI DELL’INFRAROSSO

I corpi con una temperatura superiore allo zero assoluto emettono una certa quantità di energia infrarossa, sotto forma di fotoni Infra Red o IR. La tecnologia di questi ultimi decenni ha compiuto progressi graduali ed importanti in tale campo, grazie anche al massiccio passaggio verso il mondo digitale. Attualmente vi sono due tecnologie operative: la FPA (Focal Plane Array), con migliaia di elementi raccolti in un unico sensore e collegati ad uno schermo e la FLIR (Forward Looking Infra Red), che è sostanzialmente quella che consente la visione ad immagine termica, attraverso un sensore termico. Ad esempio, essa distingue cose invisibili ad occhio nudo, come potrebbe essere la differenza termica esistente tra una foglia verde e una foglia tagliata.

In particolare, il sistema FLIR possiede un sensore termico che consente d’individuare oggetti caldi e, al tempo stesso, discriminare fonti di calore, ma opera meglio sulla banda media, da 3 a 5 micrometri, dove si hanno minori fenomeni di assorbimento causati dal vapore acqueo. Ovviamente, opera anche sulla banda lunga (Long Wave Infra Red), sensibile fino a qualche chilometro, ma è anch’essa soggetta a fenomeni di assorbimento, causati dal vapore acqueo e fenomeni di scattering, causati dalla dispersione. Si tratta di un fenomeno, quest’ultimo, che riguarda il pulviscolo e gli atomi che formano i gas vari. Ad esempio, la luce solare colpisce l’atmosfera, la quale poi diffonde le frequenze alte, vicine all’ultravioletto, e così guardando al Sole noi vediamo la luce bianca, appunto, mentre la luce blu, che a questo punto è diffusa, sembra provenire da tutte le direzioni.

Dal punto di vista ufologico, se si volesse evitare di essere visti rispetto alla tecnologia infrarossa, si potrebbe o schermare il calore emesso dal mezzo volante o uniformare il calore del mezzo volante a quello ambientale. In entrambi i casi, comunque, la presunta tecnologia aliena sarebbe nella piena disponibilità terrestre, ovvero anche noi, con piccoli accorgimenti legati all’utilizzo dei materiali, riusciremmo ad abbassare la temperatura esterna del mezzo volante o anche a creare una schermatura esterna, con la semplice emissione di ghiaccio secco, fatto fuoriuscire da apposite fenditure.

E ci sarebbe anche un’altra soluzione, forse assai più semplice, consistente nell’aumentare il calore dell’ambiente in cui sta volando l’UFO, così da abbassare il livello di contrasto generale. Un vero sistema a visione termica è però anche sensibile alle parti fredde, per cui l’UFO potrebbe, sempre con la tecnologia del ghiaccio secco suddetta, abbassare il calore generale, così da uniformarlo a quello ambientale.

Chi si ricorda del film “Predator“? Da una parte l’alieno Predator riesce a nascondere il suo enorme corpo distorcendo la luce, mentre il protagonista Dutch, quando cade nel fiume, si salva con l’espediente del proprio corpo coperto di fango. E l’argilla ha proprio questa proprietà: rende invisibili dalla visione termica. A quel punto, essendo Dutch coperto dal fango, se ne stava del tutto tranquillo, ma quando accese alcuni fuochi divenne ancor più invisibile a Predator, la cui vista godeva di una tecnologia per la visione termica: infatti, la proprietà del fuoco e quindi della grande luminosità, aiuta a disturbare la visione termica, tipica dell’infrarosso.

E ancora un altro film ci aiuta a comprendere come sia possibile difendersi dalla visione termica: in Hollow Man (Uomo senz’ombra) il protagonista Kevin Bacon, per non essere localizzato dalle camere termiche di osservazione, e quindi rendersi invisibile a quella tecnologia, libera una grande quantità di vapore, cosa questa decisamente alla portata, sotto forma di nuvola, di una qualsiasi navetta spaziale aliena.

Rimarrebbe, pur sempre, il problema della riduzione dell’eventuale calore emesso dagli scarichi del motore dell’UFO, ipotizzando che utilizzino una tecnologia che emetta gas o calore. Per noi terrestri, i motori degli elicotteri sono già meno visibili nell’infrarosso in quanto soggetti all’azione diretta dell’aria fredda, mentre i motori degli aerei, in quanto danno la vera propulsione, sono nettamente visibili nell’infrarosso, specialmente come gas di scarico. C’è da dire che noi, di norma, utilizziamo come propellente il cherosene, ma che ne sappiamo dell’energia che fa volare gli UFO? Niente, appunto!

MATERIALI PARTICOLARI E INVISIBILITÀ TERMICA

Al giorno d’oggi esistono poi materiali, come la gomma, alcune plastiche, strutture di forma cava e strutture totalmente cave, come le piastrelle per l’edilizia, che impediscono di essere localizzati. Vi sono poi particolari tipi di vernici, di colore scuro e ad alto assorbimento IR, o anche rivestimenti con lana di vetro che rivendica le stesse proprietà di buon assorbimento IR. Inoltre, c’è da tener presente che un’altissima fonte luminosa, paragonata al Sole basso sull’orizzonte, se indirizzata verso l’obiettivo di un sensore IR ha la proprietà di renderlo cieco.

Dunque, ritornando ai nostri UFO, per rendersi invisibili rispetto al sensore termico dell’IR sarebbe sufficiente applicare tre comportamenti: o utilizzare materiale RAM, tipo resine a nido d’ape, o dotarsi di una colorazione uniforme, in sintonia con l’ambiente di volo, tipica dei camaleonti o, infine, ridurre o eliminare la differenza termica fra il loro mezzo e l’ambiente circostante: l’acqua raffredderebbe certamente la parte esterna, ma il ghiaccio secco lo farebbe ancor meglio, mentre la stessa acqua riscalderebbe lo scafo esterno mentre col vapore si riscalderebbe l’ambiente circostante. Dunque, come avrete certamente capito, gli UFO non devono fare salti mortale per rendersi invisibili alla nostra miglior tecnologia, in quanto dovrebbero solo adoperare mezzi ed accorgimenti terrestri.

METAMATERIALI

Negli anni ’40 si teorizzò la possibilità di costruire materiali che avessero un indice di rifrazione negativo: furono così creati i metamateriali. Già alla fine degli anni 90′ essi erano pronti per essere utilizzati e le loro caratteristiche peculiari riguardavano la struttura molecolare e la geometria realizzativa; inoltre, erano in grado di intergire con la radiazione EM e, caratteristica di non poco conto, possedevano una lunghezza d’onda inferiore alla luce visibile: 280 nanometri contro 560 nanometri.

Oggigiorno noi ricercatori ufologici sappiamo con certezza che i ricercatori statunitensi del Los Alamos National Laboratory possiedono la tecnologia per occultare gli aerei e le navi sia alla radiazione ottica che alla tecnologia dei migliori radar. Si tratta di una tecnologia tutta militare, ovviamente segretissima, che sfrutta la suddetta rifrazione negativa, una tecnologia che consente di piegare le onde luminose attorno ad un oggetto.

TECNOLOGIA PLASMONS

Da quanto vi abbiamo appena narrato, sembra evidente che i metamateriali possano veramente giocare un ruolo importante nel campo dell’invisibilità, e comunque sono determinanti per costruire dispositivi mascheranti. La scoperta della famosa “coperta plasmonica” avvenne grazie a due ingegneri elettronici: l’italiano Andrea Alù, dell’Università di Roma 3 e Nader Engheta, dell’Università della Pennsylvania.

I plasmoni, cioè quelle onde di densità che la luce (fotoni) genera su di una superficie, hanno carattersistiche assai simili a quelle del plasma, ma possiedono la prerogativa di riuscire a cancellare la luce riflessa da un oggetto, sfruttando l’effetto “scattering” di cui vi abbiamo già parlato in occasione dell’argomento sulla dispersione della luce, per cui si può dire che i plasmoni fanno diventare invisibili gli oggetti in quanto impediscono loro di assorbire la luce. Ovviamente, non è tutto oro ciò che risplende o luccica: questa tecnologia, infatti, non è ancora riuscita a superare l’handicap di cancellare un colore alla volta ed il suo impiego è ancora limitato, almeno per noi terrestri, agli oggetti di piccole dimensioni.

RENDERSI INVISIBILI GRAZIE ALLA LUCE

Concludiamo questo nostro articolo educendovi sullo “stato della luce al 2016”, con lo scopo di dimostrare come sia possibile, sfruttando la cosa più luminosa che esista, avere serie probabilità di ritrovarsi improvvisamente nell’incredibile mondo dell’invisibile.

Di per se stessa, la luce è già invisibile e si propaga nel vuoto a 299.792,458 metri al secondo, ovvero a circa 300.000 chilometri al secondo. Se invece volessimo analizzare la luce dal punto di vista della “retina del nostro occhio“, esso direbbe che “la luce è una sensazione proveniente dal cervello, stimolata da una reazione fotochimica che ho provocato da me medesima“. Si tratta quindi di una radiazione invisibile, ma che diventa visibile “sotto stimolazione della retina”, in presenza di una certa lunghezza d’onda della radiazione elettromagnetica: la cosiddetta “radiazione visibile“, compresa fra i 380 ed i 750 nanometri o miliardesimi di metro.

In pratica, avviene che l’energia prodotta dal Sole, energia che potremmo anche immaginare come un qualcosa di assai simile ad un’onda del mare, con tanto di lunghezza e frequenza, venga prima trasportata dalla radiazione elettromagnetica e poi vada ad interagire con la materia; in tal modo l’onda si trasforma in particella e cede una parte di se stessa sotto forma di “QUANTI“, ovvero di piccoli “pacchetti di energia” che prima non c’erano e che ora prendono il nome di “fotoni” e addirittura si rendono visibili.

LUCE ED UFO

Dunque, secondo uno schema perfettamente scientifico, abbiamo che la luce invisibile diventa visibile alla retina dei nostri occhi nel momento in cui l’onda (energia) va a colpire un oggetto qualsiasi che, in chiave ufologica, potremmo anche immaginare come un UFO. Che cosa si capisce, dunque, applicando una legge della fisica terrestre ad un fatto che accade ad ogni secondo e ad ogni latitudine terrestre? Semplicemente che per rendere invisibile il fotone, cioè quel piccolissimo pacchetto di energia che viene ceduto dall’energia solare quando essa va ad interagire con la materia, è sufficiente far in modo che esso non rimbalzi verso l’oggetto di indagine, ovvero il presunto UFO il quale, per rendersi invisibile ai nostri occhi, dovrebbe semplicemente avere la superficie esterna trattata in modo da non assorbire i fotoni.

Tutto ciò è già stato scoperto dall’uomo ormai da una ventina d’anni ed ha, appunto, creato sia i metamateriali che la “Stealth tecnology“. E se la tecnologia dell’invisibilità è già patrimonio umano da un ventennio, a che punto sarà quella che è nelle mani di una civiltà avanti anni-luce rispetto alla nostra, in grado da sempre, praticamente, di navigare per il Cosmo e andar a far visita ai fratelli inferiori presenti sugli altri mondi dove si è sviluppata la vita?

UFO E INVISIBILITÀ

Durante il famosissimo flab belga del 30 maggio 1990 accade che alcuni UFO apparvero all’improvviso sugli schermi di alcuni radar di terra ma non su altri. E accadde anche, così come ebbero a testimoniare gli stessi militari, che essi furono inquadrati dal radar di bordo di un F-16, ma non sui radar degli altri aerei militari mandati in ricognizione. Avvenne, inoltre, che i piloti non vedessero nulla di concreto con i loro occhi mentre gli UFO erano in volo, ma da terra diverse migliaia di persone li poterono osservare e addirittura filmare a colori. Ora che conosciamo la tecnologia dell’invisibilità fotonica possiamo sostenere che quell’invisibilità dipese con ogni probabilità dalla lunghezza di onda usata, dalla posizione degli osservatori e dal movimento degli UFO.

cantarell-ufo-e-pozzi-petroliferiUn altro famoso episodio di avvistamento radar che vide coinvolto personale militare avvenne in Messico, il 5 marzo 2004, a Ciudad del Carmen e Copalar. Alle 17:00 un bimotore Merlin C26A, con equipaggio militare a bordo (maggiore Magdaleno Castañón Núñez, tenente Mario Adrián Vásquez e il tecnico Germán Marín Ramirez), avvistò tramite i radar a tecnologie IR (FLIR, Star Zapphir II e AN/PS 143 BV3) undici oggetti volanti, che immediatamente filmò all’infrarosso poiché gli oggetti non erano visibili ad occhio nudo. Scettici di tutto il mondo si gettarono a capofitto sulla vicenda: gli scienziati fecero sapere che si era probabilmente trattato di fulmini globulari, mostrando così un’incredibile assenza di conoscenza in materia. Altri loro colleghi si salvarono in corner con la teoria dei chiarori, in quanto gli UFO si vedevano come bagliori dentro allo schermo del radar all’infrared, ma qualche scienziato scettico parlò addirittura di velivoli Stealth, di cui vi abbiamo narrato in questo articolo, mostrando perciò anchessi una penosa assenza di conoscenza tecnologica.

Ma la cantonata più grossa la presero gli scettici ufficiali, quelli che noi qui in Italia identifichiamo nel mondo cicapino o afferente al CICAP, in quanto sostennero che gli UFO non fossero altro che le piattaforme petrolifere di Cantarell. Essi cercarono di vendere al mondo intero una clamorosa bufala, nella quale sbagliarono non solo le linee della geometria euclidea, quelle che si dovrebbe imparare in terza elementare sotto forma di “linea retta”, ma sbagliarono addirittura a contare, fermandosi al numero undici, mentre le piattaforme di Cantarell erano ben tredici, come dimostra la nostra ricostruzione allegata, fatta sulla base della mappatura ufficiale dei pozzi petroliferi in quella data e la disposizione reale degli UFO in volo. Lasciamo perdere tutte le altre penose congetture descrittive degli “scettici americani”, ricostruite a tavolino nei tre mesi successivi.

Non solo non vi diamo il sito diretto tanto sono state penose le deduzioni, ma non perdiamo nemmeno un secondo per tradurvi le loro ricostruzioni, tanto abbiamo riso nel leggerle. Cercatevi tutto da soli, se siete interessati al mondo delle bufale e buon divertimento per davvero! La realtà ufologica è la cosa più normale che vi sia là fuori, con buona pace di chi continua a compiere doppi e tripli salti mortali nel tentare di negarla e denigrarla leggendo questi poveri ed inutili articoli di ufologia.

centro-ufologico-ferrarese-cuf-artioli-fiorenzoDesiderate frequentare il nostro centro ufologico? Siamo a Vigarano Pieve, in via Mantova 117, nella palazzina che ospita la Delegazione Comunale del Comune Vigarano Mainarda, luogo dell’avvistamento della gigantesca astronave aliena, osservata contemporaneamente da quattro persone adulte la sera del 27 settembre 1986. La nostra sede è aperta tutti i giorni, ma la serata ufficiale è il giovedì, dalle 21:30 alle 23.00 circa. Vi piacerebbe iscriverti al nostro centro ufologico e provare a fare ufologia? L’iscrizione è gratuita e valida per sempre. Per informazioni di ogni tipo o segnalazioni di presunta natura ufologica, puoi telefonare in ogni momento al 333.595.484.6 e ti risponderò io, Fiorenzo Artioli, fondatore e coordinatore del Centro ufologico ferrarese, nonché redattore del presente articolo, liberamente utilizzabile nel Web a patto di ricordarsi di citare la fonte, così da dare a Cesare ciò che gli appartiene di diritto, ovvero le idee che sono state qui espresse.

Precedente Viaggi nel Cosmo: tra spazio chiuso, spazio vuoto ed iperspazio Successivo Conferenza: Chiesa e contatto alieno