Gli umanoidi volanti

1993-pescaraCon al sigla UFH (Unidentified Flying Humanoid) si usa identificare un tipo di avvistamento di presunta natura ufologica riferito, appunto, ad “Umanoide volante non identificato“.

15 GIUGNO 1993: L’UMANOIDE VOLANTE DI PESCARA

Il 15 giugno 1993, verso mezzogiorno, il pilota Gino dal Zoppo decollò per un volo di addestramento nei pressi dell’aeroporto civile “Liberi” di Pescara. All’improvviso notarono uno strano essere ricoperto da uno scafandro giallo che, con fare incuriosito, si avvicinò al loro elicottero AB 412 per poi allontanarsene quasi subito ad una velocità stimata fra i 300 e i 400 km/h. Sul velivolo, che si trovava a 600 m. dal suolo, c’erano quattro vigili del fuoco: G.O., M.S., G.A. ed il comandante Vincenzo Nusca, il quale avvertì immediatamente la torre di controllo ma il radar non segnalava nulla di anomalo.
Tutti i testimoni furono concordi nell’affermare che quell’essere era alto circa un metro e mezzo, aveva una testa simile ad un globo del diametro di circa 50 cm, aveva due occhi grandi e ovoidali, aveva arti inferiori appena abbozzati di colore giallo ocra e dava l’impressione di avere anche due borse, simili ad arti superiori in posizione di avvolgimento alla cintura. Sulla schiena notarono un’antenna a forma di trapezio.

jetpack-flying-platformflying-platformsIl lettore deve comunque sapere, a proposito di avvistamenti UFH, che già da una ventina d’anni sono in fase di sperimentazione due interessantissimi strumenti volanti, studiati appositamente per fare volare l’uomo in condizioni estreme, consentendogli di raggiungere luoghi difficilmente raggiungibili anche dagli elicotteri: il JETPACK e la FLYING PLATFORM.

29 GIUGNO 1993: L’UMANOIDE VOLANTE DI PETTORANO

Un’altra storia di un umanoide volante si ebbe il 29 giugno 1993, a Pettorano sul Gizio (L’Aquila), con testimoni un maresciallo a riposo dell’Aeronautica militare italiana (G.Z.) e la sua famiglia. Essi, verso le 17.30, notarono una forma umana discendere dal cielo e posarsi oltre gli alberi di un vicino pioppeto. Incuriositi, si avvicinarono subito, mentre l’essere stava atterrando e rimasero allibiti: l’umanoide era alto circa un metro, con una piccola antenna sul capo. Si avvicinarono ulteriormente ma, subito dopo essere atterrato, accortosi della loro presenza, l’essere disceso dal cielo fece qualche salto e riprese a volare, alzandosi prima ad una quota di un centinaio di metri e poi volando oltre la vicina montagna.

7 GENNAIO 1995: L’UMANOIDE VOLANTE DI PORDENONE

jetpackAncora una storia di umanoidi volanti. L’episodio accadde a Pordenone il 7 gennaio 1995, verso le 19.00. Qui un umanoide volante viene avvistata da un’anziana signora del luogo. Ella vide atterrare sul terreno della sua campagna uno strano essere alto circa un metro e mezzo, in tuta, guanti e un casco dotato di visiera, nell’atto di stringere in una mano una specie di bastoncino mentre sulle spalle indossava due contenitori cilindrici.
L’atterraggio è eseguito in verticale, ma con difficoltà in quanto c’è un ondeggiamento continuo al quale segue un tonfo sordo. Una volta a terra, l’umanoide prova a pronunciare frasi rivolto alla contadina ma ella dichiara di percepire solo suoni sconclusionati ed una specie di borbottio. Poco dopo quell’essere riprende il volo alzandosi in aria seguito da una specie di ronzio.

11 SETTEMBRE 1995: L’UMANOIDE VOLANTE DI ROCCHETTA SANT’ANTONIO

Ed un’altra storia ancora: l’11 settembre 1995 a Rocchetta Sant’Antonio (FG) una ragazza ventenne, A. G., riferì di aver visto un umanoide volante nell’atto di scendere dal cielo e depositarsi sul terreno di una vallata dove ella stava facendo pascolare il suo gregge. Era molto basso e l’altezza venne stimata in circa 50 cm ma, per il resto, aveva fattezze umane tranne che per le braccia che non vennero individuate in maniera chiara. La ragazza si trovava a circa 200-300 metri ma è impaurita e decide di scappare. Lungo la fuga incrociò un automobilista di passaggio, L. D. di 31 anni, al quale riferì l’accaduto ed anch’egli, recatosi al luogo dell’avvistamento, individuò un ometto piccolissimo che stava saltellando via per poi prendere letteralmente il volo. Alla scena assistettero anche la mamma e la zia della ragazza.

18 MAGGIO 1997: L’UMANOIDE VOLANTE DI PONTE A MESOLA

Sul Giornale dei Misteri n° 313, del Novembre 1997, venne riportato il caso dell’umanoide volante di Ponte a Mensola (FI). L’indagine venne stata condotta dal ricercatore fiorentino Mauro Paoletti.
Domenica 18 maggio 1997, in questa località della collina fiorentina, un commerciante locale riferì di aver avvistato un umanoide volante che, senza l’ausilio di nessuna apparecchiatura, sarebbe disceso lentamente dal cielo “volando” lungo una perfetta linea verticale e si sarebbe posato su di un campo.
Alto circa come un umano, ne aveva pure le fattezze; il corpo era rivestito da una tuta nera, con una cintura rossa ai fianchi, un casco ed occhiali neri. Accortosi di essere osservato, si sarebbe nascosto velocemente tra l’alta vegetazione.

8 AGOSTO1998: IL PUPAZZO VOLANTE DI PORDENONE

Il 15 agosto 1998 alcuni quotidiani nazionali diedero notizia dell’avvistamento di un pupazzo volante, in data 8 agosto 1998, a Claut (Pordenone). Tra i numerosi testimoni, furono citati un paio di agricoltori, un paio di turisti e l’addetto al campo sportivo locale. Praticamente essi avvistarono una sorta di pupazzo di vari colori, a forma di tronco di cono alto circa un metro e trenta, con una strana appendice luminosa, appoggiato ad una siepe. Erano appena le 5,30 del mattino ed uno di essi tentò di avvicinarsi per afferrarlo, ma lo strano oggetto si è alzò in aria e si è allontanò.

17 AGOSTO 2000: L’UMANOIDE VOLANTE DI CAROZZO

Il dott. Giorgio Pattera, biologo, consulente scientifico del CUN ed esperto in esobiologia, durante il IX Simposio Mondiale di San Marino del 2001, narrò il caso dell’umanoide volante di Carozzo (SP). In questa piccola località, il 17 agosto 2000, diverse persone avrebbero assistito alla performance di un essere dalle sembianze vagamente umane che volteggiò nel silenzio più assoluto nel cielo della vallata, senza utilizzare apparentemente alcun tipo di attrezzature.

 

 

 

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